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Poca Europa. Molta politica interna. E’ questo il bilancio delle ultime settimane di campagna elettorale. L’establishment teutonico ha paura di esprimersi sul futuro dell’unione monetaria e, piuttosto che alienarsi i voti preziosi degli elettori, preferisce tacere. Anzi, laddove è stata tentata un’operazione-verità sulla necessità di nuovi aiuti alla Grecia, si è subito avvertito il rischio di strumentalizzazioni da parte degli avversari.

Meglio quindi non toccare capitoli spinosi come quello ellenico. Non fosse stato per Schäuble, la Cancelliera non vi avrebbe probabilmente mai fatto riferimento, se non per ripetere che Atene deve continuare a fare sforzi per migliorare la competitività del proprio sistema economico. Nel dubbio, quindi, meglio parlare di temi che preoccupano i tedeschi almeno tanto quanto il destino della moneta unica, ma che almeno non toccano direttamente la pancia del paese e non accrescono le possibilità dell’Alternativa per la Germania (AfD) di entrare al Bundestag.

In particolare, l’opposizione rosso-verde ha puntato molto sull’efficacia del capitolo fiscale del proprio programma: più imposte sui redditi e i patrimoni per finanziare investimenti in infrastrutture, istruzione e assistenza. La classica ricetta progressista. All’inizio, sembrava poter piacere agli elettori. Poi anche i tedeschi hanno capito che quella di socialdemocratici ed ecologisti sarebbe stata una mazzata fiscale non da poco.

L’SPD vuole introdurre una imposta patrimoniale, senza tuttavia indicare la cifra a partire dalla quale essa verrà applicata. I Grüne, invece, più coraggiosamente, hanno indicato anche una cifra (1 milione di euro), scatenando la reazione di risparmiatori e piccoli e medi imprenditori. La CDU/CSU, con un programma salomonico, che promette di non aumentare le imposte (ma neanche di ridurle) e di lottare in Europa per maggiore armonizzazione fiscale e prosciugare i paradisi fiscali, si è mantenuta prudentemente al centro, senza precludersi la possibilità di alleanze né a sinistra, né a destra.

Ecologisti e socialdemocratici, d’altra parte, vorrebbero andare ben oltre la patrimoniale. Nel programma verde si trova anche l’eliminazione delle aliquote agevolate IVA per hotel e fast-food, l’aumento dell’imposta di successione, l’aumento dell’aliquota marginale massima al 49% per redditi a partire da 80.000 euro. A partire da 60.000 euro si applicherebbe, invece, un’aliquota marginale del 45%. Meno punitivo il programma dei socialdemocratici che vorrebbero portare l’aliquota marginale più elevata al 49% ma a partire da redditi di 100.000 euro (200.000 euro per le coppie).

Accanto alle misure di inasprimento fiscale, l’opposizione ha in programma di aggiungere nuove regolamentazioni al mercato del lavoro, altro tema particolarmente caldo del confronto politico. I rosso-verdi intendono approvare un salario minimo generalizzato di 8,5 euro a livello federale, aumentare il sussidio di disoccupazione Hartz IV, dare più diritti ai lavoratori interinali, riformare i minijobs in modo da renderli meno convenienti a livello di pressione contributiva. Socialdemocratici e verdi hanno in programma anche un giro di vite sulla contrattazione aziendale. Almeno su questo, la CDU non sembra disposta a fare molti sconti. In una eventuale grande coalizione i rapporti di forza non saranno determinati soltanto dal risultato di lista, ma anche dalle personalità che entreranno in un gabinetto rosso-nero. La CDU è già da tempo sulla via della “socialdemocratizzazione”, mentre l’SPD oscilla ambiguamente tra le correnti destra e sinistra del partito. Come nel quadriennio 2005-2009 ad avere l’ultima parola sarà comunque sempre la signora Merkel

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