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Caro direttore, chiunque sia avvezzo ai palazzi della politica conosce bene le principali regole della professione parlamentare: mai dare nulla di scontato, mai chiudersi tutte le porte e valutare bene le diverse opzioni disponibili. Per la verità, in molti parlamentari vige anche un’altra regola spesso tradotta in triste consuetudine: salvarsi la pelle, dove per pelle si legga lo scranno.

All’apparenza, da questa premessa esce una fotografia piuttosto squallida dell’attività che definiamo “politica”, quella che poi determina giudizi negativi spesso affrettati e sommari, in particolare da neo disfattisti senza costrutto. Non di meno, occorre ricordare che i partiti politici altro non sono che associazioni tra persone accomunate da una medesima finalità, ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e l’espressione di ideali ed interessi per l’appunto “di parte”. Troppo spesso, il tentativo di imporre la propria visione, conservare e/o tutelare le proprie posizioni ha trasformato quella che dovrebbe essere una sana, costruttiva e, perché no, anche aspra e dura dialettica di confronto in un guerra di trincea dove l’antagonista di turno non è più visto come un avversario, bensì un nemico possibilmente da eliminare.

Senza scendere nella stucchevole questione delle responsabilità di una o dell’altra parte protagoniste del periodo storico che è identificato come Seconda Repubblica, sarebbe ipocrita negarne la sua principale, ahimè, caratteristica: ovvero la figura di Silvio Berlusconi e l’atteggiamento della sinistra italiana più preoccupata, in questi ultimi venti anni, nel tentativo di eliminarlo che a proporre una propria credibile visione alternativa.

Quindi, data la paralisi istituzionale (peraltro prevista …) in cui ci troviamo dopo le elezioni che fare? La realtà ci dice che tra saggi, grillini, tatticismi da tutte parti, legge elettorale e numeri insufficienti sarebbe il caso di recuperare un sano pragmatismo che necessita però di trascendere il passato, superare i pregiudizi e .. mettere finalmente il Parlamento ed il Governo nelle condizioni di lavorare. Il Paese è in una straordinaria condizione di emergenza. Nessun confronto è possibile con il passato: troppi dei nuovi eletti ancora guardano al passato, vomitandosi addosso accuse reciproche o assumendo posizioni dorotee ininfluenti, parlando genericamente di riforme avendo numeri da farmacista, penalizzando così la costruzione del futuro.

Tiriamo una riga, definitiva. Ed ecco che la soluzione potrebbe essere quella di un Cavaliere al Colle, che da una parte chiuda per sempre sterili questioni e dall’altra costringa il suo partito ad individuare un nuovo leader. Nel contempo, la contropartita politica potrebbe essere l’affidare il governo del Paese ad un toscano, a quel Matteo Renzi che, seppur ancora ingabbiato, ha dimostrato di saper ragionare in modo propositivo ed andare oltre ai vecchi schemi ed antichi steccati ideologici, capace proprio per questo motivo di ottenere consenso in maniera trasversale.

Rivalutare il significato positivo della parola “compromesso” sarebbe quanto mai utile, anzi necessario in questo momento per superare una paralisi che altrimenti non porta a nulla che non siano chiacchere, azioni infeconde e probabilmente ancora a perdite di tempo che non ci possiamo permettere. . Anche se, mi rendo conto, molti moralisti radical chic storceranno il naso schiavi dei loro pregiudizi, con gli occhi puntati sul passato e miopi sul futuro … occorre farlo, nonostante loro! Si sa, ci vuole coraggio: la forza di andare oltre.

Berlusconi al Colle, Renzi al governo. Ecco la mia soluzione anti-impasse

Caro direttore, chiunque sia avvezzo ai palazzi della politica conosce bene le principali regole della professione parlamentare: mai dare nulla di scontato, mai chiudersi tutte le porte e valutare bene le diverse opzioni disponibili. Per la verità, in molti parlamentari vige anche un’altra regola spesso tradotta in triste consuetudine: salvarsi la pelle, dove per pelle si legga lo scranno. All’apparenza,…

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