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I numeri parlano chiaro. Così dopo tutte le parole profuse per commentare, criticare e avversare la candidatura di Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico, è possibile intuire perché quelle parole sono state spese. Il sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli su come gli italiani hanno vissuto gli eventi rilevanti della scorsa settimana (uno studio riservato che Formiche ha potuto consultare in esclusiva) svela il motivo per cui il sindaco rottamatore di Firenze incute timore al ceto dirigente del partito. Nella ricerca sarebbe lui a sorpresa a spuntarla sul segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, nelle preferenze degli italiani.
 
Il 52% dell’opinione pubblica ha molta o abbastanza fiducia nel “ragazzo inadatto a governare il Paese” (copyright Massimo D’Alema), mentre per Bersani la soglia si abbassa drammaticamente al 19%. Se si fa riferimento più specificamente agli elettori di centro-sinistra, c’è parità di consenso tra i due pretendenti al trono con il 57% della fiducia per entrambi. Invece nell’altra metà del cielo, l’universo di centro-destra, il 44% degli intervistati si fida molto o abbastanza di Renzi, solo l’8% di Bersani.
 
Alla domanda secca “Chi dei due preferisce come guida del Partito Democratico?”, il 25% degli italiani sceglie il primo cittadino fiorentino mentre solo il 12% il leader Pd. Il risultato non cambia se si fa riferimento agli elettori di centro-sinistra: il 35% indica come preferito il sindaco toscano, il 27% il leader del Pd mentre focalizzandosi solo sui sostenitori del Partito democratico c’è parità, con il 32% delle preferenze per entrambi.
 
Lo studio analizza anche il trend negli ultimi tre anni della fiducia verso il segretario del Pd che è al minimo storico. La curva che inizia dal 32% di agosto 2009 va dai picchi verso l’alto di maggio 2011 con il 43%, al desolante 19% di questa settimana.

Perché Renzi spaventa il Pd Ecco i numeri

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