Due settimane fa, a Sirte, ha preso il via Flintlock 2026, un’esercitazione per operazioni speciali guidata dagli Stati Uniti con, per la prima volta, le forze libiche di entrambi i lati del Paese. Il macro tema della stabilizzazione della Libia, inoltre, è stato ben presente anche nei comunicati di Meloni e Rubio: non solo si tratta di una fisiologica convergenza di vedute, ma di un vero e proprio allineamento su una scommessa italiana che ora ha “convinto” anche l’amministrazione di Washington
Si chiama GreenStream il gasdotto diretto in Italia dalla Libia che rappresenta l’anello di congiunzione dal Paese nordafricano all’Europa. E, forse anche per questa ragione, subisce le “attenzioni” dei super player esterni interessati a dare le carte nel dossier energetico nel mare nostrum. Non c’è solo l’Iran al centro dell’agenda internazionale, come emerso dall’incontro a Roma tra Marco Rubio e Giorgia Meloni, ma anche una serie di elementi interconnessi e tutti di primissimo piano come la situazione libica. Lo dimostra tra le altre cose il fatto che, poche ore prima di incontrare Rubio, la presidente del Consiglio ha ricevuto a Palazzo Chigi il premier libico Dabaiba.
Le mosse Usa e le pressioni russe
Il dossier Libia a Washington è seguito da Massad Boulos, consigliere per gli affari africani del presidente statunitense Donald Trump, che starebbe lavorando ad un difficile (ma possibile) accordo politico tra i due principali centri di potere in Libia, il maresciallo Khalifa Haftar e il primo ministro Abdelhamid Dabaiba. Due settimane fa, in occasione della conferenza del Consiglio nazionale sulle relazioni tra Stati Uniti e Libia, Boulos ha osservato di essere “onorato di tenere un discorso alla conferenza del Consiglio nazionale sulle relazioni Usa-Libia”. Era presente Musa Al-Koni, vicepresidente del Consiglio presidenziale libico che ha ascoltato la promessa di Boulos: gli Stati Uniti sostengono il progresso di un percorso guidato dalla Libia verso elezioni nazionali e tale “percorso porterà anche a una prosperità a lungo termine”.
Due settimane fa a Sirte, ha preso il via Flintlock 2026, un’esercitazione per operazioni speciali guidata dagli Stati Uniti con la partecipazione di 30 nazioni: per la prima volta, le forze libiche di entrambi i lati del paese prendono parte all’esercitazione. L’obiettivo americano è unire le due fazioni libiche al fine di estromettere la Russia, che non ha la forza per intervenire sul campo dal momento che la guerra in Ucraina drena tutte le risorse di Mosca.
La stabilizzazione vista da Meloni e Rubio
Non è sfuggito che il macro tema della stabilizzazione della Libia è stato ben presente anche nei comunicati di Meloni e Rubio: non solo si tratta di una fisiologica convergenza di vedute, ma di un vero e proprio allineamento su una scommessa italiana che ora ha “convinto” anche l’amministrazione di Washington. Sullo sfondo, però, restano le difficoltà politiche e tecniche, come rimarcato anche dall’inviato delle Nazioni Unite secondo cui lo stallo politico in Libia e le istituzioni rivali continuano a ritardare le elezioni nazionali e gli sforzi per la riunificazione del Paese. Secondo Hanna Tetteh, capo della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia, la tabella di marcia da lei presentata nell’agosto scorso non ha ancora prodotto risultati.
Il cessate il fuoco a Zawiya
Nel Paese intanto venerdì si erano verificati violenti scontri armati nella parte occidentale, in particolare nei pressi della raffineria petrolifera di Zawiya. Ci sono stati danni e vittime, oltre alla chiusura della raffineria dove è stato colpito il serbatoio di cherosene per aerei della compagnia Brega Oil Marketing. Oggi sembra essere tornata la normalità, ma la raffineria di Zawiya non è un luogo casuale bensì il principale impianto di raffinazione operativo. Inoltre è davvero uno snodo strategico per l’approvvigionamento di carburante ed è collegato al complesso petrolifero e del gas di Mellitah, da cui le esportazioni energetiche libiche partono verso l’Europa attraverso il gasdotto GreenStream diretto in Italia.
Corridoi di transito
Intanto spicca la disponibilità manifestata dalla Banca africana di sviluppo (AfDB) per supportare il progetto dei due corridoi di transito del Libya Africa Investment Portfolio (LAIP) e così mobilitare finanziamenti internazionali da parte dei donatori. L’obiettivo è riuscire a completare gli studi tecnici ed economici relativi al progetto, visti i requisiti di finanziamento per le fasi successive.
Della questione se ne discusso pochi giorni fa in un vertice tra l’Alto Comitato del LAIP e una delegazione dell’AfDB, guidata da Malin Blomberg, vicedirettrice della banca, presso la sede dell’Autorità per i Trasporti Terrestri del ministero dei Trasporti libico con sede a Tripoli. All’incontro hanno partecipato il presidente del LAIP e diversi membri dell’Alto Comitato, nonché rappresentanti del Dipartimento per la Cooperazione Internazionale del Ministero delle Finanze.
















