Il Consiglio dei Consulenti Economici della Casa Bianca pubblica il primo bilancio sistematico della politica Mfn sui farmaci. Quasi 600 miliardi di risparmi attesi in dieci anni – e l’Italia è nel paniere di riferimento
Un anno dopo l’ordine esecutivo che ha rilanciato la strategia Most-Favored-Nation sui prezzi dei farmaci, l’amministrazione Trump pubblica per la prima volta un bilancio economico sistematico dell’intera operazione. Il documento – firmato dal Consiglio dei Consulenti Economici della Casa Bianca e disponibile sul sito della White House – non è un annuncio di nuova politica, ma qualcosa di altrettanto rilevante: è la fotografia di una strategia già in buona parte attuata e la premessa esplicita per trasformare gli accordi volontari con i big pharma in legge federale. Vale la pena leggerlo con attenzione, anche da Roma.
Cosa dice il rapporto
Il documento quantifica per la prima volta in modo organico i risparmi attesi dall’intero framework Mfn. La cifra più citata è 529 miliardi di dollari in dieci anni, generati dal cosiddetto Mfn prospettico – l’impegno dei produttori a lanciare tutti i futuri farmaci negli Usa a prezzi allineati a quelli praticati in un paniere di otto paesi ad alto reddito, tra cui l’Italia. In uno scenario più ottimistico, basato sulla pipeline farmaceutica attuale, la proiezione sale a 733 miliardi.
A questo si aggiungono 64,3 miliardi di risparmi sul Medicaid – il programma pubblico per i redditi più bassi – dove i produttori si sono impegnati a offrire i farmaci già sul mercato al prezzo Mfn. E poi i risultati già visibili sul fronte diretto ai consumatori: i Glp-1, i farmaci anti-obesità come Wegovy e Zepbound, sono scesi da oltre 1.000 dollari al mese a 350 dollari tramite TrumpRx.gov, il portale lanciato a febbraio 2026. Dal 1° luglio partirà anche la copertura Medicare per questi farmaci, con un copayment fisso di 50 dollari mensili. Il totale dei risparmi stimati sfiora i 600 miliardi di dollari in dieci anni.
Non solo bilancio: è una mossa politica
Il rapporto non è neutro. Contiene un confronto esplicito – tavola comparativa inclusa – con la politica farmaceutica dell’amministrazione Biden basata sull’Inflation Reduction Act, presentata come inferiore su ogni dimensione: copertura di mercato, tempistiche, impatto sulla spesa. Il messaggio politico è chiaro: la fase volontaria ha funzionato, ora si va verso la codificazione legislativa. L’amministrazione vuole che il Congresso trasformi in legge gli accordi già firmati con i sedici principali produttori mondiali – tra cui Pfizer, AbbVie, Eli Lilly, Novo Nordisk, Novartis, AstraZeneca, Merck, GSK e Sanofi.
Perché l’Italia è nel mirino
Il documento conferma che il paniere di riferimento per il calcolo del prezzo Mfn include esplicitamente l’Italia, insieme a Canada, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Svizzera e Regno Unito. Il prezzo di riferimento è il secondo più basso tra questi otto paesi, calcolato al netto di sconti e rebate. Questo significa che i prezzi negoziati da Aifa diventano uno degli otto benchmark che determinano quanto i produttori potranno chiedere nel mercato americano.
Le conseguenze sono già in parte visibili. Nei mesi successivi all’ordine esecutivo di maggio 2025, il numero di lanci farmaceutici nei mercati europei inclusi nel paniere è calato sensibilmente: la logica industriale è lineare – lanciare un prodotto in un paese a prezzi storicamente bassi prima degli Usa significa abbassare il proprio benchmark Mfn e comprimere i margini americani. Il risultato è una tendenza al “Us-first” che penalizza i pazienti europei nell’accesso alle terapie innovative.
Sul fronte opposto, il rapporto cita esplicitamente il recente accordo con il Regno Unito come modello da replicare: Londra ha accettato di aumentare la soglia di costo-efficacia usata per le valutazioni Hta e di ridurre i meccanismi di clawback, in cambio di condizioni favorevoli nel framework Mfn. È la direzione in cui Washington spingerà anche gli altri paesi di riferimento – Italia compresa.
Cosa aspettarsi
Il rapporto del Cea segna il passaggio dalla fase sperimentale a quella strutturale della politica Mfn. Per l’Italia e per l’Europa, il tempo per una risposta coordinata si sta riducendo. Finora ogni paese ha reagito individualmente – chi alzando i budget farmaceutici, chi modificando le soglie Hta. Una strategia europea condivisa sulla valorizzazione dei farmaci innovativi, che tenga conto del nuovo peso geopolitico della farmaceutica globale, non è più rinviabile.
















