Lo Stretto di Hormuz torna a occupare un posto centrale nelle valutazioni della Nato, mentre tra gli alleati prende forma una discussione su un possibile supporto alla navigazione commerciale. L’ipotesi resta legata a un passaggio politico ancora da sciogliere, ma segnala che la crisi sta spingendo l’Alleanza a misurarsi con uno scenario in cui sicurezza marittima, energia e coordinamento tra partner tornano a intrecciarsi
La Nato sta discutendo la possibilità di aiutare le navi commerciali ad attraversare lo Stretto di Hormuz se il passaggio non venisse riaperto entro l’inizio di luglio. Sarebbe una scelta rilevante per l’Alleanza, perché finora gli alleati avevano legato un eventuale coinvolgimento nello stretto alla fine dei combattimenti e alla costruzione di una coalizione più ampia, aperta anche a Paesi non Nato. L’idea avrebbe il sostegno di diversi membri dell’Alleanza Atlantica, ma non avrebbe ancora l’unanimità necessaria. La decisione resterebbe quindi politica prima ancora che militare.
La linea di Grynkewich
Alexus Grynkewich, comandante supremo delle Forze alleate in Europa, ha indicato con chiarezza la sequenza dell’eventuale processo decisionale. “Prima viene l’indirizzo politico, poi avviene la pianificazione formale”, ha detto. Alla domanda se stesse pensando a una possibile missione, ha risposto: “Assolutamente”. Le sue parole confermano che lo scenario è allo studio, ma non definiscono ancora un mandato operativo. Prima servirebbe un consenso politico tra gli alleati, poi potrebbe cominciare una pianificazione formale su obiettivi, mezzi e regole dell’eventuale missione.
Pressione economica e limiti operativi
La chiusura dello stretto, decisa dall’Iran dopo l’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani contro il Paese, sta aggravando le difficoltà economiche. Da Hormuz transita circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto, e il blocco ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia e indebolito le previsioni di crescita. Resta però incerto come i Paesi Nato potrebbero garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali. Infatti, un recente tentativo degli Stati Uniti con lo stesso obiettivo si è fermato dopo pochi giorni, nonostante le capacità militari di Washington.
Uno scenario ancora aperto
Una coalizione guidata da Francia e Regno Unito sta già lavorando a un piano per contribuire alla sicurezza della navigazione quando i combattimenti si arresteranno. Per la Nato, il passaggio da ipotesi a missione richiederebbe condizioni precise. Servirebbe l’accordo degli alleati, una cornice politica chiara e una valutazione credibile della fattibilità operativa. La pressione economica potrebbe rendere più urgente la discussione, ma non elimina i vincoli che rendono complessa questa missione.
















