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Le tensioni sembrano allentarsi nelle due aree di confronto geopolitico del Mediterraneo Orientale e del Mar cinese meridionale. Sarà una coincidenza o sarà perché la violenta contrapposizione di pretese marittime alla lunga non paga, ma sia Grecia e Turchia che Cina e Filippine hanno mitigato i toni. Se così è, bene ha fatto l’Italia a non schierarsi apertamente nelle relative dispute. Vediamo di cosa si tratta.

In un recente comunicato, il ministro degli Esteri ellenico ha dichiarato che lo scorso 22 luglio c’è stata la presenza simultanea di navi della Marina greca e della Marina turca durante le operazioni preliminari alla posa di un cavo sottomarino in fibra ottica tra Creta e Cipro, da parte della società italiana Elettra Tlc spa, con la posacavi “Teliri”. L’area interessata ricade nella Zee greca come delimitata con l’Egitto nel 2020, ma si sovrappone a quella pretesa dalla Turchia a seguito del memorandum con la Libia del 2019.

Di nuovo c’è che le unità greche e turche, piuttosto che adottare manovre aggressive, si sono messe in comunicazione diretta per chiarire la situazione. Anche perché, esse erano già a conoscenza delle attività della posacavi. La Elettra Tlc aveva infatti richiesto l’autorizzazione ad entrambi i Paesi e aveva ricevuto il consenso da parte di Atene.

In sostanza, nel caso in esame, Grecia e Turchia, senza far venir meno le reciproche pretese sulla stessa zona di mare, hanno adottato quelle misure di confidenza reciproca che da tempo la Comunità internazionale e la Nato raccomanda loro. Qualcosa di simile, in termini di de-escalation navale, è avvenuto nel Mar cinese meridionale (Scs) dopo le recenti azioni aggressive della Guardia costiera cinese verso la Marina filippina (qui l’articolo).

Inaspettatamente Pechino ha infatti comunicato che si asterrà per motivi umanitari dall’interferire sul rifornimento dell’equipaggio del “Sierra madre”, unità militare posizionata da Manila nel 1999 su un bassofondo rivendicato anche dalla Cina.

Un gentlemen’s agreement in tal senso sembrerebbe essere stato provvisoriamente raggiunto dai due Paesi; le Filippine chiariscono, tuttavia, che questo non implica assolutamente la rinuncia alle loro legittime pretese sulla Zee ove ricade l’area contesa.

L’iniziativa cinese potrebbe collocarsi nel framework della Declaration on the conduct of parties in the South China sea dell’Asean sottoscritta da Pechino nel 2002, anche se le sue reali finalità politiche potrebbero essere altre.

Stante l’incertezza del quadro giuridico della disputa del Scs deve comunque apprezzarsi il fatto che il nostro Paese, pur avendo inviato in area il gruppo navale del “Cavour” per partecipare a varie esercitazioni con i Paesi alleati, si è sinora astenuto dal condurre operazioni navali attive di contestazione di pretese cinesi limitative della libertà di navigazione o contrastanti con i diritti degli Stati confinanti.

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