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Nell’era del narcisismo, con un dibattito pubblico di conseguenza caratterizzato da posizioni assunte per partito preso su impulso demagogico, la giornata di oggi verrà ricordata come uno spartiacque. Mai, infatti, la sinistra, nella sua duplice declinazione politica e sindacale, era apparsa più autoreferenziale, velleitaria e graniticamente chiusa al confronto.

Sui giornali odierni troneggia il gran rifiuto di Elly Schlein. Giorgia Meloni aveva invitato la segretaria del Pd ad un confronto pubblico ad Atreju, la kermesse del movimento giovanile di Fratelli d’Italia. In passato, da Walter Veltroni a Enrico Letta fino a Giuseppe Conte, altri leader della sinistra erano stati invitati e nessuno aveva mai rifiutato. L’ha fatto Elly Schlein, e nel farlo ha disconosciuto la figura presidente del Consiglio come avversario politico e interlocutore legittimo, preferendo trattarlo da “nemico assoluto”, in ciò confermando le tesi di un vecchio saggio di Luca Ricolfi sull’arroganza intellettuale di certa sinistra (“Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori”). “Dietro la scelta di Elly Schlein si intravede ancora l’ombra di quella presunzione e di quell’arroganza che tanto hanno allontanato la sinistra dal suo popolo”, ha scritto Federico Geremicca sulla Stampa. E ha scritto la verità.

Analogo atteggiamento hanno assunto i sindacati. Nelle scorse settimane, i segretari generali di Cgil e Uil hanno ostentatamente disertato gli incontri con il governo sulla legge di bilancio. E si capisce, dal momento che avevano programmato una giornata di sciopero quando della manovra non si conosceva ancora neanche una virgola. La giornata è infine giunta, ma oggi, in piazza, la coppia Landini-Bombardieri ha esibito una piattaforma politica pot-pourri che andava delle morti sul lavoro all’evasione fiscale. Tutto e nulla. Il senso dello sciopero risiede, evidentemente, nello sciopero in quanto tale. Una logica affine a quella dei Cobas, lontana anni luce dalla logica cgiellina dei Di Vittorio, dei Lama, dei Trentin. Demagogia allo stato puro.

Di ben altra pasta è fatto Luigi Sbarra. Lo si capisce dal suo inascoltato monito ai colleghi di Cgil e Uil: “State attenti a non svilire lo sciopero, a non farlo diventare un rito fine a se stesso, che, ripetuto in maniera compulsiva, alla lunga logora la rappresentanza sociale e dà spazio ai populismi”, ha detto il segretario generale della Cisl enunciando una tesi che in anni lontani accomunò personalità culturalmente distanti, ma accomunate da un prorompente senso dello Stato e della realtà, come il socialista Filippo Turati e il liberale Luigi Einaudi.

Sbarra, oggi, è rimasto a casa. Riunirà la sua piazza il prossimo sabato, ma lo farà su una serie di proposte circostanziate, che daranno dignità alla Cisl e metteranno in difficoltà il governo. La politica, che sia partitica o sindacale, si fa così: attraverso il metodo del confronto e con l’obiettivo della mediazione. In alternativa c’è solo la demagogia, che in politica si traduce nel narcisismo più inconcludente. Inconcludente come proclamare un grande sciopero per poi accorgersi che le adesioni nei comparti principali sono state, ma guarda un po’, molto al di sotto delle aspettative.

Perché è inconcludente il narcisismo della coppia Landini-Schlein. Scrive Cangini

La politica, che sia partitica o sindacale, si fa attraverso il metodo del confronto e con l’obiettivo della mediazione. In alternativa c’è solo la demagogia, che in politica si traduce nel narcisismo più inconcludente. Inconcludente come proclamare un grande sciopero per poi accorgersi che le adesioni nei comparti principali sono state mediamente del 4%. Il commento di Andrea Cangini

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