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Tra mercoledì 14 e giovedì 15 febbraio i ministri della Difesa della Nato si riuniranno a Bruxelles in una due giorni incentrata sul sostegno all’Ucraina e sulle discussioni con i rappresentanti dell’industria della difesa occidentale su come equipaggiare al meglio le forze armate alleate. Una riunione che avrà un sapore molto particolare: su di essa infatti penderà la spada di Damocle dei recenti commenti dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai danni dell’Alleanza Atlantica.

In un intervento riportato da Politico Julianne Smith, l’ambasciatrice statunitense alla Nato, ha denunciato l’invito di Trump alla Russia ad attaccare i Paesi dell’Alleanza che non investono abbastanza nella difesa: “Incoraggiare il Cremlino ad attaccare qualsiasi alleato della Nato o territorio dell’alleanza mette davvero in pericolo i nostri soldati, cioè i soldati statunitensi, e i soldati dei nostri alleati. Fare questo tipo di dichiarazioni è pericoloso e francamente irresponsabile”, ha dichiarato Smith.

L’altra grande questione su cui si è espressa Smith in ballo è quella della successione a Jens Stoltenberg nel ruolo di Segretario Generale: “Gli alleati sono piuttosto interessati a completare questo processo di selezione, probabilmente nel primo trimestre di quest’anno solare. Non credo sia un segreto, però, che abbiamo sentito lo stesso Mark Rutte… che ha espresso interesse. Quindi è una persona a cui l’alleanza sta guardando”.

Al vertice di Bruxelles non sarà presente di persona il Segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin, a causa dei suoi recenti problemi fisici; tuttavia, Austin dovrebbe comunque presiedere una riunione del Gruppo di contatto per la Difesa dell’Ucraina previsto per il primo giorno di lavori. “Ci aspettiamo di vedere un certo numero di nostri alleati e partner che ancora una volta si faranno avanti con ulteriori forme di assistenza per i nostri amici in Ucraina”.

Smith si è espressa anche riguardo al possibile assorbimento del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina (noto come formato Ramstein) all’interno della Nato, a causa dei timori per l’eventuale rielezione di Trump, sottolineando che gli Stati Uniti, responsabili del Gruppo, continueranno a investire in questo processo. E ha negato un possibile invito a Kyiv per l’adesione all’Alleanza Atlantica al prossimo vertice dei leader: “Non mi aspetto che l’Alleanza formuli un invito. In questo momento, prevedo che gli alleati saranno in grado di segnalare che l’alleanza continua ad avvicinarsi all’Ucraina e che stiamo adottando misure concrete per fare da ponte tra il punto in cui siamo ora e l’adesione a pieno titolo”.

Intanto il Senato statunitense ha dato il via libera al pacchetto di aiuti miliardi per l’Ucraina (e non solo), bloccato da alcuni mesi nell’aula. Ma le difficoltà non sembrano essersi esaurite, anzi: i 95 miliardi di aiuti (di cui 60 destinati a Kyiv) potrebbero non superare lo scoglio della camera, dove i repubblicani allineati a Trump hanno promesso di affondare il provvedimento.

Il presidente ucraino Voldymyr Zelensky ha ringraziato su X il Senato statunitense per aver dato il via libera agli aiuti: “Sono grato a Chuck Schumer, al Leader McConnell e a tutti i senatori degli Stati Uniti che hanno sostenuto la prosecuzione dell’assistenza all’Ucraina, mentre lottiamo per la libertà, la democrazia e i valori a noi cari. Per noi in Ucraina, l’assistenza continua degli Stati Uniti aiuta a salvare vite umane dal terrore russo. Significa che la vita continuerà nelle nostre città e trionferà sulla guerra. L’assistenza americana avvicina la pace giusta in Ucraina e ripristina la stabilità globale, con conseguente aumento della sicurezza e della prosperità per tutti gli americani e per tutto il mondo libero”.

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