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Saranno tre giorni intensissimi quelli che terranno lontano da Roma il Papa fino alla tarda serata di lunedì. Tre omelie, dieci discorsi e un’allocuzione, recita il programma ufficiale. Inizia oggi il viaggio in Terra Santa che avrà come momento culminante l’incontro con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, a rievocare lo storico abbraccio tra Paolo VI e Atenagora, avvenuto il 5 gennaio del 1964.

PRIMA TAPPA, LA GIORDANIA

Prima tappa sarà la Giordania. Dopo la visita di cortesia a Re Abdullah e alla regina Rania, alle ore 16 locali Francesco celebrerà la messa all’International Stadium di Amman. Il copione è il medesimo seguito da Benedetto XVI cinque anni fa. Sarà in tale circostanza che il Papa terrà la prima di tre omelie. Al termine, Bergoglio visiterà il Sito del Battesimo a Betania, sul Giordano. Poco dopo, l’atteso incontro con i rifugiati e con alcuni giovani disabili nella locale chiesa latina.

IL SALUTO AI BAMBINI DEI CAMPI PROFUGHI PALESTINESI

Più articolato il programma di domenica. Di primo mattino il Pontefice lascerà la Giordania e si trasferirà in elicottero a Betlemme, in Palestina. Dopo la cerimonia di rito e la visita di cortesia ad Abu Mazen, alle ore 11 locali (saranno le 10 in Italia) sarà celebrata la messa nella piazza della Mangiatoia. Dopo il Regina Coeli e il pranzo con diverse famiglie palestinesi, Francesco si recherà al Phoenix Center del Campo profughi di Dheisheh, dove saluterà i bambini dei campi profughi di Dheisheh, Aida e Beit Jibrin. Sarà questa l’ultima tappa in Palestina prima di raggiungere alle ore 16.30 l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

L’EVENTO CLOU: L’INCONTRO CON IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO I

Immediata sarà la partenza per Gerusalemme dove alle 18.15 ci sarà l’incontro privato con il Patriarca Bartolomeo I. E’ questo il cardine della visita, con la firma di una dichiarazione congiunta. Molto atteso è il discorso che il Papa terrà nella Basilica del Santo Sepolcro a ricordo dell’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora. Prevedibile un forte richiamo all’ecumenismo, tema tanto caro a Francesco da aver parlato di chiesa di Roma come quella che “presiede nella carità tutte le altre chiese” già durante la prima apparizione alla Loggia delle Benedizioni della basilica vaticana, la sera dell’elezione.

A GERUSALEMME TRA YAD VASHEM E CENACOLO

Molti gli impegni anche dell’ultimo giorno, lunedì. Di primo mattino ci sarà la visita al Gran Muftì di Gerusalemme, quindi la visita al muro occidentale. Alle 9.45 la deposizione di fiori al Monte Herzl e la visita al Memoriale di Yad Vashem. Il Papa terrà un discorso anche al Centro Heichal Shlomo a margine dell’incontro con i due Gran Rabbini di Israele. Alle 16, l’incontro con sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi nella chiesa del Getsemani. A seguire, la messa nella sala del Cenacolo. E questo nonostante le fortissime polemiche da parte di un gruppo numeroso di ebrei ortodossi, che hanno chiesto al governo israeliano di vietare al Papa di celebrare al Cenacolo, luogo sacro anche agli ebrei. Il motivo, infatti, è che per tradizione al piano interrato dell’edificio si troverebbe la tomba di Re David. Temono, gli ebrei ortodossi, che questa visita possa favorire la richiesta della Santa Sede di ottenere la giurisdizione sull’edificio, benché Tel Aviv abbia già assicurato che il tema non è all’ordine del giorno.

IL RUOLO DEL RABBINO AMICO ABRAHAM SKORKA

Per tutto il viaggio, che padre Federico Lombardi prevede all’insegna della serenità, Francesco sarà accompagnato dall’amico rabbino Abraham Skorka e dal segretario del Centro islamico di Argentina, Omar Abboud. Proprio Skorka – che con l’allora arcivescovo di Buenos Aires ha scritto un libro di successo, “Il cielo e la terra” – ha avuto un ruolo determinante nella decisione del Papa di recarsi in Terra Santa. L’ha rivelato lui stesso nella recente e lunga intervista pubblicata sulla Civiltà Cattolica: “Il 13 giugno scorso, durante un pranzo” a Santa Marta “abbiamo studiato la possibilità del viaggio. Ci siamo messi a sognare di trovarci insieme davanti al Muro, di abbracciarci per dare un segno ai duemila anni di dissensi tra ebrei e cristiani, e che io lo accompagnassi a Betlemme per essergli accanto in un momento tanto significativo per il suo spirito, come gesto di amicizia e rispetto”.  Il rabbino argentino, però, invita a non sovraccaricare di aspettative troppo utopiche il viaggio: “Non mi aspetto che il Papa risolva tutti i problemi tra palestinesi e israeliani, né tutti i conflitti del medio oriente e del mondo”.

Il Papa in Terra Santa: appuntamenti, tappe e attese

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