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PROGRAMMI
Come è noto ormai da alcune settimane, La Destra di Francesco Storace e Forza Italia saranno alleati alle prossime elezioni europee di maggio. Troppo forte il richiamo antimerkeliano dei due schieramenti e soprattutto troppo evidenti le distanze tra Storace e quei Fratelli d’Italia che “hanno scippato un simbolo” e che oggi “scimmiottano Marie Le Pen“. Per cui la convergenza tra l’ex governatore del Lazio e il Cavaliere, irrobustita da un rapporto personale che non si è mai interrotto negli anni, si poggia oggi su solide basi programmatiche.

IRA MERKEL
Primo (e molto forte) punto di contatto il confronto sulla tutela della sovranità nazionale. Lo ha scritto due giorni fa sul suo Giornale d’Italia che “quel meno Europa in Italia che campeggia nello slogan del partito di Berlusconi per le elezioni del 25 maggio è molto significativo. Perché potrà aiutare a spiegare il senso di una svolta politica che è necessaria per la Nazione quando cesserà la propaganda e si passerà alla politica istituzionale anche a Bruxelles”. Il riferimento è all’intervista rilasciata a Libero dal sindaco di Pavia, in cui la tesi sciorinata è “basta col Ppe e al diavolo Angela Merkel“. Definita da Storace la questione che occorre affrontare “se davvero si pensa ad una mia candidatura alle europee con Forza Italia”.

QUALE EUROPA?
Quando Storace osserva che altri possono agevolmente passare da Monti a Le Pen per una poltrona, “io non ne ho bisogno”, tocca il punto centrale che sarà sviluppato da qui al 25 maggio prossimo. Grazie al conferimento all’Erf (European Redemption Fund) degli asset patrimoniali, delle riserve auree e una percentuale della fiscalità, si emetterebbero Bond europei, “con un’operazione che costerebbe all’Italia quasi milleduecento miliardi di euro. E il fondo gestirebbe il tutto facendo ovviamente gli interessi dei creditori e non certo degli stati indebitati”. Per cui, è la vulgata storaciana tanto in voga a piazza San Lorenzo in Lucina, “dire meno Europa in Italia significa prepararsi a contrastare questi disegni”.

ERF
Ma che cos’è l’ERF? E’ l’acronimo di European Redemption Fund, Fondo Europeo di Redenzione. Dove però ad essere ‘redenti’, scrive il Giornale d’Italia diretto da Storace, “non saranno di certo gli europei, e soprattutto noi italiani, se le cose dovessero malauguratamente andare proprio in questo verso, soprattutto dopo le imminenti elezioni del 25 maggio”. Per questo ha incontrato il professor Antonio Maria Rinaldi, docente di Finanza Aziendale alla prestigiosa università ‘D’Annunzio’ di Pescara e autore di apprezzate pubblicazioni sul tema per spiegare come “i tedeschi hanno proposto una sorta di pilota automatico per rispettare il Fiscal Compact, con la creazione dell’Erf, l’European Redemption Fund”. Ovvero costituire un Fondo a livello europeo, dove far confluire l’importo dei vari debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parte eccedente il 60% del PIL. Ma secondo le parole del prof. Rinaldi al quotidiano diretto da Storace, si tratta di uno studio commissionato a 11 esperti, nessuno dei quali italiano, “che hanno fatto proprie le proposte dei consiglieri economici della signora Merkel”.

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