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La legge elettorale su cui Renzi e Berlusconi hanno trovato l’accordo, se passerà le imboscate parlamentari, tende a bipolarizzare il sistema tagliando qualsiasi spazio a scelte centriste. L’unico vero terzo polo sarà, senza dubbio, il Movimento 5 stelle. Per molti gruppi, dunque, si annuncia tempo di scelte: o con Renzi o con Berlusconi.

(MATTEO RENZI PIZZICATO DA UMBERTO PIZZI. TUTTE LE FOTO)

Pierferdinando Casini non ha dubbi: a sinistra no. E quindi l’Udc ritorna nell’alleanza di centrodestra. Plausi del Cav, braccia aperte di Alfano. D’altronde Casini, uomo dalle straordinarie tecniche di sopravvivenza parlamentare, ha avuto almeno una coerenza nella vita, ovvero quella di non schierarsi mai con la sinistra a livello nazionale. L’Udc si conferma, così, un pendolo che all’occasione oscilla tra centro e centrodestra.

(CHI C’ERA ALLA PRIMA USCITA DEI POPOLARI DI MAURO. TUTTE LE FOTO)

Alcuni ex montiani di Mauro, ora mutati in Popolari, non vedono l’ora di avere il via libera di Alfano per unirsi ad NCD, ma fanno melina sull’alleanza con Forza Italia di Silvio Berlusconi. Tuttavia, per inconsistenza elettorale e per vocazione, sembra improbabile che i cattolici usciti da Scelta Civica possano rifiutare l’offerta di entrare in un centrodestra unito e ricomposto, molto spesso i toni si alzano per alzare la posta elettorale.

(RENZI E BERLUSCONI SCRUTATI NELLE FOTO DI PIZZI)

Allo stato attuale, dunque, la situazione del centrodestra italiano è questa: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Nuovo Centrodestra, Udc e Lega Nord andranno a comporre una larga coalizione che ancora una volta sarà nelle mani di Silvio Berlusconi. Il quale, di fatto, resta l’unico grande catalizzatore di consenso di una pluralità di forze. Il direttore di Formiche.net, Michele Arnese, in un editoriale di qualche giorno fa, s’interrogava se una così variegata articolazione di forze possa reggere ad un’eventuale prova elettorale e se potesse costituire la base per la costruzione di un Partito Popolare Italiano.

(CHI C’ERA ALLA PRIMA USCITA DEI POPOLARI DI MAURO. TUTTE LE FOTO)

La risposta alla prima domanda probabilmente è positiva. Il centrodestra berlusconiano, da unito, ha sempre dimostrato la sua capacità di essere performante nelle urne. Berlusconi guida il mainstream nazionale e gli altri si spargono a caccia di voti da Lampedusa a Bolzano. Quindi, elettoralmente l’accordo può reggere. A questo si aggiunge anche il metus hostilis istillato da Matteo Renzi come fattore stabilizzante del centrodestra: restare uniti per non morire, per non essere spazzati via dal ciclone d’entusiasmo del fiorentino.

(STORACE, MELONI E DESTRI VARI NELLE FOTO DI UMBERTO PIZZI)

Se, invece, parliamo di questioni culturali e programmatici la faccenda appare diversa e complicata. Come scriveva il direttore Arnese, Berlusconi in questi anni si è dimostrato camaleontico, cangiante pronto a fiutare la direzione verso cui si dirigeva il consenso. Mai ideologico, concavo e convesso, pronto ad assecondare il popolo italiano, molto più intento a persuadere che convincere. E’ un’arte che esercita da vent’anni con grandi risultati nelle urne e deludenti al governo. Probabile che vada così anche questa volta e che una coerenza ideologico-culturale non venga trovata se non all’interno dei singoli gruppi. Per fare il Partito Popolare Italiano prima bisognerebbe averlo un partito, qui invece esiste solo un’alleanza ed un leader indebolito, ma capace di regger botta alla sfida renziana.

(TUTTE LE DONNE DEL NUOVO CENTRODESTRA. LE FOTO DI PIZZI)

La sfida del Nuovo Centrodestra, Fratelli d’Italia, i Popolari, la Nuova Lega dovrebbe essere quello, prima dei simboli e delle idee, di costruire un partito avviando un processo costituente e capace di selezionare leader e classi dirigenti in modo competitivo. Il rischio qui è che questi si riducano al piccolo cabotaggio quando invece dovrebbero provare a mirare alto. Ad esempio, perché non proporre le primarie per la scelta di leader e parlamentari a livello di coalizione e come vincolo della stessa? Probabilmente vincerebbe Berlusconi, ma altri potrebbero misurare le distanze con lo stesso e questo ne uscirebbe ancor più rafforzato dalla legittimazione democratica.

Regole e processi sarebbero il primo passo per avviare anche una confluenza o mescolanza culturale tra i vari gruppi come è avvenuto, per esempio, nel centrodestra francese con l’Ump, che è nato da una federazione di partiti. Forse, però, è chiedere uno sforzo troppo grande ad una classe politica che si è dimostrata debole e spesso divisa sulle questioni umane prima che programmatiche, ma soprattutto poco attenta a sviluppare una visione di lungo periodo. Insomma, sarebbe auspicabile passare dall’emergenza del “si salvi chi può” al “si costruisca ciò che si può, e soprattutto si deve”.

LO SPECIALE DI FORMICHE.NET SUL CANTIERE DEL CENTRODESTRA:

L’editoriale di Michele Arnese su sfide e domande del centrodestra che sarà

L’analisi dell’intellettuale Benedetto Ippolito con gli appunti per un centrodestra popolare e conservatore

L’intervista a Maurizio Gasparri che propone un centrodestra ultrapopolare e unito con…

I commenti dello storico della Dc, Giovanni Di Capua, che analizza la svolta di Casini e le sfide di Alfano

L’intervento di Luca Volontè che si sorprende e un po’ esulta per la prospettiva di una lista del Ppe alle Europee

Il post di Giuliano Cazzola che preferirebbe un Centrone con…

Le notizie e le ricostruzioni di Fabrizia Argano su chi sta con chi al centro tra Renzi e Berlusconi e sulle mosse dei Popolari di Mauro stretti tra Casini, Berlusconi e Renzi

Forze e dubbi sul centrodestra allargato

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