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Ridurre massicciamente il potere del Parlamento: il piano del primo ministro ungherese Viktor Orbàn rischia di diventare un caso, con una quasi crisi politica nel Paese. E proprio alla vigilia della tornata elettorale europea che nel Paese potrebbe essere un vero e proprio referendum sull’Unione.

RIFORME RESTRITTIVE
Il governo conservatore di Orbán vuole ridurre il potere del Parlamento in maniera massiccia, si spinge a osservare il settimanale tedesco Spiegel, secondo cui l’allarme sarebbe già iniziato a circolare fra gli attivisti non solo ungheresi, ma anche europei, per via delle restrizioni che si intende promuovere. Il presidente avrebbe definito le discussioni in aula come “circo delle pulci” e “retorica superflua”, minacciando di espellere i membri dell’opposizione. All’orizzonte, dunque, una riforma parlamentare proposta dalla maggioranza di governo per un processo legislativo più snello. Già la prossima settimana dovrebbe arrivare in aula un testo che propone: lo spostamento dei dibattiti sulle leggi in comitati tecnici ristretti e competenti di breve durata; votazione dei deputati in aula solo sull’intero pacchetto di emendamenti e sulla votazione finale della legge in questione; più poteri al Presidente del Parlamento; possibili sanzioni per quei deputati che screditino i lavori dell’Aula; restrizioni all’utilizzo da parte dei deputati di immagini e suoni nei loro interventi e comunque previa approvazione del Parlamento.

REGOLE E URNE
L’intero pacchetto proposto dovrebbe essere votato entro febbraio, quando mancheranno poche settimane alle elezioni in Ungheria. L’opposizione socialista e liberale vede la riforma come un ulteriore abbassamento del livello di democrazia nel Paese e parla apertamente di una perdita di potere del Parlamento. Critiche anche da Máté Szabó, avvocato della “Società di libertà” (TASZ), una delle più importanti organizzazioni ungheresi diritti civili, che dalle colonne dello Spiegel osserva che i progetti del governo vanno “oltre la portata del parlamentarismo”. Secondo il costituzionalista György Kollath, l’Aula in caso di nulla osta alla riforma sarebbe ridotta a “una macchina di voto” e il Paese rimuoverebbe una delle pratiche comuni in tutta Europa.

UN PIGLIO DIVERSO
Da quando è stato eletto per il secondo mandato nel 2010, Orban ha fatto sfoggio di un piglio diverso: più decisionista, con politiche che hanno suscitato indignazione in alcuni esponenti della comunità internazionale. Ma in occasione del suo discorso alla Chatam House di Londra lo scorso ottobre, ha toccato anche elementi di geopolitica per evidenziare il fallimento del modello europeo post-nazionale, non idoneo a garantire stabilità economica e politica. Una sorta di fil rouge dell’euroscetticismo che, tessuto lì dove le pulsioni anti Ue sono ben radicate, ha impressionato positivamente il pubblico inglese.

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