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“Berlusconi ha ragione come uomo, ma sbaglia come uomo politico” e il “Pd non ha mai accettato la prospettiva di una vera pacificazione nazionale”. È l’opinione di Giovanni Di Capua, giornalista, scrittore e storico dalla lunga esperienza che sulle ultime vicende con al centro il leader del Pdl ha una lettura controcorrente. Lettura che Formiche.net ha voluto approfondire.

Professore, come spiega l’ultimo “folle gesto” di Berlusconi che alla fine si è concluso con un dietrofront?
Berlusconi si è infuriato per la limitazione della sua libertà personale. Come non manifestargli solidarietà a livello umano? Ma come politico deve essere più prudente perché il mondo non finisce con lui. Detto ciò, la sua decisione sulle dimissioni dei ministri Pdl era un segno di protesta verso i giocolieri dei conti pubblici che per cinque mesi hanno tenuto impegnata l’informazione economica sul sì e il no all’Imu, sull’Iva al 21 o al 22%. E verso la pretesa del Pd di avere solo colleghi compiacenti e genuflessi alla divinità della stabilità. Le larghe intese hanno senso solo se fondate su un’effettiva pacificazione nazionale. Aggiungo che il dietrofront di Berlusconi ha spiazzato il Pd e ridimensionato l’ala del Pdl che sembrava marciare gioiosamente verso una scissione. Ora nel Pdl possono contarsi più correnti, sempre meno di quelle presenti nel Pd.

Ora il Pd dovrà continuare a governare con Berlusconi. Che convivenza sarà? Alessandra Moretti del Pd ha già chiarito che gli interlocutori d’ora in poi saranno i “moderati” del Pdl, non più il Cavaliere.
Il Pd non ha compreso di essere in minoranza nel Paese. La pacificazione nazionale è una grande occasione ed è stata avanzata per la prima volta da Berlusconi nella notte stessa dei risultati elettorali. Il Partito Democratico l’ha respinta inizialmente e ci è stato trascinato per i capelli cinque mesi fa. Ma l’ha sempre rifiutata. La realtà è che preferisce starsene per conto proprio o assorbire ciò che c’è a sinistra, è fiero della propria presunta “diversità antropologica”. È un partito dai mille volti in cui le poche minoranze cattoliche le considero dei prigionieri politici consegnati al potere post-comunista.

Anche il Pdl ha dimostrato oggi di avere più di un volto. Scissione all’orizzonte? E l’elettorato di centro-destra chi seguirà?
Ogni evento traumatico procura delle reazioni che possono anche svilupparsi a catena. L’ipotesi della scissione mi sembra azzardata, credo di più in un distacco silenzioso e mesto verso altre forze politiche e svilupparsi in modo imprevedibile. Comunque dubito che ci siano parlamentari del Pdl che possano portarsi dietro voti, tenendo conto che nessuno di loro ha una sua autonomia o grande forza elettorale. Mi sembra più probabile l’utilizzazione strumentale del dissidente da parte degli avversari. E chi l’accetterà, è da considerarsi a fine carriera politica: è nella logica della storia della democrazia repubblicana.

Nel suo ultimo intervento su Formiche.net ha scritto che non c’è nessuna eredità elettorale giacente a Berlusconi da spartire. Non crede che esponenti moderati del Pd come Letta o Renzi possano attrarre i voti dei moderati del Pdl?
Ciò può avvenire a livello di singole persone ma non in maniera organizzata. Letta e Renzi in un certo modo “concorrenti” alle scorse primarie, lo risaranno alle prossime per la premiership con progetti diversi. Anche se non vedo una luminosa strategia generale né nell’uno né nell’altro. Entrambi possono ricercare arricchimenti elettorali nel magmatico astensionismo e dovrebbero preoccuparsi di recuperare voti andati a Grillo e non espressione di estremismo ciarliero.

La nuova Forza Italia farà parte di un nuovo rassemblement moderato in nome del Ppe?
Deve farlo, è l’unica prospettiva seria per il partito, è un dovere del gruppo dirigente andare in questa direzione. Berlusconi rimarrà come capo esterno della nuova Forza Italia. Può aggrapparsi al vittimismo ma sbaglierebbe nell’abbandonare i toni moderati e nel tagliare i rapporti con l’Udc, Scelta civica e i cattolici del Pd.

Ma fino a quando Berlusconi resterà a capo del centro-destra? Non crede ci sia un problema di successione che va affrontato?
È un tema molto difficile e delicato. Berlusconi non ha eguali e la sua squadra è composita, ha troppe pulsioni non omogenee. Un erede politico non si inventa al momento. La soluzione a questo problema è comunque nelle mani di Berlusconi, non può farlo nessun altro. E non può che realizzarsi su motivazioni politiche coerenti e individuando personalità che non siano prive di caratura e credibilità politica. Ovviamente non lasciando la successione alla figlia, benché ottima e valente imprenditrice. Non è in questi termini che si regge un grande partito politico.

Chi sbaglia tra Berlusconi, i dissidenti Pdl e il Pd. La versione di Di Capua

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