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Che cosa pensano i cittadini europei della crisi in atto nel settore automotive? Alcune risposte arrivano da una PollingEurope-ECR Group – Dicembre 2024_Focus Automotive, che ha interpellato 5000 cittadini appartenenti ai 27 stati membri. I risultati raccontano tutti i dubbi dei cittadini europei nei confronti delle politiche nate dopo la svolta Timmermans che ha deciso di proibire i motori endotermici entro il 2035, sostituendoli con i veicoli elettrici. Non mancano le sorprese.

Il sondaggio

Secondo il 37% degli intervistati le decisioni europee hanno creato non pochi disagi ai produttori, mentre secondo il 29% a recitare un ruolo è stata la concorrenza sleale cinese. Forti le perplessità verso i veicoli elettrici, dal momento che solo un europeo su 3 ritiene che le auto elettriche inquinino effettivamente meno rispetto ai motori a benzina o diesel; il 30% sostiene che non ci sia differenza e il 27% ritiene che le emissioni degli e-vehicles siano addirittura maggiori.

Queste posizioni sono confortate anche dalla percezione maggioritaria (58%), che non sia credibile che entro il 2035 i Paesi europei siano capaci di produrre sufficiente energia elettrica da fonti rinnovabili per alimentare tutte le auto elettriche. I francesi appaiono i più disillusi su tale questione. Se il 31% degli europei pensa che bisognerebbe in futuro scommettere sull’alimentazione elettrica, il 34% tifa per l’ibrido, mentre il 30% preferirebbe investimenti sull’idrogeno e il 24% sui biocarburanti. In sostanza gli europei, pur concordando che il futuro non sarà dei motori e diesel o a benzina, ritengono un rischio puntare tutto solo sull’elettrico e preferirebbero un approccio più laico verso la neutralità tecnologica.

Referendum su Timmermans?

Il 58% degli interpellati ritiene che il provvedimento che prevede il divieto di vendita delle auto a motori termici dal 2035 sia stata una mossa negativa, mentre il 34% lo reputa favorevole. Tra i contrari spiccano francesi, mentre gli spagnoli mostrano maggiori aperture. Di conseguenza, una larga maggioranza dell’opinione pubblica europea è d’accordo con l’ipotesi di una revisione della normativa, sia nell’ottica di prendere maggiormente in considerazione altre soluzioni, oltre quella elettrica, sia di prevedere tempistiche più allargate al fine di non penalizzare l’industria automobilistica europea rispetto ai concorrenti (come la Cina).

Si riapra la partita

Interpellato da Formiche.net a margine del convegno “Restart the engine”, svoltosi oggi al Parlamento europeo di Strasburgo, Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI al Parlamento europeo e vicepresidente esecutivo di ECR Party, osserva che si rende necessaria “una transizione graduale, impostata sulla neutralità tecnologica e sulla libertà di scelta dei consumatori”. L’obiettivo deve essere quello di “intervenire, non soltanto rinviando le multe ai costruttori che stanno generando una speculazione assurda a vantaggio ancora una volta dei produttori extra-Ue ma riaprendo l’intera partita”. Il riferimento, secondo l’eurodeputato meloniano, è ai giochi di palazzo che hanno impedito all’eurocamera di “dare una risposta definitiva su questo tema così significativo per il futuro industriale dell’Europa”.

Stop ai paraocchi

Il punto quindi è l’ideologia, come spiegato in occasione della presentazione del sondaggio dal ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso a Strasburgo: “Utilizzare tutte le tecnologie senza paraocchi ideologici, per rendere competitive le imprese europee e rendere più sostenibile l’ambiente”. Secondo il titolare del Mimit è possibile che ci sia un piano automotive europeo con incentivi e quindi risorse comuni sul fronte degli investimenti tecnologici delle imprese per recuperare ritardi rispetto a quelle di altri continenti. “Per esempio, sulla tecnologia elettrica con la Cina, ma anche sul fronte della domanda, perché gli incentivi di acquisto per avere efficacia devono essere omogenei e duraturi nel tempo, quindi europei. Servono incentivi europei”, ha osservato.

 Decarbonizzazione

“Blocco delle multe ai costruttori di auto, revisione della normativa sulle emissioni di CO2 già nel 2025 e riconoscimento del principio di neutralità tecnologica. Questi sono gli obiettivi concreti che il Governo di Giorgia Meloni, con il ruolo autorevole del Ministro Adolfo Urso, vuole raggiungere in Europa”. Secondo Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione Industria dell’Eurocamera,
“e’ di fondamentale importanza che non ci sia una sola strada per raggiungere la decarbonizzazione e l’elettrico non può essere la sola risposta ai problemi dell’industria dell’auto europea ma dobbiamo tenere in considerazione altri strumenti, come gli e-fuels o i biocarburanti”.

Gli europei sono dubbiosi sul motore elettrico. Fidanza chiede di riaprire la partita

In sostanza gli europei, pur concordando che il futuro non è dei motori e diesel o a benzina, ritengono un rischio puntare tutto solo sull’elettrico e preferirebbero un approccio più laico verso la neutralità tecnologica. Fidanza: “I giochi di palazzo hanno impedito all’eurocamera di dare una risposta”

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