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Park Geun-hye è ufficialmente la prima donna presidente della Corea del Sud. Il capo di Stato ha prestato oggi giuramento. Per Park, 61 anni, si tratta di un ritorno alla Casa Blu, il palazzo presidenziale sudcoreano, dopo gli anni in cui di fatto fu la first lady del Paese accanto al padre, il dittatore Park Chun-hee.

La questione nordcoreana e l’economia sono stati i temi centrali del suo discorso d’insediamento. Park ha esortato il regime di Pyongyang ad abbandonare le “proprie ambizioni nucleari”. Dalla sua elezione a dicembre, il periodo di transizione tra una legislatura e l’altra e la formazione della squadra di governo sono stati influenzati dalle provocazioni della dinastia rossa dei Kim.

Prima del voto un test di tecnologia balistica a lungo raggio e all’inizio di febbraio il terzo esperimento nucleare, con la conseguente dura condanna internazionale, hanno condizionato la scelta degli esponenti del governo, in particolare hanno accelerato la nomina di Yun Byung-se, suo consigliere di lunga data agli Esteri, e del generale Kim Byung-kwan, alla Difesa, già sotto accusa dell’opposizione per un mancato pagamento delle tasse per un passaggio di beni al figlio 27enne, saldato soltanto una volta scoppiato lo scandalo. Al dicastero per la Riunificazione è invece andato l’esperto di questioni nordcoreane, Ryoo Kihl-jae, uno dei fautori della cosiddetta politica della fiducia con cui Park vuole allontanarsi dalla linea del muro contro muro tenuta da Seul durante il quinquennio della presidenza Lee Myung-bak.

Pur definendo il test nucleare nordcoreano “una sfida per la sopravvivenza e il futuro del popolo coreano”, Park ha espresso la speranza che Pyongyang possa diventare un governo responsabile che non getta via le proprie risorse in programmi nucleari e missilistici condannandosi a un isolamento autoimposto. Aperture sì, ma a condizione che il regime faccia passi indietro. Una linea che si discosta sia da quella del suo predecessore e di alcuni esponenti del suo stesso partito conservatore che nei giorni scorsi hanno parlato di necessità anche per Seul di dotarsi di armi nucleari, sia dal padre che sulla difesa dalla minaccia nordcoreana costruì la sua presa del potere governando con il pugno di ferro tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso e gettando allo stesso tempo le basi per la modernizzazione del Paese, oggi quarta economia dell’Asia.

Oltre alle minacce e alle provocazioni del giovane Kim Jong-un e dei suoi militari, Park ha affrontato il tema della crisi economica, esortando la nazione a raddoppiare gli sforzi contro le sfide poste a livello globale. La presidentessa ha puntato molto sul tema della felicità dei sudcoreani, riprendendo l’immagine di sé data in campagna elettorale, quella di una mamma del Paese e di tutti i cittadini.

Come scrive il Korea Times, la principale sfida per la presidentessa non sarà né la crisi finanziaria globale né la politica internazionale sia essa la Corea del Nord, la rinnovata volontà egemonica cinese o i tentativi giapponesi di recuperare il proprio rapporto con gli Stati Uniti. Park, scrive il quotidiano in inglese , dovrà mantenere la fiducia dei sudcoreani nei suoi confronti e unire il Paese, metà del quale a dicembre non votò per lei.

Chi è (e che cosa pensa del nucleare) la prima presidentessa sudcoreana

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