Il presidente Usa passa alle maniere forti per fugare le preoccupazioni degli elettori. Sempre più americani non vogliono un nuovo impianto nella loro comunità. La persuasione si fa più difficile in vista delle Midterm
“Se uccidiamo la gallina dalle uova d’oro, la colpa sarà solo vostra”. Donald Trump è, come al solito, molto chiaro e diretto. Il presidente americano si rivolge a quegli americani scettici e impauriti dai nuovi data center per l’impatto che comportano. “L’unico motivo per cui le comunità in tutti gli Stati Uniti non dovrebbero volerli è se vogliono finire per essere arretrate e povere. Se vogliono avere successo e diventare ricchi, con tasse molto più basse e posti di lavoro ovunque”, scrive su Truth, “let data reign“. Tradotto: lasciate che i data center abbiano la meglio. L’approccio è ruvido, come spesso accade quando c’è di mezzo Trump. L’effetto che provoca però è contrastante. Molti commenti sotto il suo post evidenziano il malumore del movimento Maga nei confronti degli investimenti di intelligenza artificiale, considerati più un danno che un vantaggio. Alcuni esprimono le loro preoccupazioni per i costi dell’energia, altri definiscono Trump un “idiota”, altri ancora si pentono di averlo votato.
La questione diventa ancor più politica con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato. Il Midterm di novembre è un appuntamento cruciale, che segnerà l’agenda di governo dei prossimi due anni. I sondaggi non sorridono ai repubblicani, che forse proprio per questo hanno cercato di sviare dalla discussione sui data center, ben sapendo quanto fosse scivolosa. Piuttosto, i fautori dell’AI cercavano altri modi di persuasione, molto meno spigolosi rispetto a quelli del presidente.
Come scrive Axios, il gruppo di pressione Build America AI legato al super PAC pro-AI Leading the Future, sta iniettando milioni di dollari per finanziare la campagna a favore dei data center. Per ora ne ha stanziati 50 milioni cash per i progetti in Kansas, Ohio e Wisconsin, Stati chiave in vista delle elezioni. Un altro gruppo di lobby, Building the Future, sta invece sostenendo le cause dei candidati affini per permettergli di vincere contro contendenti contrari allo sviluppo tecnologico.
Il problema però è cosa ne pensino gli americani. Secondo Annenberg, il 61% non vuole un data center nel luogo in cui vive. Tra questi, anche una percentuale notevole di elettori conservatori: il 54%. Per Gallup il numero di elettori contrari è addirittura più alto: 71%. Un sentimento univoco, che si registra sia in Stati a trazione democratica sia in quelli di stampo repubblicano. Riflettendo così una paura comune. Ufficialmente, il problema principale collegato ai data center riguarda i costi energetici. I cittadini temono che infrastrutture così energivore, che per funzionare richiedono un’enorme quantità d’acqua, pesino in modo eccessivo sulle loro tasche. Motivo per cui a inizio anno l’amministrazione Trump aveva chiesto alle aziende tecnologiche di farsi carico dei costi. Non da ultimo, c’è anche un altro timore, ovvero quello di perdere il proprio posto di lavoro.
Ecco perché molti candidati, di entrambe le sponde politiche, hanno deciso di cambiare strategia comunicativa. Vista la resistenza degli elettori, continuare a insistere sulla necessità dei data center può essere controproducente. Lo abbiamo visto di recente in Pennsylvania, dove il governatore Josh Shapiro – da sempre un promotore dei data center – è passato alla linea dura, firmando un ordine esecutivo che complica l’iter degli sviluppatori.
A portare avanti la causa rimane dunque l’industria. Lo fa con una strategia diversa in confronto a quella di Trump, incentrata sui risultati positivi che portano i data center. L’investitore Gavin Baker ha pubblicato un elenco di punti – ricondiviso anche dal ceo di Nvidia, Jensen Huang – per spiegarli meglio. Sulla paura di un maggiore consumo energetico, ad esempio, Baker sostiene che gli impianti più moderni possono ridurre il consumo di acqua grazie a un sistema di raffreddamento a circuito chiuso e di riciclaggio. La loro costruzione sta inoltre dando una spinta all’occupazione, soprattutto per quanto riguarda elettricisti, idraulici, appaltatori, saldatori. Inoltre, dalle imposte sugli immobili si genererebbe un gettito fiscale a vantaggio delle comunità.
Di aspetti positivi, insomma, ce ne sono diversi. Saperli comunicare nel giusto modo rimane però un aspetto fondamentale e tutt’altro che secondario.
















