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“L’espressione più nobile della diplomazia è sempre stata un binomio tra interpretare il mondo e cercare di definirne le sorti. I diplomatici che svolgono solo la prima attività, dovrebbero lavorare nelle accademie. Quelli che si dedicano solo alla seconda, dovrebbero fare politica. Quelli che fanno entrambe, dovrebbero stare su Twitter”.
 
Parole di Tom Fletcher, ambasciatore britannico in Libano, che in un discorso tenuto recentemente a Beirut ha sottolineato l’opportunità di rafforzare il rapporto tra diplomazia e social media. Un intervento dal titolo evocativo, “Cavalcare la tigre digitale”, in cui Fletcher esorta i colleghi a rivedere il proprio lavoro alla luce delle nuove tecnologie che stanno radicalmente cambiando le relazioni tra governi e opinione pubblica.
 
“Cavalcare la tigre digitale” vuol dire per la diplomazia di oggi adattarsi a quella che Alec Ross, consigliere per l’Innovazione del segretario di Stato Hillary Clinton, ha definito “una profonda evoluzione nella geopolitica: lo spostamento del potere dalle gerarchie ai network di persone”.
 
Se nella diplomazia tradizionale gli ambasciatori avevano il principale compito di mantenere le relazioni istituzionali tra governi, oggi questo rapporto bidirezionale si è tramutato in una sfera più ampia e articolata che coinvolge molteplici attori con i quali i diplomatici sono chiamati a relazionarsi per promuovere gli interessi del proprio Paese. I cittadini delle nuove società digitali, grazie alle tecnologie e ai media partecipativi, riescono ad avere un peso maggiore nei processi decisionali e possono diventare un formidabile alleato, o un insuperabile ostacolo, anche nella gestione delle dinamiche internazionali. Informare, interagire e possibilmente influenzare i cittadini stranieri sono divenuti tre elementi chiave nell’attività dei governi all’estero. Negli ultimi anni Internet e i social media si sono rivelati utili strumenti per aiutare i diplomatici in questa loro nuova funzione: entrare in contatto con molteplici gruppi sociali attraverso la conversazione e la condivisione di idee.
 
Il rapporto tra la diplomazia, paradigma di discrezione ed equilibrio, e il web, simbolo di apertura e partecipazione, rappresenta un affascinante fenomeno di comunicazione che, partito dagli Stati Uniti, coinvolge oggi diverse nazioni e dà vita a una sorta di Risiko online in cui lo scopo finale non è la conquista del territorio, ma dell’opinione pubblica internazionale. Grazie alla stretta alleanza tra Washington, simbolo del potere politico globale, e San Francisco, capitale di Internet, il primato degli Stati Uniti nel campo della diplomazia digitale è per ora inviolabile. Ma le altre nazioni si stanno organizzando e sono consapevoli che diverse partite diplomatiche già si giocano sulla rete. Tramite Internet vecchie potenze come la Gran Bretagna e la Russia vogliono rilanciare la loro influenza, nuove nazioni emergenti come l’India, la Turchia o la Corea del Sud puntano a costruirsi una reputazione internazionale, mentre Paesi in disputa tra loro come Israele e Palestina si affrontano ormai a colpi di propaganda online.
 
L’uso dei nuovi strumenti digitali sta diventando anche un veicolo che i governi usano per accreditarsi come tecnologicamente emancipati e innovativi. In un recente comunicato, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha annunciato con enfasi che negli ultimi due mesi il numero di pagine su Twitter delle ambasciate e dei consolati di Varsavia nel mondo è salito a 138 e ha confermato che l’attenzione del suo dicastero per i social media è destinata ad aumentare: “Con la mia leadership la diplomazia polacca non ignorerà la modernità”.
 
Il caso della Polonia dimostra che l’onda lunga della diplomazia digitale investe diversi Paesi, non solo quelli più grandi e influenti. Un’onda che ultimamente sta arrivando anche in Italia, grazie all’opera di sensibilizzazione promossa da alcuni diplomatici più attenti ai fenomeni del web e grazie all’impegno che il ministro Giulio Terzi sta dedicando alla comunicazione online. Il responsabile della Farnesina sta proseguendo lungo la strada tracciata dal suo predecessore, Franco Frattini, il primo a puntare con decisione su una rivisitazione in chiave digitale e multimediale della comunicazione esterna del dicastero.
 
Il ministro Terzi utilizza in maniera ben calibrata Twitter per informare e interagire con gli utenti. Si pensi anche alla recente apertura di pagine Facebook delle nostre ambasciate in Paesi importanti come Gran Bretagna, Francia e Russia; all’account su Twitter della nostra missione nelle Filippine che usa il sito di microblogging per promuovere la lingua italiana; all’ottima pagina Facebook “Italia in Giappone” che racconta i tanti lati positivi del nostro Paese; alla piattaforma interattiva sviluppata dall’Istituto di cultura ad Haifa per insegnare l’italiano. Sono tutti esempi di un crescente attivismo online che però appare ancora sporadico e ispirato più dall’intraprendenza di qualche diplomatico piuttosto che da un disegno complessivo. “Non ho dubbi che lo spirito di adattamento che i diplomatici hanno nel loro Dna ci guiderà in questa nuova era digitale.
 
I social media sono una straordinaria opportunità per le diplomazie… Possiamo condividere con milioni di persone le nostre idee e il nostro lavoro”. Parole del ministro Terzi, pronunciate alla conferenza sulla diplomazia digitale organizzata dalla Farnesina a Torino il 14 giugno scorso. Un messaggio politico chiaro che, grazie ad alcune buone pratiche da cui partire, può dare il via a un’azione volta a favorire gli interessi del nostro Paese nell’ambito della nuova geopolitica digitale.

Risiko online

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