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Alitalia? “L’avrei fatta fallire e, una volta depurata dai debiti, sarebbe stato più agevole ricominciare così come fatto da Belgio e Svizzera”. Innocenzo Cipolletta, economista e dirigente d’azienda (fra i vari incarichi che ha ricoperto è stato, dal 2006 al 2010, presidente delle Ferrovie dello Stato) non usa giri di parole per commentare il salvataggio della compagnia di bandiera italiana. In occasione della rassegna “Ara Pacis” curata da Enrico Cisnetto ha criticato aspramente le scelte della politica e del Tesoro sulla compagnia e ha ripercorso i momenti salienti del piano Fenice.

Svolta
Il manager ricorda il travaglio dei giorni in cui fu chiesto ai “patrioti” di intervenire nel piano Fenice. E racconta che quando lui faceva notare ai patrioti che sulla tratta Roma-Milano sarebbero sorti non pochi problemi per Alitalia vista la concomitanza dell’alta velocità con le Frecce, “mi rispondevano di non preoccuparmi, ci avrebbero pensato loro: e si è visto poi cosa è accaduto”. Il racconto, postumo, è utile per ricostruire anche il rapporto esistente negli altri Paesi tra vettori diversi.

Francia
In Francia, ad esempio, dove le Ferrovie non hanno partecipazioni in Air France, lo Stato ha stabilito che per coprire tratte inferiori alle tre ore non si allestisca un volo “ma ci pensa il treno ad assicurare il collegamento”. Con il doppio vantaggio, per tutte le parti in causa, di un servizio all’altezza offerto ai cittadini e di una mancata concorrenza tra aereo e treno. Ciò che invece è accaduto per Alitalia, con una perdita notevole proprio causata dal mancato raccordo con Ferrovie dello Stato sul collegamento tra il capoluogo lombardo e la Capitale.

Poste
Sull’intervento di Poste Italiane Cipolletta si mostra scettico. La strada da seguire sarebbe dovuta essere quella del fallimento di Alitalia, ragiona, per evitare di avere così come nei fatti c’è oggi, una bad company con debiti (perde 1,6 milioni al giorno) e con il rischio che il contributo di Poste possa esaurirsi al luglio 2014, quando i nodi torneranno irrimediabilmente al pettine. Depurazione, invece, è la parola d’ordine che sarebbe utile per far nascere un’azienda “pulita grazie al fallimento”. Una pratica che in economia è diffusa, aggiunge, “proprio come uno strumento di depurazione”.

Iva e Imu
C’è spazio anche per altre due note dolenti per politica e cittadini: Imu e Iva. Secondo Cipolletta l’aumento dell’Iva è l’unico mezzo per evitare la ritorsione di altri balzelli come la service tax, ma è sulla tassa sulla casa che si concentra la sua critica. Asserisce che mai avrebbe eliminato la prima rata dell’Imu, così come deciso dal governo, perché avrebbe impedito il rischio di soluzioni rabberciate per far quadrare i conti nel paese, così come accadrà in occasione della legge di stabilità.

twitter@FDepalo

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