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Con il partenariato strategico di marzo 2023, Italia e India hanno suggellato non solo una rinnovata collaborazione bilaterale ma anche la crescente intesa in ambito multilaterale, maturata grazie alla sequenza delle presidenze dei principali formati – dai rispettivi G20 del 2021 e del 2023, al G7 italiano del 2024 – e a una comune visione delle priorità, sia di metodo sia di agenda.

Non sfugge come la presidenza indiana del 2023 abbia costruito su alcune innovazioni introdotte dall’Italia nel 2021, come il nesso tra salute e finanza, il track culturale e il formato dedicato alla parità di genere, che hanno tutti trovato spazio nell’agenda di Delhi. Allo stesso modo, l’India ha ripreso e messo al centro della propria presidenza temi già trattati dalla nostra, quali lo sviluppo e la riduzione del debito, l’ottimizzazione delle banche multilaterali, l’inclusione finanziaria.

Più in generale, se all’Italia era spettato il compito di dimostrare il valore della cooperazione nel contesto della pandemia – a cui gli Stati avevano reagito facendo prevalere gli interessi nazionali sulla solidarietà internazionale – all’India è toccato quello di “salvare il multilateralismo”, evitando la spaccatura dei membri attorno al conflitto Russia-Ucraina e la marginalizzazione del G20 quale formato per ricercare soluzioni condivise ai problemi globali. Si tratta di sfide vinte sin qui, ma ancora aperte, che la presidenza italiana del G7 ha ben presenti e che intende affrontare, in linea con la tradizione multilateralista del nostro Paese, contrastando la dannosa retorica che contrappone l’occidente al resto del mondo.

Per questo, in continuità con quanto fatto dall’India (che ha anche lavorato, con il nostro pieno sostegno, affinché l’Unione africana diventasse membro a pieno titolo del G20), l’Italia ha messo il Sud globale al centro della propria agenda ed è pronta ad ascoltarne la voce che chiede sviluppo, inclusione e un quadro di regole in grado di riflettere meglio equilibri ed esigenze del contemporaneo.

Il focus è naturalmente l’Africa, con cui l’Italia intende lavorare in uno spirito di rispetto reciproco e su un piano di parità con strumenti come il Piano Mattei, che punta a investire nella transizione energetica e nelle nuove tecnologie per favorire una crescita sostenuta e sostenibile dell’economia del continente, oltre che per affrontare il nesso sviluppo-migrazione.

Guarda al Global south anche l’impegno della presidenza italiana a cercare soluzioni alle situazioni di crisi in atto, a ridurre i rischi sistemici e a riaffermare un ordine internazionale basato sulle regole, nella consapevolezza che sono i Paesi più deboli a subire con maggiore intensità le conseguenze di conflitti e instabilità. Altro tema che unisce G20 e G7 è costituito dalla transizione digitale. L’India ha promosso con efficacia la digitalizzazione (e il proprio modello di infrastrutture pubbliche digitali) come vettore di sviluppo, evidenziando al contempo i rischi connessi al cyber-crime e al digital divide tra nord e sud del mondo.

Anche la presidenza italiana si concentrerà su opportunità e sfide delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, il cui rapido sviluppo solleva fondamentali questioni di governance globale, impatto sulle relazioni internazionali e compatibilità con i valori democratici. Il G7 a guida italiana continuerà a occuparsi di transizione energetica e cambiamenti climatici, obiettivi che richiedono l’impegno concorde di tutta la comunità internazionale. Infine, al vertice G20 di Nuova Delhi, a settembre 2023, è stato annunciato il Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (Imec), che rappresenterà un altro nesso tra Global south e occidente.

Si tratta di un corridoio infrastrutturale, di connettività commerciale, digitale ed energetica, con un potenziale di eccezionale rilevanza anche in termini di sicurezza e stabilità delle tribolate regioni che attraversa. In un mondo interconnesso e interdipendente come quello di oggi, non esistono problemi o crisi locali e ogni sfida assume portata globale. Per questo è naturale che le agende di un formato come il G7 si avvicinino sempre di più a quelle di fori rappresentativi di sensibilità più diversificate, come il G20. L’ascolto delle voci del G20 sarà cruciale affinché il G7 resti un attore rilevante, capace di concorrere a determinare le dinamiche mondiali e a orientarle in senso coerente con i propri principi etici e democratici.

Nell’esercizio della sua presidenza G7, l’Italia è impegnata a creare spazi di cooperazione attiva e basati su priorità condivise, anche raccogliendo l’eredità della presidenza indiana del G20. Del resto, ciascuna immersa nella propria peculiare geografia, Italia e India hanno entrambe una vocazione di “ponte” tra nord e sud del mondo e hanno dimostrato che trovare una strada comune è possibile anche quando le premesse non sono le migliori.

(Analisi pubblicata sull’ultimo numero della rivista Formiche)

Perché il G7 italiano e il G20 indiano si parlano. L'analisi dell'amb. De Luca

Di Vincenzo De Luca

Il G7 a guida italiana, in continuità con il G20 a presidenza indiana, continuerà a occuparsi di transizione energetica e cambiamenti climatici, obiettivi che richiedono l’impegno concorde di tutta la comunità internazionale. L’ascolto delle voci del G20 sarà cruciale affinché il G7 resti un attore rilevante, capace di concorrere a determinare le dinamiche mondiali e a orientarle in senso coerente con i propri principi etici e democratici. L’analisi di Vincenzo De Luca, ambasciatore d’Italia a Nuova Delhi

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