Claire Zhang, cittadina canadese di origine cinese arrestata a luglio mentre lavorava allo Shape, era finita da mesi nel mirino della sicurezza dell’Alleanza. Una nuova inchiesta di La Lettre, Le Soir, Knack e Follow the Money ricostruisce l’episodio che avrebbe fatto scattare l’allarme e i fatti anomali avvenuti dopo il suo arresto. Sullo sfondo, la sicurezza dei sistemi cyber e di intelligenza artificiale della Nato
Per mesi era stata una stagista come altre all’interno dello Shape, il Supreme Headquarters Allied Powers Europe di Mons, in Belgio, il quartier generale dal quale la Nato pianifica e conduce le proprie operazioni militari. Poi qualcosa è cambiato. Prima i sospetti della sicurezza interna, quindi un episodio avvenuto ad aprile a pochi passi dall’ufficio del comandante supremo delle forze alleate in Europa. Infine l’arresto.
A ricostruire i passaggi che hanno portato al fermo di Claire Biwei Zhang, cittadina canadese di origine cinese, è una nuova inchiesta pubblicata da La Lettre insieme al quotidiano belga Le Soir, al settimanale Knack e alla piattaforma investigativa olandese Follow the Money. Zhang è sospettata dalla magistratura belga di spionaggio a favore di un Paese terzo e di partecipazione a un’organizzazione criminale. Le autorità belghe non hanno indicato pubblicamente quale sia il Paese in questione.
L’episodio vicino all’ufficio del Saceur
Il particolare nuovo riguarda quanto accaduto il 21 aprile. Secondo l’inchiesta coordinata da La Lettre, durante un’evacuazione dello Shape provocata dall’attivazione di un allarme, Zhang sarebbe stata individuata nei pressi dell’edificio che ospita il comandante supremo alleato in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich. Le ragioni per cui quell’allarme sia scattato non sono state chiarite pubblicamente. Il Saceur guida l’Allied Command Operations ed è responsabile davanti al Comitato militare della Nato della conduzione di tutte le operazioni dell’Alleanza. Grynkewich, generale dell’Us Air Force, ricopre l’incarico dal luglio 2025 e, come da tradizione, è contemporaneamente comandante dello United States European Command.
Le fonti consultate dal consorzio giornalistico riferiscono che il comportamento della stagista aveva già attirato l’attenzione degli apparati di sicurezza. Zhang, specializzata in intelligenza artificiale e machine learning e impiegata nell’area informatica dello Shape, avrebbe posto con una certa frequenza domande sui sistemi di sicurezza e sulle conseguenze dell’eventuale violazione delle procedure interne. Secondo la ricostruzione, un primo rapporto nei suoi confronti sarebbe stato predisposto già a febbraio.
Fu dopo quanto accaduto in aprile che i contatti tra la controintelligence dello Shape e l’intelligence militare belga si intensificarono. Ne seguì un’indagine giudiziaria che, con il coinvolgimento delle autorità canadesi, avrebbe infine portato all’arresto di luglio. La Procura federale belga aveva già confermato che erano stati proprio i servizi di sicurezza dello Shape, dopo aver osservato il comportamento della donna, a segnalarla agli apparati belgi.
Cosa è successo dopo l’arresto
Mentre Zhang si trovava in carcere, secondo Follow the Money e gli altri media del consorzio, le password di diversi suoi account sui social network sarebbero state modificate dall’esterno. Qualcuno sarebbe inoltre entrato nell’appartamento condiviso nel quale viveva a Mons, già precedentemente perquisito dalla polizia. Una fonte a conoscenza dell’inchiesta ha spiegato a Follow the Money che gli investigatori stanno valutando l’ipotesi dell’esistenza di persone in grado di assistere Zhang e, eventualmente, di interferire con le indagini.
La contestazione formulata dalle autorità belghe riguarda infatti sia il presunto spionaggio per un Paese terzo, sia la partecipazione a un’organizzazione criminale. Per il momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici elementi che permettano di definire natura, dimensioni o composizione dell’eventuale rete.
Il viaggio in Polonia e i sistemi Nato
Nel giugno scorso Zhang si trovava in Polonia per conto dell’Alleanza proprio mentre a Bydgoszcz era in corso la Coalition Warrior Interoperability eXploration, eXperimentation, eXamination and eXercise, più semplicemente Cwix, il principale appuntamento Nato per verificare l’interoperabilità digitale dei sistemi di comando e controllo.
Non risulta accertato che Zhang abbia partecipato direttamente all’esercitazione. La Nato conferma però che Cwix 2026 si è svolta dall’8 al 26 giugno, riunendo circa quattromila tecnici, militari e specialisti provenienti da più di quaranta Paesi alleati e partner, impegnati in oltre 25 mila test di interoperabilità.
Il dettaglio assume particolare rilievo perché la trasformazione digitale dello Shape riguarda ormai direttamente anche l’intelligenza artificiale applicata alle operazioni militari. Nel marzo 2025 la Nato Communications and Information Agency ha acquistato da Palantir il Maven Smart System Nato, piattaforma destinata all’Allied Command Operations e progettata per integrare strumenti di IA, machine learning e modelli generativi nell’analisi di intelligence, nella pianificazione, nella conoscenza del campo di battaglia e nei processi decisionali.
Il nodo dei controlli canadesi
Per gli stagisti della Nato, la verifica dei requisiti necessari per accedere alle strutture dell’Alleanza ricade sul Paese d’origine. Nel caso di Zhang, dunque, sul Canada. Il ministro canadese della Pubblica sicurezza Gary Anandasangaree aveva già annunciato a luglio una revisione delle procedure seguite nel caso, mentre la vicenda ha alimentato interrogativi anche a Ottawa.
Il curriculum attribuito alla donna ha contribuito ad aumentare l’attenzione. Prima dello Shape, Zhang aveva avuto esperienze presso diverse istituzioni pubbliche canadesi e organizzazioni internazionali. Reuters ha confermato, attraverso una fonte di sicurezza, la corrispondenza del suo profilo LinkedIn, nel quale figuravano tra l’altro l’Agenzia spaziale europea e l’Organizzazione mondiale del commercio.
Per ora, lo Shape mantiene una posizione prudente. Il colonnello Martin O’Donnell ha dichiarato che non esistono indicazioni secondo cui il caso avrebbe compromesso la prontezza operativa dell’Alleanza, i meccanismi di comando e controllo o le attività in corso. Il 31 agosto Zhang dovrebbe tornare davanti al tribunale di Mons, che dovrà pronunciarsi sulla prosecuzione della custodia cautelare.
La Cina nel radar dell’Alleanza
Dal Concetto strategico adottato a Madrid nel 2022, l’Alleanza considera le ambizioni e le politiche coercitive di Pechino una sfida ai propri interessi e alla propria sicurezza. Nei documenti ufficiali Nato vengono citate esplicitamente anche le operazioni cyber e ibride attribuite alla Repubblica popolare cinese e l’interesse di Pechino per tecnologie strategiche e infrastrutture critiche.
La Procura belga continua formalmente a parlare di un non meglio identificato “Paese terzo” e l’attribuzione alla Cina proviene finora da fonti informate sull’indagine citate da Reuters e dal lavoro investigativo dei quattro media europei e, al di là delle responsabilità penali ancora da accertare, l’inchiesta descrive una vulnerabilità molto concreta: l’accesso di personale temporaneo a strutture nelle quali convergono sistemi cyber, intelligenza artificiale, pianificazione militare e informazioni provenienti da trentadue Paesi.














