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Non si sa se la grande euforia del premier Enrico Letta sia giustificata o meno, ma la decisione della Commissione europea di concedere più flessibilità per gli investimenti all’Italia rappresenta comunque un piccolo passo nella giusta direzione. Un passo però troppo piccolo, almeno secondo quanto sottolineato in una conversazione con Formiche.net dall’ex sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo.

Nella valutazione dei bilanci nazionali per il 2014 e dei risultati di bilancio per il 2013, sempre nel pieno rispetto del Patto di stabilità, la Commissione europea permetterà caso per caso deviazioni temporanee dal percorso di deficit strutturale verso gli obiettivi di medio termine fissati nelle raccomandazioni specifiche per Paese. Queste deviazioni, ha sottolineato il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, “dovranno essere collegate alla spesa nazionale su progetti cofinanziati dall’Ue nell’ambito della politica di coesione, delle reti transeuropee Ten o di Connecting Europe”.

Una timida golden rule

“Il meccanismo – sottolinea a Formiche.net Polillo, che non si sbilancia su quanto possa valere effettivamente la partita per l’Italia – prevede l’introduzione, in minima parte, del principio della golden rule, proprio come succede in Gran Bretagna, dove la spesa per investimenti viene sottratta dal deficit di bilancio. Di fronte ad un debito elevato infatti cresce anche il livello infrastrutturale del Paese. In questo senso quel debito aggiuntivo non penalizzerà le generazioni future, perché non si tratta di debito alimentato da spesa corrente”.

Le diversità nella gestione contabile

Ma perché si apre alla golden rule in questo modo e non si accetta una disciplina a carattere generalizzato? “La classificazione delle spese in conto capitale – prosegue – è molto diversa tra Paesi europei. E finché non si arriverà, con il Two Pack, a una griglia più definita di uniformità contabile a livello europeo, sarà difficile un’applicazione di questo principio a livello generalizzato. Del resto, sul tema intervengono fattori politici ed è impossibile fare previsioni sulla tempistica per superare le difficoltà nella contabilizzazione. E’ per questo che l’Ue nel frattempo ha individuato delle tipologie di investimento che è in grado di controllare, e cioè il cofinanziamento dei fondi strutturali che gravano sul bilancio dello Stato e che devono finanziare le grandi rete europee, quelle materiali ferroviarie e stradali e quelle immateriali per la banda larga, previste dall’agenda 2020 di Lisbona”.

Il fatto che ci siano delle risorse per il cofinanziamento, secondo l’ex sottosegretario all’Ecomomia, è un aspetto “senz’altro positivo: spesso l’Italia rischia di non poter utilizzare questi fondi comunitari (per dei progetti che devono essere finanziari per metà da Bruxelles e per l’altra metà dalle casse dello Stato) perché magari non ci sono margini nella finanza pubblica per pagare la propria quota”.

Le asimmentrie sempre maggiori

L’aspetto negativo della decisione di oggi di Bruxelles, per Polillo, è che non tutti i Paesi possono sfruttare questa occasione, ma solo quelli virtuosi. “In sostanza – osserva – si tratta di una vitamina che viene data alle persone che non ne hanno bisogno, come la Germania, già in surplus. Possono goderne i Paesi che rispettano il parametro del 3% del rapporto deficit/Pil in termini nominali e che hanno un bilancio strutturale compreso tra un -0,5 e un -1%. I Paesi virtuosissimi, in poche parole”.

Gli Stati che potranno beneficiarne? “Nel 2014, secondo le previsioni della Commissione europea, saranno solo 5 o 6. Tutti gli altri rimarranno alla finestra a vedere chi banchetta. Non si fa altro che accentuare le asimmetrie, perché sono proprio i Paesi che fanno deficit ad essere più in crisi dal punto di vista dell’economia reale, e che, quindi, avrebbero più bisogno di liquidità aggiuntiva”.

Il fattore terremoto

“Ma secondo le previsioni della Commissione europea nel 2014 l’Italia avrà un deficit strutturale del -0,7%, siamo quindi sulla border line per poter beneficiare di quelle risorse. E che l’Italia riesca a mantenere un deficit inferiore al 3%, condizione necessaria secondo Bruxelles, me lo auguro, ma non ci giurerei. La speranza viene dalle parole del presidente Barroso secondo cui la valutazione verrà fatta caso per caso, e in questo senso noi abbiamo qualche freccia nel nostro arco, perché si potrebbero sottolineare le spese per il terremoto dell’Emilia, che non è stato ancora considerato un fattore speciale per l’allentamento dei vincoli”, conclude.

Più flessibilità dall'Ue? Solo per gli Stati come la Germania

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