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Una delle conseguenze più lampanti ed estensive dell’integrazione, già avvenuta o che avverrà, dell’Intelligenza Artificiale nelle dinamiche militari è quella di un aumentare in termini esponenziali la complessità di queste ultime, tanto in termini qualitativi che in termini quantitativi. Uno sviluppo che si estende ben al di fuori dalla finestra del semplice scontro cinetico tra forze avversarie, ma che tocca anche tutto quello che sta intorno, dalla pianificazione alla comunicazione alla logistica. Un concetto che è ben chiaro ai vertici dell’apparato politico-militare della Repubblica Popolare Cinese, che sta perseguendo l’implementazione dell’IA nelle sue strutture come un obiettivo di primissimo piano.

Non mancano infatti le notizie su come Pechino stia sperimentando questa nuova tecnologia con le più diverse finalità, dall’integrazione in attività più canoniche come il contrasto ai sempre più preponderanti asset unmanned a impieghi decisamente meno convenzionali ma altrettanto efficaci, come la deception e la counter-intelligence. Non stupisce dunque che la Repubblica Popolare stia studiando come sfruttare l’IA anche in ambito logistico, per rendere più efficiente la catena dei rifornimenti sviluppando un sistema adattivo, capace di anticipare la domanda nei possibili scenari.

Scrivendo su DefenseOne, Tye Graham e Peter W.Singer offrono un’interessante panoramica di come si stia evolvendo questo sforzo strutturato intorno alla Joint Logistic Support Force (Jlsf), individuando tre “tasselli” principali. Il primo tassello è il passaggio da una logistica basata su segnalazioni periodiche a una visibilità continua della domanda, attraverso l’introduzione di un monitoraggio automatico di mezzi e scorte, magazzini intelligenti che tracciano i materiali in tempo reale e codici univoci per gli articoli critici. L’obiettivo dichiarato è sapere in ogni momento cosa è disponibile, dove si trova e in quali condizioni, riducendo ritardi e incertezze decisionali. Inoltre, la Jlsf sta ammodernando le strutture di stoccaggio con sistemi automatizzati che velocizzano l’entrata e l’uscita dei materiali.

Il secondo tassello riguarda la pianificazione e l’allocazione delle risorse. Una volta rilevata la domanda, l’attenzione si sposta sulla rapidità con cui essa viene associata a scorte e vettori di trasporto. La Pla sta sperimentando sistemi di comando logistico che integrano acquisizione dei dati in tempo reale, trasmissione rapida e supporto decisionale automatizzato. Un elemento chiave di questo modello è l’integrazione con il settore civile, avvenuta attraverso accordi siglati a partire dal 2017 con grandi operatori logistici consentono di utilizzare flotte, magazzini e capacità di trasporto commerciali come estensione della rete militare.

L’ultimo tassello è quello della distribuzione sul campo. La Pla ha già sperimentato il rifornimento unmanned in ambienti montani e costieri, utilizzando droni cargo per superare limiti di terreno e meteo, e ha presentato veicoli terrestri senza equipaggio come il “Mule-200” per il trasporto di munizioni accanto alle truppe appiedate. Queste soluzioni mirano a ridurre l’esposizione lungo rotte prevedibili e a garantire il flusso logistico anche in aree difficili o sotto minaccia.

Nel loro insieme, questi tre tasselli mostrano come la logistica stia diventando uno dei principali campi di applicazione dell’Intelligenza Artificiale nella pianificazione militare cinese. Non più semplice funzione di supporto, ma sistema adattivo e data-driven, pensato per operare sotto pressione e in ambienti contestati. Una trasformazione che rafforza la capacità della Pla di sostenere operazioni prolungate, ma che al tempo stesso rende questa infrastruttura integrata un obiettivo critico in qualsiasi futuro conflitto ad alta intensità.

Depositi Hi-Tech, ma non solo. Come l’IA sta riscrivendo la logistica militare cinese

Dalla consapevolezza continua delle scorte alla distribuzione unmanned sul campo, la Pla sta sperimentando un nuovo modello logistico data-driven. Una trasformazione che rafforza la capacità di sostenere conflitti ad alta intensità, con impatti sostanziali sugli equilibri di forza nel settore dell’Indo-Pacifico

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