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Si scrive energia, ma si legge, anche, Intelligenza Artificiale. Nei giorni in cui il mondo si interroga sull’opportunità o meno di mettere un freno all’avanzata delle tecnologie di ultima frontiera, per paura di aprire la strada a un dominio delle macchine, Goldman Sachs fa notare come da qui ai prossimi quattro anni la domanda energetica aumenterà del 170%. Proprio per effetto della proliferazione dei nuovi progetti di costruzione di data center, del crescente utilizzo di quelli esistenti, delle previsioni di aumento della spesa da parte dei principali fornitori di cloud computing e di un previsto incremento delle spedizioni di server ad alto consumo energetico legati all’Intelligenza Artificiale stessa.

Eppure, ci potrebbe essere un problema di manodopera. “Esistono”, ha sottolineato la banca d’affari americana in un report, “dei vincoli alla realizzazione di data center e delle infrastrutture energetiche necessarie a supportarli”. “Uno di questi limiti è rappresentato dalla manodopera qualificata, in particolare elettricisti e saldatori in grado di gestire collegamenti ad alta tensione. Quando la domanda di energia elettrica non cresceva affatto, come è avvenuto negli Stati Uniti per un decennio, c’era scarso incentivo a intraprendere queste professioni. Ma ora le aspettative sono cambiate in modo così significativo che ci vuole un po’ di tempo per reagire, dato che occorrono almeno quattro anni di formazione per ottenere la certificazione”.

Proseguendo nel solco del lavoro, Goldman Sachs chiarisce che sì, l’Intelligenza Artificiale provocherà una profonda riorganizzazione dei mestieri, un rimescolamento delle arti. Ma l’uomo non sparirà. “Man mano che le aziende integrano gli strumenti di Intelligenza Artificiale nelle loro operazioni, gli effetti sulle assunzioni stanno iniziando a manifestarsi nei dati economici relativi ad alcuni settori e lavoratori in tutto il mondo. I settori maggiormente esposti all’automazione basata sull’IA hanno registrato una crescita più lenta delle offerte di lavoro a partire dalla seconda metà del 2022”.

E vi sono, per esempio, “prove che l’occupazione nei servizi di informazione e comunicazione, due dei settori più esposti all’IA, abbia subito un rallentamento a causa di questa tecnologia. Anche l’occupazione nei call center, nell’editoria software, nella consulenza gestionale e nei servizi pubblicitari è scesa al di sotto del trend in tutti i paesi sviluppati. L’occupazione nei call center, ad esempio, è ora del 39% al di sotto del trend negli Stati Uniti, del 33% al di sotto del trend in Canada e del 27% al di sotto del trend in Germania”.

Non si arriverà, comunque, a una perdita del fattore umano. “L’avvento delle nuove tecnologie ha da tempo ispirato l’umanità a plasmare il proprio ambiente. L’invenzione dell’acciaio ha permesso per esempio la nascita dei grattacieli, l’automobile la creazione delle reti autostradali e Internet ha dato origine a una serie completamente nuova di spazi digitali. Presto, i veicoli autonomi potrebbero ridurre al minimo la necessità di parcheggi urbani e diminuire le dimensioni delle corsie di immissione, rendendo le strade più strette e i marciapiedi più ampi. Gli edifici residenziali potrebbero dover essere adattati per fornire punti di atterraggio ai droni per il rilascio delle consegne. Inoltre, i siti web e i software vengono sempre più ottimizzati per gli agenti di intelligenza artificiale, privilegiando interfacce funzionali leggibili dalle macchine rispetto a un design elegante”.

Eppure, sempre secondo Goldman Sachs “il software e i siti web creati per gli esseri umani non scompariranno. Fabbriche, magazzini e negozi non chiuderanno improvvisamente. Ma alla fine emergerà un’infrastruttura nuova e diversa, progettata per servire i nostri lavoratori digitali in contesti in cui gli esseri umani potrebbero non essere più gli attori principali. Potremmo iniziare a considerare l’ergonomia degli agenti e dei robot tanto quanto, se non più, di quanto consideriamo l’ottimizzazione per gli esseri umani”.

 

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