Un atto di libertà, di civismo che suona come un messaggio per il popolo cristiano. Andate a votare. Sempre. Esercitate il vostro sacro diritto-dovere in tempi in cui il disimpegno pubblico, la rabbia contro le istituzioni sembrano essersi impadronite del cuore degli uomini. L’analisi di Antonello De Oto, Ordinario di Diritto Ecclesiastico e Canonico – Direttore della Scuola di Giornalismo – Università di Bologna
Sua Santità papa Leone XIV al secolo Robert Francis Prevost ha tuttora tre cittadinanze: la vaticana, in quanto Pontifex e sovrano dello Stato Città del Vaticano, quella nativa degli Usa e quella del Perù, dove ha vissuto per vent’anni come missionario e poi Vescovo.
Nelle recenti elezioni di midterm Usa ha votato validamente per corrispondenza. E la Santa Sede ha confermato chiosando: “Papa Leone XIV ha esercitato il proprio diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti, ogni volta che ne ha avuto la possibilità”. Sicuramente un cambio di passo rispetto alla consolidata tradizione del passato.
“I papi non votano”, aveva dichiarato nel 2005 l’allora portavoce della Santa Sede a proposito della condotta elettorale di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. E così aveva fatto Francesco. Un gesto privato quello di Leone XIV, di rispetto delle origini, di esercizio della sua cittadinanza nativa e di attenzione civica ai passaggi e rituali della democrazia americana.
Detto questo sorgono due elementi di riflessione uno sul piano geopolitico e l’altro nel perimetro squisitamente giuridico. Il fatto stesso di aver esercitato il voto essendo si cittadino americano ma soprattutto, in questa fase storica, Capo di Stato del piccolo Regno Vaticano, secondo alcune letture del fatto, potrebbe porre un problema di opportunità geopolitica, stante il ruolo di neutralità e di mediatore internazionale che la Santa Sede (organismo di diritto internazionale contenuta nell’SCV) spesso svolge nei contesti di crisi. Uno Stato, quello Vaticano, che ha un fine diverso, come recita la legge fondamentale revisionata di recente, ovvero garantire l’assoluta e visibile indipendenza e la sovranità della Santa Sede nell’esercizio della sua missione pastorale ed evangelica a livello universale. Vi è però da rilevare che il semplice fatto di votare, non avendo il Pontefice comunicato la scelta effettuata, non può considerarsi di per sé una presa di posizione politica (seppur pubbliche negli ultimi mesi le scintille con l’attuale occupante la Casa Bianca) e nemmeno un elemento di turbativa dell’indipendenza pubblica della Chiesa di Roma.
Giuridicamente poi è presto detto, non si rilevano impedimenti canonistici in tale atto, stante la chiara formulazione del canone 287 del Codice di Diritto Canonico del 1983 che regola l’impegno sociale e politico degli ordinati in sacris, ponendo un limite netto alla loro partecipazione attiva ai partiti politici e ai sindacati per preservare l’unità e il fine spirituale del loro ministero.
Il Papa ha solo votato senza esprimere posizioni politiche. Quindi nulla quaestio.
Un atto di libertà, di civismo che suona come un messaggio per il popolo cristiano. Andate a votare. Sempre. Esercitate il vostro sacro diritto-dovere in tempi in cui il disimpegno pubblico, la rabbia contro le istituzioni sembrano essersi impadronite del cuore degli uomini.












