L’intervento del vicepresidente della commissione Esteri/Difesa del Senato. Da un lato c’è la centralità marittima dell’Italia, con la dimensione subacquea sempre più importante e, dall’altro, il ruolo della Marina militare. Nel mezzo, sfide globali come la transizione energetica e la competizione geopolitica: in questo senso il peso specifico della Vespucci è nevralgico, perché si interseca sapientemente con gli sforzi della Difesa e del sistema Paese per la promozione dell’Italia all’estero.
Non solo una nave scuola, ma un veliero in grado di essere ambasciatore nel mondo del made in Italy e una prestigiosa icona di italianità. Ieri a Genova ho assistito alla partenza del Vespucci alla volta degli Stati Uniti, dopo la cerimonia di inaugurazione del tour mondiale Campagna in Nord America 2026. La Signora dei mari, il fiore all’occhiello della marina italiana, il simbolo di un impegno e di una dedizione: è la declinazione in chiave anche geopolitica di un ruolo, quello dell’Italia nel mondo.
Nel gennaio 2025 la tappa a Gedda di Nave Vespucci coincise con la visita di Giorgia Meloni nei Paesi del Golfo: in quell’occasione vennero siglati importanti accordi bilaterali dal valore di quasi dieci miliardi di dollari. Fu quella, tra l’altro, la prima visita del Presidente del Consiglio dei ministri a bordo dello storico veliero che era partito da Genova il 1 luglio 2023 per un giro del mondo di due anni in cui visitò 5 continenti, 30 Paesi toccando 35 porti.
Da ieri e fino al prossimo autunno, Nave Amerigo Vespucci è attesa da 156 giorni di navigazione, durante i quali percorrerà oltre 12 mila miglia nautiche, facendo 13 soste complessive, di cui 8 in porti esteri, prima del rientro a Trieste il 12 ottobre. Tra l’altro il Vespucci arriverà a New York il 4 luglio, quando cadranno i 250 anni dall’ indipendenza. Le celebrazioni quest’anno prendono il nome di America250 e dureranno 12 mesi: la presenza del Vespucci è un altro elemento di primaria rilevanza, perché racconta del ruolo italiano nella società e nella cultura degli Stati Uniti. Storie di legami, di passioni, di intese tra le due sponde dell’Atlantico.
Ha detto bene il ministro della difesa Guido Crosetto quando ha sottolineato che è “l’anima della Marina Militare, un’eccellenza italiana costruita su storia, disciplina, mare e valori, capace di coniugare tradizione e modernità, di cui il Vespucci è simbolo vivente e custode”. L’intreccio è tutto lì. Da un lato c’è la centralità marittima dell’Italia, con la dimensione subacquea sempre più importante e, dall’altro, il ruolo della Marina militare.
Nel mezzo, sfide globali come la transizione energetica e la competizione geopolitica: in questo senso il peso specifico della Vespucci è nevralgico, perché si interseca sapientemente con gli sforzi della Difesa e del sistema Paese per la promozione dell’Italia all’estero.
“Non chi comincia ma quel che persevera”. Nel motto di Nave Vespucci c’è la chiave che apre molte porte, ovvero la consapevolezza che non è l’impresa in sé che fa la grandezza, ma il perseverare fino al traguardo.
Il sistema Paese e la politica dei conservatori si ispiri a queste parole.
















