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I prezzi alti della luce per le piccole e medie imprese, il fisco, la Robin tax e il peso dell’Imu sulle centrali che rischia di diventare insostenibile. Per non parlare della caduta dei consumi, che ci hanno portato indietro di 10 anni e addirittura al 1994 per quelli delle industriali.

Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, la materia la conosce così bene che sentirlo è quasi distensivo. Sentirlo parlare dello stato dell’arte del sistema elettrico italiano però di sicuro non lascia tranquilli: e i problemi li ha snocciolati  ieri uno dopo l’altro sul tavolo della commissione Industria di Palazzo Madama, prima, e di Montecitorio, dopo.

Il problema prezzi per le Pmi

“Le piccole e medie imprese pagano in Italia i prezzi più alti dell’elettricità – dice Testa – A subire il peso maggiore sono proprio quelle piccole e medie imprese che costituiscono l’asse portante del tessuto industriale italiano”, insieme “alla crescente platea di consumatori domestici che risultano oggi penalizzati per aver voluto rivolgersi alle piu’ avanzate tecnologie di efficientamento energetico”.

Insomma per il manager ‘energetico’ un consumatore domestico ‘tipo’ si trova di fronte a “prezzi generalmente inferiori rispetto a quelli praticati nella maggior parte degli altri Paesi europei”; mentre i grandi consumatori industriali “godono in Italia di un sistema di criteri di fissazione dei prezzi che producono risultati finali non significativamente distanti da quelli dei maggiori competitori”.

Il problema è “quello dei prezzi che gravano sulla vasta platea dei consumatori che si collocano tra questi due estremi. Si tratta di centinaia di migliaia di utenze industriali di piccole e medie dimensioni, ma anche di altre centinaia di migliaia di utenze del settore terziario, dagli uffici alle aree commerciali, e di consumatori domestici che si sono dotati di utenze con potenza impegnata superiore ai 3 kW (Kilowatt)”. La conclusione è che “i prezzi medi sono in Italia superiori, con effetti sul sistema economico per diverse categorie di consumatori”.

Il peso del fisco, Robin tax e Imu

La Robin Tax, spiega Chicco Testa, “contribuisce a ridurre e in certi casi ad annullare i margini delle imprese del settore, le quali devono ormai fare i conti con vere e proprie crisi aziendali. Si tratta di un arbitrario aumento della pressione fiscale riservata ad un singolo comparto”. A questo bisogna aggiungere che “l’attuale fase di congiuntura economica, con le evidenti ripercussioni in termini di forte riduzione dei consumi, sta incidendo negativamente sulla redditivita’ dell’intero settore industriale elettrici”. Tra gli i fattori che incidono non si può fare a meno di considerare l’impatto dell’Imu, che “rischia di divenire insostenibile”. Sarebbe per questo “auspicabile” un intervento normativo per sollevare dal pagamento dell’Imu le centrali termoelettriche “inattive o sottoutilizzate”.

Oneri e incentivi rinnovabili

La composizione degli oneri di sistema – ha osservato l’ex presidente di Enel – vede un peso ormai determinante degli incentivi alle fonti rinnovabili, in particolare del fotovoltaico, giunto a sfiorare i 7 miliardi di euro annui. Il risultato è che circa metà del totale della “fattura elettrica”, stimabile in circa 40 miliardi di euro annui, è dovuto ad incentivi, altri oneri accessori, costi diversi, imposte e tasse.

Consumi in discesa, indietro di 10 anni

“Per la prima volta dalla sua nascita – rileva il presidente di Assoelettrica – il sistema elettrico italiano vedrà quest’anno una nuova caduta dei consumi finali, la seconda consecutiva dopo quella registrata nel 2012”. “Si prevede – aggiunge – che la domanda di energia elettrica si assesterà poco sopra i 290 TWh (Terawattora). Un valore che ci riporta al 2002 e che deve essere confrontato con i 430 TWh prospettati nel 2003 per il 2013 assumendo scenari di crescita limitata”.

Ma non finisce qui. Per Testa la cosa “ancora più grave è che i consumi industriali scenderanno al di sotto dei 130 TWh, un valore analogo a quello del 1994. Se il crollo della domanda complessiva non è stato altrettanto drastico lo si deve soltanto al settore terziario, la cui richiesta continua a crescere lievemente”.

Offerte su mercato consentono risparmi

“In termini di prezzo dell’energia elettrica, attualmente diverse offerte commerciali consentono già risparmi economici apprezzabili rispetto al mercato tutelato – osserva Chicco Testa – come è possibile constatare attraverso il Trova Offerte del sito web dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas”. A questo proposito, l’ex presidente di Enel, parlando dello studio dell’Authority sui consumatori domestici che in regime di maggior tutela avrebbero prezzi migliori, dice che “solleva alcune perplessità” sia per “le dimensioni del campione” sia “il periodo di riferimento ormai lontano (il 2011) e perché non sono stati presi in considerazione i diversi benefit di cui i consumatori possono fruire”.

La scossa auspicata da Testa per il sistema elettrico

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