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La premier Giorgia Meloni, la Ue e gli Usa non sono preoccupati per il referendum di marzo che vorrebbe abrogare la legge appena approvata sull’autonomia differenziata. L’atmosfera sembra essere: lasciamo la legge che delega più poteri alle regioni, non scuotiamo il governo di Roma in un momento in cui Francia e Germania sono traballanti, tanto la secessione in Italia non si farà mai.

È un ragionamento ragionevole ma forse si scambia il pasto certo di oggi per il disastro di domani, o forse anche tra un’ora.

Il rischio infatti è questo: perde il referendum abrogativo, quindi l’autonomia, pur depotenziata, passa. È una vittoria politica importante per la Lega e per le tre regioni leghiste – Lombardia, Veneto e Friuli – che cominceranno a spingere con attività proprie cercando più rapporti con la Baviera, l’Austria, la Slovenia la Croazia, l’Ungheria. Esse daranno una mano e quindi aumenteranno le spinte centrifughe italiane.

Quanto saranno forti tali spinte centrifughe, quanto ci metterebbero a spaccare il Paese? E come si può spaccare il Paese all’interno della Ue?

Alla fine degli anni ’80 la Slovenia si cominciò a lamentare di pagare troppe tasse, in quattro-cinque anni si arrivò alla guerra. Certo, ci fu la morte di Tito, che teneva sotto controllo ferreo tutto. In Italia non c’è stato e non è morto nessun Tito. La Catalogna in Spagna ci ha messo di più e non c’è stata la guerra, ma tensioni forti nazionali e nel continente sì. La Spagna è una entità statale, sotto la corona, da molti secoli; l’Italia ha appena 150 anni. Inoltre, la Catalogna non aveva sponde esterne che potessero rafforzare le spinte secessioniste; per le regioni italiane, a guida Lega, la situazione è diversa.

Tensioni centrifughe italiane possono essere più deboli, non arrivare alla guerra, ma è possibile creare/aggiungere confusione in Europa. Ci sono rapporti in Germania con AfD e parte di CSU, in Austria con FPö, in Slovenia con il Partito della libertà Slovena (SSS). In Croazia a maggio il partito di governo Unione Democratica Croata (Hdz) ha deciso di stringere un’alleanza di governo con l’estrema destra nazionalista di Movimento per la Patria. Poi c’è l’Ungheria di Orban che pensa a una ferrovia veloce tra Budapest e il suo antico punto di riferimento a Trieste, porto marginale per l’Italia ma cruciale per il Centro Europa. Ci sono i contorni di una nuova entità austro-ungarica, a cui Venezia e Trieste sono state legate da molti più secoli che a Napoli o Palermo. Qui tedesco e veneto sono stati per molto tempo la lingua franca.
L’Italia si fece contro l’Austria-Ungheria. Oggi un Risorgimento dell’Austria-Ungheria piccona la geografia politica dell’Italia. Vienna capitale imperiale ha una storia più antica e robusta di Roma cuore dell’Italia politica.

Forse è giusto che torni l’Austria-Ungheria, per quasi un millennio centro gravitazionale del continente. Ma questo poi fa oggettivamente da eco alle ambizioni neo-ottomane della Turchia e a quelle neo-zariste della Russia. Torna l’Europa-Mediterraneo pre-1870, prima della caduta dello Stato Pontificio. Ma oggi il papa non vuole lo Stato pontificio e il mondo è diventato molto più grande dell’Europa.

Intanto l’ambito internazionale è molto incerto. Mosca potrebbe agitare le acque italiane per mettere in difficoltà gli Usa nelle trattative di pace sull’Ucraina. La Russia nell’estate del 2023 ha chiuso un occhio, ha favorito oppure ha proprio aiutato a organizzare il massacro del 7 ottobre contro Israele. Il massacro ha nei fatti dato una grande boccata di ossigeno alla Russia in Ucraina.

Oggi il presidente americano Donald Trump afferma di volere trattare la pace con la Russia, e in ogni trattativa la questione cruciale è il prezzo da pagare. La Russia potrebbe cercare di alzare la posta gettando sabbia negli occhi con movimenti centrifughi italiani e sponde austro-ungariche.

Sono ipotesi ma sono all’incrocio tra convenienze tattiche di piccolissima portata e grandi tendenze storiche, per questo sono rischi concreti. Le cose possono andare in maniera diversa. Certo, se la legge viene bocciata, per Meloni è un colpo e si aprono altri scenari ma sono di più ordinaria follia italiana. Più inquietanti revanscismi imperiali ottocenteschi subirebbero un colpo di arresto.

politica industriale

Meloni per un risorgimento dell’Austria-Ungheria? I dubbi di Sisci

I rischi dell’autonomia differenziata, che se dovesse passare, decreterebbe una vittoria politica importante per la Lega e per le tre regioni leghiste – Lombardia, Veneto e Friuli – che cominceranno a spingere con attività proprie cercando più rapporti con la Baviera, l’Austria, la Slovenia la Croazia, l’Ungheria… L’analisi di Francesco Sisci

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