Con una rimonta inaspettata e storica, il candidato e presidente socialista del Brasile si consacra nuovamente alla guida del Paese più grande della regione, dando forza alla sinistra latino-americana e fermando l’avanzata globale dell’estrema destra
Ancora una volta i sondaggi hanno fallito. Sebbene il vantaggio fosse marginale, tutte le previsioni davano per certa la vittoria del candidato di destra alla presidenza del Brasile, Flávio Bolsonaro. Ma gli elettori hanno sorpreso con l’ultima parola: con circa il 51,8% dei voti, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto nel ballottaggio di ieri. Un risultato che si interpreta come un sollievo per chi critica l’influenza degli Stati Uniti in America latina.
Con circa 4,4 milioni di voti in più, Lula da Silva è stato dichiarato vincitore. Ancora Bolsonaro non accetta la sconfitta e ha chiesto che tutti i risultati siano annullati, a causa di alcune irregolarità in alcuni centri di votazione e in seguito alla straordinaria decisione – dell’ultimo momento – di lasciare aperti i seggi due ore in più.
“Si tratta di una rimonta storica per Lula – sostiene l’emittente Bbc -: da quando il Brasile ha questo sistema elettorale, ormai da quasi quattro decadi, nessuno fino ad ora aveva vinto il ballottaggio presidenziale dopo essere stato superato nel primo turno”.
Questo risultato elettorale interrompe una lunga traiettoria di sette elezioni presidenziali in America latina, nell’ultimo anno, che sono state vinte dagli alleati di destra del presidente americano Donald Trump.
Dalla Colombia al Perù, passando per Cile, Costa Rica, Honduras, Bolivia, Ecuador… Il capo della Casa Bianca non ha nascosto l’interesse ad aumentare l’influenza nella regione, sostenendo i candidati che ideologicamente sono in sintonia con lui e le sue politiche di governo, e appoggiano i suoi interventi militari diretti per consolidare la sicurezza regionale.
Lula da Silva è uno dei pochi leader che si è schierato contro Trump. Nel suo intervento alle Nazioni Unite ha ribadito che il Brasile, con il potenziale di diventare una delle economie più grandi del mondo con un Pil di 2,6 bilioni di dollari, non sarà mai il cortile di nessun altro Paese. E ha denunciato davanti ai leader internazionali le “tentazioni egemoniche” degli Usa.
Ma la gestione di questo nuovo governo del presidente socialista non sarà facile. Magna Inácio, docente di Scienze politiche dell’Università di Minas Gerais, ha ricordato alla Bbc che “i partiti di destra (in Brasile, ndr) contano con un maggior numero di deputati e oggi hanno chiaro che possono fortificarsi e mantenersi come un’alternativa di governo molto solida”. Questo significa che il governo di Lula da Silva avrà non solo molto lavoro davanti a sé, ma anche minacce costanti di giudizio politico.
Edgar Franco-Vivanco, professore di Scienze politiche e direttore del Centro di Elezioni di America latina dell’Università di Michigan, ha aggiunto le difficoltà fisiche a cui va incontro il leader brasiliano. Non solo ha 80 anni, ma ha anche superato due tumori che l’hanno indebolito.
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