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Perché Tajani punta sui Balcani per rafforzare il progetto europeo

Di Marco Cruciani
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Antonio Tajani rilancia da Trieste l’ingresso dei Balcani occidentali nell’Ue, sostenendo la proposta dell’Osservatorio Sud Est Europa (SEE) – nato su iniziativa della Fondazione Luigi Einaudi in partnership con MIB Trieste School of Management – in occasione del suo primo Forum Annuale. Ecco chi c’era e cosa si è detto

“I Paesi dei Balcani occidentali sono europei e dobbiamo farli entrare quanto prima nell’Unione europea”. Antonio Tajani sceglie Trieste per rilanciare l’allargamento a Est dell’Unione europea e, dal palco del Ridotto del Teatro Verdi, sposa la proposta lanciata dall’Osservatorio Sud Est Europa (SEE) – nato su iniziativa della Fondazione Luigi Einaudi in partnership con MIB Trieste School of Management – in occasione del suo primo Forum Annuale: trasformare l’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell’Ue da lunga procedura burocratica a priorità politica e strategica dell’Europa, secondo il metodo delle tutele crescenti. “Un suggerimento prezioso che condivido”, ha detto il ministro.

All’evento il vicepremier si è confrontato con il vicepremier e ministro degli Esteri del Montenegro, Ervin Ibrahimović. “Bisogna essere rigorosi, ma non ostativi”, ha detto Tajani. Perché rinviare ancora significherebbe rischiare di “perdere politicamente i Balcani”, lasciando spazio all’influenza di altri attori internazionali, “perché ci sono interessi diversi tra Cina, Russia e Paesi arabi”. Per l’Italia, ha ribadito, l’adesione è “una priorità politica”, con l’obiettivo di accelerare il percorso già a partire dal 2028.

Una posizione che coincide con l’impianto della Carta dell’Osservatorio SEE, presentata durante il Forum dal presidente d’Onore dell’Osservatorio, Luigi Mattiolo. Il documento definisce l’allargamento “un imperativo politico e di sicurezza collettiva” e considera il completamento della riunificazione europea indispensabile anche per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione. La proposta è quella di superare la logica del “tutto o niente” attraverso un sistema di integrazione progressiva a tutele crescenti: benefici e accesso agli strumenti europei verrebbero riconosciuti gradualmente ai Paesi candidati sulla base dei progressi nelle riforme, nello Stato di diritto e nella qualità delle istituzioni.

Tajani ha legato l’allargamento anche al tema della sicurezza. I Balcani, ha spiegato, “devono entrare in un sistema di difesa europea capace di garantire stabilità nel Mediterraneo e rafforzare il pilastro europeo della Nato”. E c’è un interesse economico diretto: per l’Italia, seconda potenza industriale europea, un mercato unico esteso ai Balcani rappresenterebbe una grande opportunità. Il ministro non ha escluso dal disegno neppure Belgrado. Commentando i funerali di Stato per Ratko Mladic – una scelta che “si poteva evitare” – Tajani ha ribadito che la Serbia “deve essere parte futura dell’Unione europea, gli errori” ha osservato “non possono diventare condizioni irreparabili per l’adesione”.

Il Forum ha raccolto anche il lavoro avviato lunedì nella giornata dedicata ai giovani venuti dall’Italia e da tutti i Paesi del Sud Est Europa, lo Youth Forum. Nel panel “La nostra idea di Europa” sono state presentate le proposte elaborate dagli studenti che quest’anno hanno partecipato ai “Dialoghi liberali”, il progetto dell’Osservatorio SEE che si è svolto nel primo semestre del 2026 in cinque capitali dell’area: Trieste, Lubiana, Belgrado, Podgorica e Tirana. Il direttore dell’Osservatorio SEE, Andrea Cangini, ha consegnato le sei borse di studio messe a disposizione dall’Osservatorio: cinque del valore di mille euro ciascuna e una del valore di 28mila euro, a copertura integrale delle tasse universitarie per la 37ª edizione dell’MBA in International Business presso il MIB di Trieste. “Il nostro percorso è appena iniziato”, ha detto Cangini, “nel 2027 estenderemo ulteriormente il nostro impegno a tutte le capitali del Sud Est Europa”.

Alla giornata hanno partecipato anche l’amministratore delegato di MIB Trieste School of Management, Vladimir Nanut, il segretario generale di InCE-CEI, Franco Dal Mas, il sindaco Roberto Dipiazza e il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. A chiudere i lavori è stato il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto.


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