Se da un lato l’IA in auto offre servizi come il telaio intelligente, i freni controllati elettronicamente, la correzione dello sterzo, dall’altro provvede allo scambio di dati in tempo reale tra veicolo, infrastrutture stradali e cloud. Lì si potrebbe inserire la distrazione, così da fornire informazioni alla concorrenza
Combattere, su quattro ruote, lo spionaggio cinese sul Tamigi. Il primo ministro Andy Burnham ha chiesto di vietare le auto cinesi in grado di spiare la Gran Bretagna. Per questa ragione la commissione della Camera dei Comuni vuole istituire delle “zone rosse” per bloccare l’influenza di Pechino nei settori chiave come appunto l’automotive. Nello specifico, il comitato parlamentare britannico per il commercio e l’innovazione (House of Commons business, innovation, science and trade committee) ha rivolto la propria attenzione contro i dispositivi IoT (Internet of Things) di produzione cinese al fine di prevenire rischi di spionaggio.
Mobilità connessa e spie
È sempre più diffuso, infatti, il rischio legato all’uso globale di dispositivi smart e router di produzione asiatica che sta provocando serie preoccupazioni in tutti i Paesi occidentali. I dispositivi IoT sono usati da gruppi di hacker legati a reti statali cinesi al fine di portare attacchi infrastrutturali. Sulle auto, quei dispositivi sono usati per la cosiddetta mobilità connessa, con oltre 2,6 miliardi di connessioni IoT: le auto diventano così degli smartphone su 4 ruote, con tutti i rischi del caso. Se da un lato offrono servizi come il telaio intelligente, i freni controllati elettronicamente, la correzione dello sterzo, dall’altro i vari sensori provvedono allo scambio di dati in tempo reale tra veicolo, infrastrutture stradali e cloud. Lì si potrebbe inserire la distrazione, così da fornire informazioni alla concorrenza.
Lo scatto cinese
Il governo di Pechino sul punto ha deciso di accelerare le proprie mosse, con un piano industriale preciso: verranno rafforzati ulteriormente i cluster industriali mobili legati all’IoT applicato alla guida autonoma, al fine di penetrare in più mercati e in più Paesi. Da tempo ormai i principali operatori di telefonia mobile cinesi hanno investito sulla massiccia crescita dell’Internet dei Veicoli (IoV) attraverso le tecnologie 5G-Advanced. Al momento la Cina è al primo posto nella classifica mondiale della mobilità connessa, tramite ben 2,6 miliardi di connessioni IoT. Vari operatori della rete mobile cinese utilizzano l’intelligenza artificiale al fine di rafforzare il legame che opera sull’integrazione “veicolo-strada-cloud”. In sostanza le aziende cinesi lavorano per costruire un ecosistema globale per i veicoli intelligenti connessi, ma con il dual use rappresentato da occhi indiscreti su altri stati.
Le difficoltà inglesi, tra dazi e batterie
Non c’è solo questo a togliere il sonno a Burnham: c’è anche un’esigenza di carattere industriale al centro della vicenda. Il governo britannico deve gestire, non senza tensioni, l’aumento dei dazi sulle auto elettriche provenienti dalla Cina in questo modo allineandosi alle tariffe dell’Unione Europea che arrivano fino al 45%: un’accelerazione in questo senso è giunta dalle interlocuzioni di Downing Street con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Ma Londra, al contempo, si trova costretta a dover impostare una visione a 360 gradi sul problema, dal momento che se da un lato deve obbligatoriamente proteggere la propria industria automobilistica e la sicurezza nazionale, dall’altro non può compromettere gli investimenti cinesi sull’isola, vista la propria condizione economico/finanziaria tutt’altro che florida.















