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Si intensifica il dibattito sul decreto Ilva discusso dal governo Letta in Consiglio dei ministri. Nonostante a Palazzo Chigi sieda un esecutivo di larghe intese, sono sempre meno i partiti, le associazioni di categoria e i giuristi che riconoscono l’appropriatezza del provvedimento che porterà al commissariamento dello stabilimento siderurgico di Taranto.

LE PERPLESSITÀ DEL PDL
A sfilarsi per primo è il Popolo della Libertà. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, in un’intervista al Corriere della Sera rilancia i dubbi degli industriali, preoccupati per quello che temono sia un “esproprio” che potrebbe fare scuola.
Come per diversi giuristi e ambientalisti, per Brunetta “il commissariamento dell’Ilva, così come delineato dal decreto del governo, presenta forti dubbi di costituzionalità in quanto rischia di portare all’espropriazione dell’impresa che frenerebbe ulteriori investimenti. Si tratta di un precedente grave che può produrre effetti non voluti. Per quanto a fin di bene, la normativa va corretta in Parlamento, con un provvedimento più rispettoso del mercato, che veda un commissariamento più breve nel tempo e che non sia estensibile ad altre aziende”.
Non meno tenero l’ex ministro del governo Berlusconi, Raffaele Fitto, che ha parlato di “esproprio di fatto”. “Sulla base dell’attuale testo non è necessario motivare il provvedimento di proroga” spiega l’esponente del Pdl.

Il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta e il premier Enrico Letta

L’APPELLO DI CASINI
Sul governo piovono anche le critiche preoccupate dell’esponente centrista, leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che chiede maggiori tutele per il diritto d’impresa. “Il compito del governo – sottolinea in un intervento sul Sole 24 Orenon è quello di intromettersi in un procedimento giudiziario (ancora nelle fase delle indagini preliminari). Piuttosto l’esecutivo deve garantire che i soggetti economici operanti in Italia corrispondano ai loro doveri senza che vengano calpestati i loro diritti”.

EFFETTO VALANGA?
Brunetta e Casini sembrano interpretare i vasti timori presenti nel mondo imprenditoriale e giuridico. Sempre dalle pagine del quotidiano di Confindustria, Carlo Altomonte, docente dell’economia dell’integrazione europea all’Università Bocconi, rimarca che il provvedimento che ha investito l’Ilva è “la punta di un iceberg di un problema molto ampio, e cioè la certezza del diritto che è uno dei principali temi da mettere sul tappeto per rilanciare gli investimenti” in Italia.

LA DIFESA DEL PD
Delle tre anime che compongono il governo, a difenderne l’operato pare essere rimasto solo il Partito Democratico. In un’intervista al Sole 24 Ore, il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, parla del decreto Ilva come di “una scelta giusta”.
Provando a smorzare le polemiche, De Vincenti precisa che non si tratta di un esproprio, come paventato dagli scettici, ma di “una procedura che riguarda e potrà riguardare solo casi straordinari”, aggiungendo che “nulla vieta che la norma possa essere ulteriormente precisata in Parlamento”.

Ilva, Ferrante: “Senza dissequestro a rischio continuità produttiva” (fonte video: Il Fatto Quotidiano)

Ilva, solo il Pd difende il decreto Letta

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