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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l’analisi di Antonino D’Anna apparsa su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

Si allontanano le nubi sullo Ior, tutto rientra nella normalità voluta da Francesco: poi toccherà all’Apsa, la «banca centrale» del Vaticano. I rumors (Italia Oggi del 16 gennaio 2014) si sono avverati: Santos Abril y Castellò, cardinale di Santa Romana Chiesa, è da ieri il nuovo presidente della Ccv, la Commissione Cardinalizia di Vigilanza sull’Istituto per le Opere di Religione, lo Ior ritenuto fino ad oggi la Banca Vaticana. Una struttura che adesso sarà vigilata da un presidente iberico classe 1935, dal ’67 nel servizio diplomatico della Santa Sede, e professore di spagnolo di Giovanni Paolo II. Castellò è stato eletto presidente dai suoi confratelli: ma si tratta di una scelta certamente gradita a Papa Francesco, che il 14 marzo scorso – all’indomani dalla sua elezione – è stato accompagnato da Castellò a omaggiare la Madonna presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, di cui il cardinale è Arciprete. E ha voglia di trasparenza finanziaria.

IL DESTINO DI ERNST VON FREYBERG

Allo Ior la partita sembra quasi chiusa, tanto da spingere molti monsignori a chiedersi che cosa ne sarà del ruolo di Ernst von Freyberg, attuale presidente dell’Istituto che, per statuto (rinnovato nel 1990 dal presidente Angelo Caloia) deve: «Provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni trasferiti o affidati all’Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione e carità», anche se questo viene adempiuto «proteggendo e facendo crescere il patrimonio e assicurando la fornitura di servizi di pagamento in tutto il mondo per la Santa Sede e le entità correlate». Von Freyberg sarà sostituito? Certo è che Francesco vuole che il carattere dello Ior torni ad essere quello dell’esclusivo finanziamento di opere di religione.

LA PALLA ALL’APSA

A questo punto la palla passa all’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica che, come Bergoglio ha ricordato, è la «banca centrale» del Vaticano. Lavora con due sezioni: l’ordinaria, chiamata ad amministrare, tra l’altro: «i beni che le sono affidati avvalendosi, quando sia opportuno, della collaborazione di esperti; cura la gestione del personale attivo della Santa Sede; sovraintendere alle direzioni amministrative che fanno capo ad essa; provvedere a quanto è necessario per l’attività dei Dicasteri» insieme alla contabilità e il bilancio preventivo e consuntivo.

Quella straordinaria «amministra i beni mobili propri e quelli ad essa affidati da altri enti della Santa Sede». Amministrando i beni, l’Apsa trae profitti, soldi destinati a fornire i fondi per il funzionamento della Curia Romana. Un posto di responsabilità da sempre passato in secondo piano rispetto alle – a volte eclatanti – vicende Ior, ma che domani nelle idee di Francesco potrebbe prendere il sopravvento definitivo sull’Istituto.

ARIA DI CAMBIAMENTO

E che le cose potrebbero cambiare è una sensazione diffusa Oltretevere: al punto che si comincia ad ipotizzare una sostituzione del bertoniano cardinale Domenico Calcagno, attuale presidente Apsa, con una berretta più vicina a Francesco. Possibilmente straniera, si dice.

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