Un giorno in più a Kabul con Pontecorvo, Minniti, Mulè, Parenti. Foto Pizzi

A poco più di due mesi dall’uscita delle forze occidentali dall’Afghanistan, a Roma si è tenuto un incontro in cui capire cosa è successo nei vent’anni dall’inizio della guerra e soprattutto come mantenere alta l’attenzione su un Paese che rischia una crisi umanitaria senza precedenti. Organizzato dalle rappresentanze di Commissione europea e Parlamento europeo in Italia, al Grand Hotel de la Minerve si sono ritrovati l’Ambasciatore Stefano Pontecorvo, Senior Civilian Representative della Nato in Afghanistan; Marco Minniti, ex ministro dell’Interno e presidente della fondazione Med-Or; Giorgio Mulé, sottosegretario alla Difesa; Antonio Parenti, capo della rappresentanza della Commissione europea in Italia; Amedeo Ricucci, già inviato in Afghanistan per il Tg1; Manuela Conte, capo del team media della Commissione europea in Italia; e Giorgio Rutelli, direttore di Formiche.net.

L’ambasciatore Pontecorvo, uno degli ultimi a lasciare Kabul e responsabile delle operazioni di evacuazione delle forze civili e militari, ha raccontato la sua esperienza nel Paese, le testimonianze delle Ong afghane, e la prospettiva difficilissima tra talebani e Isis-K, proiettati verso vendette incrociate che potrebbero durare anni. Marco Minniti ha esortato l’Europa a esercitare un ruolo più determinante, a proiettare la propria forza politica e militare all’esterno dei suoi confini, perché i singoli Stati membri non hanno la dimensione sufficiente per affrontare le crisi globali. Per Giorgio Mulè, l’Italia non è mai stata così protagonista nelle missioni all’estero, dall’Iraq al Sahel, dal Libano alla Lituania: l’autorevolezza di questo governo e l’affidabilità riconosciuta dei nostri militari sono un’occasione unica per guidare l’Unione europea e la Nato verso un impegno maggiore nello scacchiere internazionale.

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