Skip to main content

Andrew Imbrie, docente alla School of Foreign Service della Georgetown University, si definisce un “ottimista di natura”, anche quando si tratta degli impatti dell’intelligenza artificiale. Serve, però, uno sforzo collettivo per evitare i rischi.

L’intelligenza artificiale è stata al centro del vertice dei leader del G7 della scorsa settimana. Qual è la sua valutazione del lavoro svolto sotto la presidenza italiana e del comunicato finale?

Il vertice del G7 ha evidenziato la doppia natura dei benefici e dei rischi dell’intelligenza artificiale. I leader sono concentrati su come massimizzare i benefici dell’intelligenza artificiale gestendo al contempo i rischi per garantire che siano equi e non mettano in pericolo nessuno. Organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il G7 e l’Ocse stanno sviluppando strutture di governance, come il codice di condotta per l’intelligenza artificiale del G7 e i piani per monitorarne l’attuazione. Questo è cruciale poiché le aziende che guidano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale devono essere responsabili, garantendo trasparenza e applicazione. Inoltre, il vertice ha discusso l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, sottolineando la necessità che i governi preparino la forza lavoro per i cambiamenti legati all’intelligenza artificiale.

Uno scontro tra modelli, tra democrazie e autocrazie, è inevitabile anche per quanto riguarda una tecnologia come l’intelligenza artificiale?

La storia ci insegna che l’innovazione tecnologica è intrinsecamente legata ai contesti geopolitici. I governi democratici, come quelli del G7, stanno lavorando per definire regole che garantiscano che l’intelligenza artificiale sia potenziante, sicura, responsabile e affidabile. Il futuro dell’intelligenza artificiale dipende dalle scelte fatte da leader, politici e cittadini. Le politiche che modellano l’accesso ai dati, la potenza di calcolo, gli algoritmi e il talento dovrebbero allinearsi ai valori democratici. Questo include coinvolgere le comunità, stimolare gli ecosistemi di innovazione e garantire che i benefici dell’intelligenza artificiale siano ampiamente distribuiti e gestiti in modo responsabile.

L’Unione europea è orgogliosa di essere la prima a regolamentare l’intelligenza artificiale, mentre gli Stati Uniti e la Cina hanno approcci diversi. Come possono cooperare l’Unione europea e gli Stati Uniti che hanno una piattaforma come il Consiglio per il commercio e la tecnologia?

Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno approccio non così diverso come spesso viene raccontato. Condividono un approccio basato sul rischio all’intelligenza artificiale, bilanciando l’innovazione con la gestione dei rischi. La cooperazione può concentrarsi sulla promozione di una visione positiva per l’intelligenza artificiale, particolarmente nei mercati emergenti. Questo implica garantire che l’intelligenza artificiale supporti l’educazione, la sanità e l’agricoltura, coinvolgendo la società civile e vari dipartimenti governativi. L’attuazione e il monitoraggio della legislazione sull’intelligenza artificiale, lo sviluppo di standard e la promozione della ricerca e sviluppo sono aree chiave per la collaborazione. Una cooperazione efficace richiede un ampio coinvolgimento, impegni trasparenti e il monitoraggio degli incidenti per garantire che l’intelligenza artificiale serva il bene pubblico.

Come dovrebbe essere coinvolto il settore privato nella governance dell’intelligenza artificiale?

Poiché il settore privato è leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, è cruciale coinvolgere l’industria per una governance efficace. Questo include comprendere le loro attività e garantire un equilibrio appropriato tra gestione del rischio e innovazione. l’intelligenza artificiale, come tecnologia di uso generale, impatta vari settori, richiedendo un ampio coinvolgimento delle parti interessate. Gli impegni volontari dell’industria sono positivi, ma devono essere monitorati e applicati. Un coinvolgimento e una consultazione più ampi sono essenziali per garantire che l’intelligenza artificiale si allinei agli obiettivi sociali e porti benefici a tutti, incluse le comunità emarginate.

Per quanto riguarda la competizione Stati Uniti-Cina, l’intelligenza artificiale è un fattore determinante o solo uno dei molti ambiti di competizione?

L’intelligenza artificiale è un’area chiave di competizione, a causa del suo ruolo fondamentale nei progressi tecnologici. Mentre i Paesi competono nell’innovazione dell’intelligenza artificiale, c’è un interesse condiviso nel garantire la sicurezza e la sicurezza dell’intelligenza artificiale. Bilanciare la competizione con una governance responsabile è difficile ma necessario. Una politica efficace implica correre più velocemente a casa proteggendosi allo stesso tempo dagli abusi. Garantire sicurezza, trasparenza e coinvolgimento pubblico è vitale mentre l’intelligenza artificiale continua a svilupparsi e a impattare vari settori a livello globale.

Pensando all’ipotesi di una seconda amministrazione Trump, quanto è importante la continuità per la governance dell’intelligenza artificiale?

La governance dell’intelligenza artificiale richiede quadri a lungo termine che sopravvivano alle singole amministrazioni. Una governance efficace implica cooperazione globale per garantire politiche resilienti e adattabili. Questo è uno sforzo collettivo che coinvolge società, leader, aziende e governi che lavorano insieme per molti anni per gestire l’intelligenza artificiale in modo responsabile.

“Il nuovo fuoco. Guerra, pace e democrazia nell’era dell’intelligenza artificiale” è il titolo del suo ultimo libro, scritto con Ben Buchanan e pubblicato in Italia da Bocconi University Press. Il fuoco può simboleggiare cose positive come il progresso ma anche cose negative come un incendio. Lei è ottimista riguardo all’intelligenza artificiale?

Il futuro dell’intelligenza artificiale è incerto, con potenziali grandi benefici e significativi rischi. La chiave è fare scelte informate nella governance e nello sviluppo. Sono ottimista di natura, ma anche perché sempre più persone stanno diventando coinvolte con le implicazioni dell’intelligenza artificiale e lavorano per una governance responsabile. Tuttavia, un’attenzione sostenuta e uno sforzo collettivo sono essenziali per indirizzare l’intelligenza artificiale verso risultati positivi.

Gli Stati Uniti e l’Unione europea sottolineano un approccio whole-of-society della società nell’ambito cyber. Questo vale anche per l’intelligenza artificiale?

È necessario un approccio stratificato alla governance dell’intelligenza artificiale, coinvolgendo esperti tecnici, funzionari governativi, diplomatici, esperti di sviluppo e cittadini. Una governance efficace richiede un ampio coinvolgimento e partecipazione da tutti i settori per garantire che i benefici dell’intelligenza artificiale siano ampiamente condivisi e allineati ai valori sociali. Questo dialogo continuo e inclusivo è cruciale per gestire l’impatto dell’intelligenza artificiale in modo responsabile.

Democrazie contro autocrazie. La battaglia dell’IA spiegata da Imbrie (Georgetown)

“La storia ci insegna che l’innovazione tecnologica è intrinsecamente legata ai contesti geopolitici”, dice l’autore del libro “Il nuovo fuoco”. Le aziende possono contribuire a bilanciare innovazione e responsabilità, aggiunge sottolineando la necessità di un monitoraggio rigoroso degli impegni

Cosa non funziona nel baratto tra autonomia differenziata e premierato. L'opinione di Bonanni

Più che coltivare l’avventura di far votare il premier ai cittadini, si pensi a ridare la possibilità di eleggere direttamente i rappresentanti dei loro territori oggi decisi dai segretari dei partiti. Il commento di Raffaele Bonanni

Dal sogno di De Gasperi al summit nel Regno Unito. La Comunità politica europea vista da Garonna

Di Paolo Garonna

Il prossimo summit della Comunità politica europea (Cpe) si terrà il 18 luglio al Blenheim Palace. La diplomazia italiana potrà svolgere un ruolo significativo nel portare all’attenzione della comunità pan-europea i problemi dell’Euromediterraneo a partire dai conflitti in corso nella regione, alle esigenze di cooperazione tra la sponda nord e quella sud, ai programmi di ricostruzione e di sviluppo dei Paesi dell’area molto esposti alle transizioni digitali, ambientali e sociali dell’intera area paneuropea. L’analisi di Paolo Garonna, professore di economia alla Università Luiss e presidente della European League for Economic Cooperation – Italia

Economia e dissonanze cognitive alla vigilia del voto Usa. L'analisi di Castellaneta

Nonostante i buoni risultati economici, Biden non riesce a decollare nei consensi mentre una visione negativa della realtà socio-economica, amplificata dai mass-media del campo repubblicano, favorisce Trump. La comunicazione avrà dunque un ruolo chiave nel determinare il risultato della competizione elettorale. L’analisi di Giovanni Castellaneta

Vi racconto la missione del Cnel nell'era degli shock globali. Scrive Brunetta

Di Renato Brunetta

Pubblichiamo un estratto dell’intervento del presidente del Cnel, Renato Brunetta, nell’ambito della tavola rotonda “Il manifesto per nuove economie e politiche per l’italia nell’era degli shock globali”, organizzata in occasione della conferenza internazionale “Manifesto and research frontiers for a renaissance in economics”

Ecco come ruotano le portaerei Usa tra Pacifico e Indo Mediterraneo

Rischi legati a Hezbollah e presenza strategica nell’Indo Mediterraneo. Il Pentagono ordina una rotazione di portaerei dal Pacifico al Medio Oriente, la prima del genere dal 2021

Ecco il falso bersaglio della polemica sull’autonomia differenziata. L'analisi di Polillo

Non bisogna cadere nella trappola, la legge appena approvata ha una sua coerenza interna, salvo alcuni angoli bui evidenziati negli ordini del giorno accolti dal governo. Su cui occorrerà vigilare. Mentre le critiche di merito, che pure sono state avanzate, almeno a parere di chi scrive, non hanno un grande fondamento

Asset russi e gas, a che punto è la guerra economica alla Russia

Di Luca Picotti

Sui beni sottratti a Mosca c’é una logica attendista: si attuano misure temporanee, si attende le evoluzioni del conflitto e, al limite, interverranno gli Stati. Al momento, però non vi è ancora nessuna misura radicale, ossia irreversibili confische dei beni. Il commento di Luca Picotti, avvocato e dottorando di ricerca presso l’Università di Udine, autore di “La legge del più forte” (Luiss)

Vi racconto la storia dimenticata di Nicholas Winton, lo “Schindler” britannico

Di Francesco Spartà

Winton – amico di Blake membro del Comitato britannico per i rifugiati dalla Cecoslovacchia – organizza, all’alba dell’invasione nazista, un piano per salvare i bambini ebrei dalle persecuzioni razziali. Ebbene, superate le diffidenze iniziali, il piano parte e alla fine della guerra, vengono tratti in salvo poco meno di settecento giovanissimi di origine ebraica. La sua storia, è quella di uno Schindler britannico

Un giovane su tre ha paura di fare figli. La ricerca di Magna Carta letta da Roccella

Quasi un giovane su tre ha paura di mettere al mondo un figlio in mancanza di una rete di supporto pubblica o privata. Le preoccupazioni economiche rappresentano uno dei fattori più significativi per cui i giovani decidono di non fare figli. Lo stesso vale per le limitazioni legate alla carriera e al tempo personale. Non solo. Fra i ragazzi tra i 17 e i 28 anni (ma anche oltre) i figli non si fanno per “convincimenti personali”. Sono alcuni dati della ricerca della fondazione Magna Carta, presentata l’altro giorno alla presenza della ministra Eugenia Roccella, della sottosegretaria Albano e del commissario al sisma 2016, Castelli

×

Iscriviti alla newsletter