Chi ricerca trova. Al Senato il dibattito con Messa, Parente e Rasi. Le foto

“La frammentazione è uno dei problemi principali della ricerca italiana” ma a questo si aggiungono “la mancanza di internazionalizzazione” e il “mancato adeguamento alla normativa europea sulle sperimentazioni cliniche”.

Queste le parole di Guido Rasi, ordinario di microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata, presidente del Clinical Trial Center del Policlinico Gemelli e già direttore dell’EMA, intervenendo al convegno “Chi ricerca trova”, evento organizzato oggi alla Sala Zuccari del Senato, da Healthcare policy, rivista spin-off di Formiche, diretta da Flavia Giacobbe e dedicata alle politiche sanitarie.

“La frammentazione è la debolezza più grossa del sistema ricerca. Servono norme che facilitino la costituzione di ampi gruppi. Abbiamo invece un ambiente normativo non disegnato per questo”.

Altro nodo sottolineato dal professore è la mancanza di “internalizzazione. L’accademia italiana è troppo legata a provincialismi locali. A questo si aggiunge il fatto che l’Italia, in 8 anni, non è riuscita ad adeguarsi alla normativa europea sulla ricerca clinica” e quindi “siamo fuori dalla grande ricerca europea. Negli anni passati ho lanciato appelli senza ricevere risposta, sono contento di vedere ora un’attenzione diversa”.

“Le regole” sulla ricerca applicata, soprattutto in campo sanitario, “vanno riviste e devono cambiare, non bastano i finanziamenti. Se non siamo rapidi rischiamo di non avere un risultato valido e soprattutto stabile per gli investimenti che stiamo facendo. E questo è importante in tema sanitario. È molto importante lavorare velocemente sulle riforme che rendano il passaggio ricerca-applicazione-mondo profit più normale, perché l’abbiamo forse reso un po’ poco normale”. Così il ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa intervenendo al convegno.

“Stiamo cambiando alcuni aspetti, come le regole sulla proprietà intellettuale che – ha ricordato – è uno degli aspetti fondamentali della collaborazione pubblico-privato; nel nostro settore nei centri abbiamo messo a punto una serie di decreti per la mobilità dei ricercatori tra imprese e università, che dovrebbe permettere una maggiore conoscenza”. Ma per Messa “bisogna lavorare sugli aspetti culturali e il modo più importante per farlo è far parlare le persone, permettere di fare esperienze diverse e di capire le differenze tra i due mondi. Se non rendiamo più attrattiva e più semplice la sperimentazione clinica, la fase di ricerca delle imprese le imprese italiane continueranno a fare ricerca all’estero e i nostri ricercatori continueranno ad andare all’estero a fare ricerca”, ha concluso.

“La ricerca e la produzione farmaceutica vanno considerate alla stessa stregua della difesa di un Paese. Ce lo ha dimostrato una pandemia che ci ha visto inizialmente ‘combattere a mani nude’”. Ha altresì affermato Annamaria Parente (Italia Viva), presidente della Commissione igiene e sanità del Senato, che ha partecipato al dibattito moderato dal direttore Flavia Giacobbe.

All’Italia “serve una politica industriale che consideri la ricerca farmaceutica come una leva del Paese. Farlo significa sostenere l’intera filiera, che parte dai laboratori, passa dalla produzione industriale e arriva al sostegno dei professionisti che lavorano nel settore. Il Pnrr può essere un cammino che rende strutturali alcune lezioni e conquiste apprese”. Tra cui l’urgenza di “colmare lo iato che esiste tra ricerca, produzione industriale e arrivo dei farmaci ai pazienti”.

(Foto: Imagoeconomica-riproduzione riservata)

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