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È la seconda volta in pochi mesi che va in Israele. Intervenendo alla Knesset, ha parlato tra le altre cose di violenza sulle donne ma ha concluso il suo discorso chiarendo senza infingimenti la collocazione: vicinanza alloStato ebraico. Perché “la comunità internazionale si sta bevendo la narrazione di Hamas: la carneficina l’hanno fatta i terroristi, non Israele”. Naike Gruppioni, parlamentare di Italia Viva componente della Commissione Affari Esteri alla Camera, racconta a Formiche.net la sua ultima missione con l’associazione Elnet.

La situazione interna al governo israeliano è molto tesa e, proprio ieri, sono stati scoperti mentre imperversava sui social il monito “All eyes on Rafah”, venti tunnel utilizzati dai jihadisti per muovere armi e persone tra Rafah e l’Egitto. Come è andata la vostra visita?

Abbiamo fatto un lungo tour nei kibbutz, siamo stati a visitare Gerusalemme e Tel Aviv, ci siamo confrontati con alcuni ufficiali delle forze israeliane. La situazione mi pare differente rispetto a quella che ho riscontrato in occasione della mia visita in Israele nel dicembre scorso. A Tel Aviv, ad esempio, le persone stanno cercando di riprendersi la loro vita. La situazione, resta però molto tesa.

Lei ha parlato di “narrazione” che la Comunità internazionale asseconda schierandosi contro Israele. A cosa si riferisce?

All’arma della propaganda che usa Hamas. Tra le altre cose, il senso di queste visite è anche quello di smascherare i messaggi di propaganda antiebraica che i terroristi stanno diffondendo. E il tamtam sui social riferito a Rafah ne è una chiara dimostrazione. L’obiettivo è isolare Israele agli occhi del mondo.

Ci stanno riuscendo?

L’atteggiamento della comunità internazionale verso Israele è gravissimo. Non si può valutare la situazione mediorientale in questo frangente dimenticandosi di quanto accaduto il sette di ottobre. Abbiamo visto video raggelanti, abbiamo ascoltato testimonianze dirette. Molti ostaggi sono ancora nelle mani dei terroristi. Quello che ha subito Israele quel giorno non è stato un attacco, ma un tentativo genocidario. Il tutto per boicottare gli Accordi di Abramo – la vecchia via del Cotone, pensata in chiave anti-cinese da opporre alla via della Seta – e per minare la credibilità di Israele in funzione della reazione che ha avuto.

Politicamente, lei si è fatta promotrice di un’iniziativa con il senatore Terzi. 

Sì, sto lavorando su una mozione con il senatore Terzi con l’obiettivo di inserire i Pasdaran nella lista dei terroristi. È inaccettabile che non sia ancora stato fatto tutto questo.

Il sì del presidente Joe Biden all’ipotesi che l’Ucraina possa colpire in Russia come la vede?

La mia posizione è aderente a quella espressa dal nostro governo. Credo che oltrepassando certe linee rosse si rischi seriamente un’escalation in Ucraina e non solo. Così come occorrerebbe, a mio modo di vedere, avviare un ragionamento sull’opportunità di inasprire le sanzioni verso la Russia. Il rischio che da questi provvedimenti venga fortemente penalizzata anche l’Europa è molto alto.

A proposito di Europa, la vostra proposta politica che sensibilità intercetta?

Gli Stati Uniti d’Europa sono una proposta plurale, in grado potenzialmente di catalizzare un parterre ampio di sensibilità, peraltro molto trasversali. Non siamo ideologici e, a ogni iniziativa politica, anteponiamo il pragmatismo. In particolare sulle questione geostrategiche – dalla Difesa alla politica estera comuni – penso non ci saranno problemi a portare avanti iniziative provenienti anche dalle forze di centrodestra. Contare di più a Bruxelles, per l’Italia, è essenziale. Non abbiamo più tempo.

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Di ritorno da una missione in Israele, la deputata di Italia Viva racconta a Formiche.net la sua esperienza facendo un punto della situazione sul conflitto e cercando di scardinare la retorica di Hamas. I terroristi vogliono isolare Israele facendolo apparire come carnefice agli occhi della comunità internazionale, sabotando gli Accordi di Abramo. Ma ci si dimentica del 7 ottobre. Usare le armi contro la Russia? Serve cautela: si rischia l’escalation

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