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Viviamo un’epoca di transizione: la crisi economica e finanziaria è il crinale, il prima non può perdurare, il dopo è pieno di incognite.

Come chiunque vivo immerso nella realtà quotidiana, combattuto tra il perseverare di vecchi schemi e la necessità di ridisegnarne di nuovi, la paura di abbandonare strade vecchie e polverose ma note, e il desiderio di abbracciarne di nuove ma incerte.

Piccoli grandi segnali illuminano una realtà asfittica. Piccoli perché non sempre hanno le prime pagine dei giornali, grandi perché  sono contemporaneamente granelli di sabbia che inceppano il motore vecchio e fiori nel deserto che creano speranza per chi ha voglia di sognare guardando avanti.

Qualche giorno fa Obama, che fino a quel momento non aveva brillato per capacità di intervento sulle questioni ambientali, ha aperto il tanto atteso discorso alla Georgetown University, con le seguenti parole “Come presidente, come padre e come americano io sono qui per dire: dobbiamo agire (…) ed è per questo che oggi annuncio un nuovo piano nazionale di azione per il clima”.

Serve un coraggio da leoni per pronunciare la parola “clima” negli Stati Uniti nel paese più democratico del mondo ma sicuramente anche uno dei più aggressivi con l’aria che respiriamo. Se poi la parola clima è preceduta dalla parola “azione” tutti sanno che da quel giorno in poi, anche se le lobby dell’energia e del petrolio dovessero vincere ancora qualche battaglia, ormai la strada ha preso una svolta.

Il miglior discorso sui cambiamenti climatici mai tenuto da un presidente, come citato dal Nobel per la Pace Al Gore, è stato seguito appena il giorno successivo dalle affermazioni della World Bank sui tagli agli investimenti e prestiti in centrali a carbone. Anche questo un piccolo, piccolissimo segnale che però porta con se il seme dell’azione.

Qualche giorno prima invece il G8, rivelatosi per le strategie globali un po’ sottotono, era stato aperto da un incontro preliminare voluto fortemente da Cameron che ha trattato di temi misteriosi per i più, ma che rappresenta un segnale importante per il futuro. Si è parlato infatti di finanza sociale e più in particolare di Impact Investing e Social Impact Bond, cioè di strumenti finanziari che rimettono il denaro e i relativi rendimenti economici  al servizio del bene comune: lo sviluppo sociale, dei territori e delle comunità.

Così il GIIN Global Impact Investing Network  con oltre 90 firmatari ha distribuito una lettera in cui si afferma che la dimensione dei nostri problemi globali eccede grandemente le risorse a disposizione allocate per risolverle. L’Impact Investing promette di intercettare la potenza dei mercati sbloccando capitali nuovi che possano essere di supporto alla filantropia e ai fondi  messi a disposizione dalle istituzioni nazionali e internazionali, anzi si afferma che una forte collaborazione tra investitori e istituzioni governative possa fornire un grande servizio alla società.

Tra i firmatari Goldman Sachs, JP Morgan, Deutsche Bank, Credit Suisse solo per citarne alcuni.

Il cambiamento profondo è ancora lontano, ma direi che con buona pace di Friedman e della scuola di Chicago possiamo guardare avanti con fiducia, ad una finanza che torna ad avere un senso e un significato.

Ecco è proprio questa parola l’essenza che lega questi segnali, la necessità di ricreare un terreno di collaborazione tra tutti. Con tutti intendo proprio tutti: istituzioni, finanza, cittadini, associazioni e imprese.

Perché la prima cosa che questa crisi ha denunciato è che la risposta ai bisogni egoistici di ognuno non crea valore sociale e ambientale, ma anzi lo distrugge.

Con questi piccoli segnali stanotte vado a letto e cercherò di sognare un Rinascimento Verde, un periodo d’oro in cui ognuno fa la sua parte con responsabilità, valorizzando nuovi uomini capaci di innovare, e sottolineo nuovi, e di ricreare un nuovo rapporto di fiducia tra la gente e con la Terra.

Poi domattina mi sveglierò e cercherò di far anch’io la mia parte perché come dice Papa Francesco “La parola sola non basta. La parola senza la testimonianza è aria”.

Ho fatto un sogno: nasceva silenzioso un Rinascimento Verde

Viviamo un'epoca di transizione: la crisi economica e finanziaria è il crinale, il prima non può perdurare, il dopo è pieno di incognite. Come chiunque vivo immerso nella realtà quotidiana, combattuto tra il perseverare di vecchi schemi e la necessità di ridisegnarne di nuovi, la paura di abbandonare strade vecchie e polverose ma note, e il desiderio di abbracciarne di nuove…

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