Dalla dottrina di Giovanni Calvino al populismo di Donald Trump fino alla caricatura di Cetto Laqualunque: un percorso provocatorio che intreccia etica del successo, culto del leader e promesse elettorali, mostrando come un’idea religiosa possa trasformarsi in demagogia politica. L’opinione del generale Nicola Cristadoro
La recente boutade del presidente Trump relativa ai 5.000 dollari promessi a tutti i cittadini adulti degli Stati Uniti in caso di vittoria del Grand Old Party alle prossime elezioni di metà mandato, evoca immediatamente lo slogan “Cchiù pilu pe’ tutti”, cavallo di battaglia propagandistico del personaggio di Cetto Laqualunque, tragicomica rappresentazione del politico nostrano. Eppure, l’inverosimile proposta dell’imprevedibile Donald – è stato calcolato che, se mantenuta, la promessa costerebbe 1.350 miliardi: più dell’intero budget della Difesa e pari alla spesa per la Sanità – affonda la sua “logica” nella dottrina di Calvino (non Italo, Giovanni). Vediamo, allora, come in questi tempi difficili, in cui l’apice della follia sembrava essere stato raggiunto con l’iniziativa del bonus edilizio del 110% mantenuta fino alla sua (naturale) implosione, nell’agone politico si arrivi ad enunciare sconsideratezze che, tuttavia, affondano le radici nella Storia ed evolvono nella satira più grottesca.
Nella nostra esegesi delle parole trumpiane partiamo dal calvinismo che, come ci insegna Wikipedia, è una confessione del cristianesimo protestante nata nel XVI secolo, in cui il successo nel lavoro e nella condotta di una vita proba sono visti come segni terreni della grazia divina, spingendo a un forte impegno alla produttività e alla rettitudine morale. Della dottrina calvinista è impregnato gran parte del tessuto sociale bianco, anglo-sassone e protestante il cui fondamento etico è alla base del capitalismo. Nel suo celebre saggio L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905), il sociologo Max Weber individua nel calvinismo uno dei motori culturali che hanno favorito la nascita del capitalismo moderno in Occidente. Il legame tra religione e dottrina economica lo troviamo nel concetto di Beruf (vocazione).
Per Calvino, il lavoro non è una condanna o una semplice necessità materiale, ma una vera e propria vocazione religiosa. Il credente è chiamato a glorificare Dio attraverso il compimento perfetto dei propri doveri professionali quotidiani. Il successo nel proprio lavoro diventa così un dovere morale. Il calvinismo nega il libero arbitrio e sostiene che Dio abbia già deciso chi salvare, pertanto, non avendo garanzie di appartenere alla cerchia degli eletti, i fedeli possono cadere in uno stato di profonda ansia esistenziale. Per superare questa angoscia, in origine si diffuse l’idea che il successo economico e la prosperità nel proprio lavoro fossero i “segni” terreni del favore divino che consente, con un buon margine di probabilità, di essere tra coloro che sono degni di essere salvati. Il profitto non era cercato per avidità, ma come prova della propria elezione. Nei suoi presupposti, questa dottrina imponeva una vita austera, condannando severamente il lusso e lo sfarzo, l’ostentazione della ricchezza e l’ozio. Di conseguenza, il calvinista che accumulava denaro non lo spendeva nei piaceri della vita, ma aveva un’unica alternativa moralmente accettabile: reinvestire i guadagni nella propria attività. Questo meccanismo di produzione-accumulo di capitale, sommato al reinvestimento continuo, è la base strutturale del sistema capitalista. Weber specifica che il calvinismo ha fornito lo “spirito” iniziale (l’impulso etico). Oggi del capitalismo etico non rimane neanche l’ombra, fagocitato da una una rincorsa esasperata al guadagno attraverso la speculazione finanziaria. Sganciato dalle sue origini religiose, si è trasformato quella che Weber definisce una “gabbia d’acciaio” fondata sulla pura razionalità economica. Di questo modello Donald Trump è il vate supremo.
Vediamo, dunque, come partendo dal verbo divulgato da Giovanni Calvino in che modo, attraverso la predicazione trumpiana fondata sul principio Make America Great Again, si arrivi al rovesciamento dei principi originari e alla demagogia anti-pedagogica di Cetto Laqualunque. In sostanza, le loro visioni del mondo si incrociano in modo surreale su alcuni concetti, ribaltati però dalla dimensione del sacro a quella del profano. Certamente quella che segue è una provocazione, ma tra i tre personaggi emergono inaspettate analogie strutturali, se si analizzano i loro sistemi di pensiero sotto tre aspetti chiave: la predestinazione del successo, l’autoritarismo personalistico e la creazione di una comunità di “eletti”. Possiamo quindi individuare delle convergenze filosofiche tra le nostre insigni figure.
In primo luogo consideriamo la teologia della prosperità secolarizzata: Calvino considera il successo economico come un indizio (non la causa) dell’elezione divina. Trump e Laqualunque portano questo concetto all’estremo materialista: chi ha successo e denaro ha intrinsecamente ragione; chi è povero o perde ha un difetto morale o di capacità. La prosperità economica e il successo lavorativo, segni della benevolenza divina e della predestinazione alla salvezza teorizzati da Calvino, con Donald Trump si trasformano nella ricchezza accumulata e nella vittoria elettorale, prove definitive del proprio valore personale e della propria superiorità. Lo stravolgimento definitivo avviene con Cetto Laqualunque, per cui l’ostentazione del benessere materiale certifica il potere e la superiorità antropologica rispetto alla categoria dei “fessi”. Tale concezione di “benessere materiale”, tra l’altro, ricomprende il numero di donne “a disposizione”, per così dire, di ogni uomo. Da questa idea deriva la sineddoche, di assoluta matrice maschilista, alla base dello slogan “Cchiù pilu pe’ tutti”; siamo all’equivalenza con i 5.000 dollari che Trump elargirebbe con grande generosità. Cetto propone una forma alternativa e totalitaria di governo: la Pilocratia. Come Calvino voleva una società interamente pervasa dal senso del divino, così Cetto vuole una società interamente devota al culto del proprio interesse personale, del cemento e del “pilu”. Entrambi rifiutano il pluralismo politico in favore di un pensiero unico e dominante.
Un secondo aspetto riguarda il disprezzo per la mediazione e le regole astratte: tutti e tre propongono un rapporto diretto con la propria base, rifiutando i compromessi o le regole stabilite da altri. Che si tratti delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche (Calvino), del deep state di Washington (Trump) o della magistratura e delle tasse (Cetto), l’istituzione esterna viene vista come un nemico corrotto che ostacola il perseguimento dei propri obiettivi. Nel pensiero calvinista, l’uomo agisce per adempiere al disegno imperscrutabile di Dio; le opere non salvano, conta solo la grazia. Nell’etica trumpiana, l’interesse personale e la vittoria giustificano il superamento di qualsiasi norma istituzionale o morale tradizionale. Nella “morale” cettiana assistiamo all’esasperazione del pensiero trumpiano: il cinismo antropologico di Laqualunque guarda al tornaconto personale e al disprezzo della legalità formale, elevati a sistema filosofico e sintetizzati nei reiterati inviti a “farsi i cazzi propri”.
Infine, si impone la figura del leader nel rapporto con la comunità di cui si pone come capo supremo: in modi diversi, le tre figure si pongono come unici interpreti della verità per il proprio popolo, esigendo una fedeltà totale e senza compromessi. Per Calvino abbiamo detto che esiste una divisione netta tra gli eletti (destinati alla salvezza) e i reprobi (dannati). Dal canto suo, il presidente degli Stati Uniti indica una divisione binaria e speculare tra i “vincitori” (i suoi sostenitori) e i “perdenti” (i critici e gli avversari). Cetto, invece, si rapporta ad una divisione sociale tra la cerchia dei “colleghi” (amici e complici) e la massa dei “fessi” da sfruttare. Il teologo francese propugna una rigida teocrazia, dove la morale religiosa coincide strettamente con la legge dello Stato. Una sorta di ayatollah ante litteram. Con Trump emerge la centralità della figura del leader: le istituzioni democratiche sono tollerate solo se assecondano la volontà del capo. Il superamento del modello trumpiano avviene con il potere assoluto del “capobastone” teorizzato da Cetto, il quale ritiene che le istituzioni pubbliche sono un bancomat privato da saccheggiare.
Per concludere, c’è da chiedersi quante persone, in questo momento, stiano cercando di ottenere la cittadinanza statunitense il più rapidamente possibile, nella speranza di beneficiare della gratifica di 5.000 dollari, magari dopo aver messo a segno una truffa nello stile di Cetto, per ottenere un rimborso del 110 % in qualità di possessori di una casa da ristrutturare in Italia.
















