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“La riforma della giustizia contempla molteplici aspetti, tra cui l’amnistia, che sul piano tecnico è ineccepibile e può essere decisiva per affrontare il sovraffollamento carcerario. Ma il problema attiene alla volontà politica del Parlamento”. Prima di intervenire al convegno dal titolo “Una pena per redimere in una società più sicura” organizzato dal Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini, il Guardasigilli Anna Maria Cancellieri conferma la sua apertura all’approvazione di un provvedimento generale di clemenza, per superare le piaghe storiche del pianeta giustizia: i milioni di processi civili e penali pendenti che soffocano i tavoli dei magistrati e le aule dei tribunali vanificando la certezza del diritto, e la realtà dei nostri penitenziari incompatibile con gli standard di civiltà e umanità. Ma una norma che condonasse il reato e la pena in forma retroattiva coinvolgerebbe il condannato Silvio Berlusconi. Il quale si vedrebbe sollevato dalle dure sanzioni penali e interdittive inflitte dalla Corte di Cassazione e riuscirebbe, almeno per ora, a esercitare il ruolo politico tanto rivendicato.

Alfano prudente su misure di clemenza 
Se il leader carismatico del centro-destra non ha mai nascosto di prediligere l’approvazione di un atto di amnistia, il suo “delfino” alla guida del PDL Angelino Alfano non ne fa menzione. Protagonista del confronto promosso da Comunione e Liberazione, il responsabile dell’interno allarga la prospettiva alle tematiche sociali connesse all’emergenza carceri, a partire dai flussi di cittadini immigrati che sbarcano sulle coste italiane in fuga dalla disperazione ma che spesso precipitano nella spirale della criminalità arrivando a costituire un terzo degli oltre 66mila detenuti. “Per coniugare libertà, accoglienza e sicurezza, l’Italia non può restare abbandonata da un’Europa che ci impone troppo offrendoci troppo, visto che tra il 2011 e il 2012 per fronteggiare le ondate provocate dai rivolgimenti del Nord Africa il nostro Paese ha speso 1 miliardo e 200 milioni mossa dalla sua vocazione all’accoglienza”.

Valore che va coniugato con il bisogno di sicurezza, per cui vi è un’unica strada: “Poiché il tasso di recidiva dei condannati coinvolti in percorsi lavorativi fin dalla detenzione si riduce al 2 percento, è necessario recuperarli tramite un’attività retribuita legata al rendimento, con obblighi e tasse”. È la via che “concilia il giusto risarcimento per l’ingiustizia compiuta con i principi di umanità che devono guidare la pena secondo la Costituzione”. Carta che prevede la nozione di “giusto processo”, e implica la riduzione della custodia cautelare in carcere, “troppo spesso stravolta come anticipazione della pena per migliaia di cittadini risultati innocenti”. Fin qui si spinge Alfano. Nessun richiamo a indulto né amnistia, o a un’improbabile grazia presidenziale capace di “salvare” il Cavaliere.

Cancellieri e Mauro favorevoli all’amnistia 
Fautori convinti di un provvedimento di amnistia, sia pur per ragioni differenti, sono altri due rappresentanti del governo. Rivendicandone la piena validità sul terreno legislativo, Anna Maria Cancellieri ricorda con gratitudine la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha imposto un termine obbligatorio all’Italia per fuoriuscire dall’illegalità in cui versano le sue carceri: “Ci ha messo con le spalle al muro in coerenza con la Costituzione, che vieta la tortura e i trattamenti inumani nell’espiazione della pena. Principio che il paese di Cesare Beccaria ha da tempo dimenticato”. Il Guardasigilli si chiede se “restare 22 ore consecutive in celle al di sotto dei 3 metri quadri, facendo tutto compreso mangiare, non alimenti inevitabilmente la vocazione a delinquere una volta rientrati nella comunità civile”. Per questo ritiene indispensabile proseguire nella depenalizzazione di taluni reati tramite lavori socialmente utili, valorizzare il personale umano che vive a contatto con i detenuti, costruire nuovi penitenziari dotati di spazi e luce adeguati per respirare, operare, socializzare, formarsi. Un pacchetto di proposte valide “al limite anche per i condannati all’ergastolo, per dare una speranza di dignità umana ai detenuti senza fine pena e valutare un’estrema opportunità di redenzione”.

Più orientata allo sblocco dell’impasse provocato dal tema dell’agibilità politica di Berlusconi è la proposta di amnistia e indulto lanciata dal titolare della difesa Mario Mauro. Che immagina una via d’uscita politica analoga a quella realizzata nel dopoguerra con il provvedimento di clemenza promosso da Palmiro Togliatti per gli esponenti e gli aderenti al regime fascista: “Perché la nostra è un’emergenza economico-sociale più complicata rispetto all’epoca stessa della Ricostruzione”.

La valutazione contraria di Violante e del Pd 
Per condurre in porto un provvedimento di tale respiro è necessaria una maggioranza dei due terzi in entrambi i rami del Parlamento. Requisito per ora assente. Acclarata l’ostilità del Movimento Cinque Stelle, l’interlocutore privilegiato sarebbe il Partito democratico. Che a più riprese e per bocca del suo più prestigioso rappresentante in materia di giustizia, Luciano Violante, ha bocciato l’iniziativa. L’ex presidente della Camera lo aveva fatto esattamente un anno fa proprio a Rimini, quando aveva denunciato il carattere “temporaneo e superficiale di una misura che non rimuove le radici profonde dell’orrore nelle carceri”. Anziché ricorrere a “interventi-tampone tipici di regimi autoritari come quello fascista autore di 51 amnistie in 22 anni”, il giurista esortava a una riflessione sulla pena e sull’introduzione del “numero chiuso nei penitenziari”. Temi su cui ritorna aggiungendo che “i trattamenti detentivi contrari ai principi di umanità non devono essere scontati”, indicando l’istituzione di “un commissario straordinario per il lavoro in carcere e di un garante nazionale per i detenuti”, suggerendo un utilizzo ampio del braccialetto elettronico e il ricorso alle video-conferenze per i processi oltre il primo grado.

Berlusconi, Cancellieri non chiude all'ipotesi amnistia

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