Skip to main content

“La crescente competizione e militarizzazione della regione artica, soprattutto da parte di Russia e Cina, è preoccupante”. Con queste parole l’ammiraglio Rob Bauer, presidente del Comitato militare della Nato, lancia l’allarme sulla minaccia sino-russa che arriva da Nord. “Dobbiamo prepararci al fatto che il conflitto può presentarsi in qualsiasi momento e in qualsiasi ambito, compreso l’Artico”.

Nel loro comune fronte al Nord però Pechino e Mosca non hanno certo lo stesso peso. La Federazione Russa rimane l’attore principale sul piano globale ad impegnarsi nella regione, attraverso la sua massiccia postura militare che si combina con il controllo della crescente attività commerciale sulla Northern Sea Route (Nsr), la tratta commerciale marittima che costeggia la Siberia.

La Repubblica Popolare Cinese si appoggia alla presenza russa per sviluppare la sua influenza, principalmente tramite investimenti commerciali. Negli ultimi dieci anni Pechino ha investito circa 90 miliardi di dollari in progetti riguardanti i combustibili fossili e le risorse minerarie nella parte dell’Artico controllata da Mosca, nel tentativo di creare una “Via della Seta Polare”.

In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina la cooperazione tra le due potenze revisioniste ha assistito ad un’importante crescita anche per quel che riguarda l’Artico. A marzo 2023, un’organizzazione congiunta per gestire il traffico lungo la Nsr è stata istituita dai due governi, mentre il mese successivo il Servizio di guardia di frontiera dell’Fsb e la Guardia costiera cinese hanno firmato un accordo bilaterale sull’Artico marittimo. Così da permettere alla Cina, autodichiaratasi “Stato vicino all’Artico”, di essere coinvolta anche formalmente negli accordi di sicurezza della regione. E dall’estate di quest’anno è stata messa in piedi una rotta commerciale di container funzionante in modo continuativo tra San Pietroburgo e Shangai, rotta che transita proprio attraverso la Nsr.

A delineare la rischiosità di questa cooperazione è stato l’incidente avvenuto poche settimane fa, con il danneggiamento di alcune infrastrutture di comunicazione tra Finlandia, Svezia ed Estonia: i cavi in questione sarebbero stati tranciati con l’ausilio di un’ancora, un modus operandi impiegato con molta frequenza dai vascelli di Pechino per danneggiare i cavi di Taiwan nel Mar Cinese Meridionale. E proprio nei punti dove si sono verificati i danneggiamenti è passata una nave cinese, la NNSL’s NewNew Polar Bear, scortata dalla rompighiaccio russa Sevmorput. Questa “coincidenza” è stata causa di preoccupazioni per l’Alleanza Atlantica, che intravede la possibilità di un’escalation militare in questi ambienti marittimi sempre più contesi. Ma le preoccupazioni sono anche altre.

“I test dei missili ipersonici e del veicolo sottomarino senza pilota Poseidon nella parte di Artico sotto il controllo di Mosca (e in particolare nella porzione di territorio più vicina al mare di Barents e alle acque territoriali di paesi-membri della Nato) sono stati menzionati da Bauer nel suo discorso a Reykjavík come una delle fonti di preoccupazione per l’Alleanza” ricorda a Formiche.net l’esperto di Artico Marzio Mian. Mian, giornalista con esperienza diretta sul campo, è autore del libro “Guerra Bianca. Il fronte artico” edito da Neri Pozza e del reportage “Hazard to the Northeast”, dove racconta il dispiegamento di una centrale nucleare galleggiante in Siberia da parte del governo russo per facilitare lo sviluppo locale; reportage per il quale gli è stato conferito il True Story Award.

“Lo sviluppo congiunto nell’Artico rappresenta una componente fondamentale di quella partnership strategica tra Russia e Cina definita da Xi ‘un’amicizia senza confini’. Anche se la Russia rimane la potenza artica per antonomasia, in questo momento la Cina è il convitato di pietra. Pechino è determinata a diventare un attore di primo piano nell’Artico” spiega Mian, che giustifica le attenzioni cinesi verso la regione polare con interessi di natura energetica, commerciale e militare. Il crescere continuo della Nsr la sta portando ad essere una delle principali arterie commerciali mondiali, subito dopo quella del Canale di Suez, il cui corretto funzionamento viene messo a rischio dalla crisi in corso in Medio Oriente. E il blocco avvenuto qualche anno fa a causa dell’incidente navale ha mostrato quale possa essere il valore potenziale della Nsr. Ai tempi, Vladimir Putin aveva subito sfruttato a proprio vantaggio la situazione.

Mian approfondisce poi la dimensione energetica: “Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina e l’imposizione delle sanzioni verso la Russia, Pechino si è sostituita rapidamente alle compagnie occidentali nel finanziare i progetti energetici, soprattutto nella penisola di Yaman (che pullula di riserve di combustibili fossili) e nell’area di Murmansk, dove è in fase di sviluppo un enorme impianto per la produzione di liquefied natural gas”.

Ultimo, ma non per importanza, è l’aspetto militare. L’esperto ricorda le recenti esercitazioni congiunte delle flotte di Pechino e Mosca nel Mare di Bering e vicino alle isole Aleutine, sottolineando come la Cina abbia già una postura militare nell’Artico. E cita anche la National Strategy for the Arctic Region della Casa Bianca, dove la Cina occupa uno spazio addirittura maggiore di quello occupato dalla Russia. Il dito viene puntato soprattutto sulle installazioni scientifiche cinesi, che in realtà sarebbero soltanto die camuffamenti di capacità militari dispiegate in loco.

“L’alleanza sino-russa nell’Artico è un dato di fatto” asserisce in chiusura Mian “La Russia è il cavallo di Troia necessario alla Cina per diventare attore protagonista nell’Artico. E a mio parere, affidandosi completamente alla Cina per sfruttare l’Artico, Mosca sta ipotecando la sua presenza nella regione, a vantaggio di Pechino”.

Quanto è preoccupante la cooperazione tra Mosca e Pechino nell'Artico?

La cooperazione sino-russa nell’Artico cresce ogni giorno di più nelle tre dimensioni del commercio, dell’energia e della forza militare. Ma “la Russia è il cavallo di Troia necessario alla Cina per diventare attore protagonista nell’Artico”, spiega l’esperto della regione Marzio Mian

Da cosa dipende la sicurezza di Israele. La riflessione di Tzogopoulos

Di George Tzogopoulos

È difficile credere che le condizioni attuali favoriscano la pace dopo l’ennesimo round di ostilità. Israele è certamente capace di prendere delle decisioni strategiche e militari e salvaguardare la propria sicurezza, ma la questione palestinese rimarrà irrisolta. L’analisi di George Tzogopoulos, senior fellow della Hellenic foundation for european and foreign policy e del Begin-Sadat center for strategic studies

Armi autonome e morale. Quale soluzione? La versione di Mannes (Acus)

L’esperto dell’Atlantic Council prende posizione opposta a coloro che vedono nei sistemi d’arma autonomi problemi di natura etico-morale. Spiegando perchè questi problemi non sussistano ed evidenziando i rischi di questo approccio

Tutte le speranze d’accordo del vertice Biden-Xi. Lo scenario di D’Anna

Si preannuncia di particolare rilevanza internazionale l’incontro tra i leader di Stati Uniti e Cina previsto a San Francisco mercoledì prossimo nell’ambito del summit Apec. Il ballo ci sono le prospettive bilaterali, ma anche quelle globali

Janet Yellen

Bastone e carota. Così Yellen ammonisce la Cina

Il giorno dopo aver auspicato una distensione nelle relazioni con il Dragone, da San Francisco il segretario al Tesoro torna ad accusare le aziende cinesi di sostenere lo sforzo bellico russo in Ucraina. Ora palla a Biden e Xi

Al via l'operazione europee. Così FdI punta al podio (e alla nuova governance)

I conservatori di Ecr rischiano di essere il gruppo più folto a Bruxelles, in condominio con Cdu/Csu, tra la grammatica di candidature espressione dei territori e la tentazione di far correre la leader. Nessuna rivalsa tra alleati in maggioranza, si corre per vincere (e per la nuova Commissione)

Cosa manca nella visione Ue di Draghi. La versione di Morelli e Paganini

Di Raffaello Morelli e Pietro Paganini

Draghi chiede giustamente di reagire al declino dell’Unione europea. Ma ciò non può essere un puro atto di volontà. Deve mantenere la coerenza con i principi di libertà, diversità e tolleranza imperniati sulle scelte dei cittadini, che sono la caratteristica innovativa dell’Europa politica. Il commento di Raffaello Morelli e Pietro Paganini

Piccoli (troppo) passi avanti sull’IA. Il summit inglese letto da Bani

Di Marco Bani

I leader politici si confermano consapevoli che l’intelligenza artificiale pone gravi sfide e opportunità e ribadiscono di essere pronti a intraprendere azioni adeguate. Ma resta sempre l’incognita di tradurre il tutto in norme efficaci

Dove (e come) il governo ha sbagliato i suoi calcoli. Parla La Malfa

Nessuno mette in dubbio che le due finanziarie targate Fratelli d’Italia siano state guidate dalla massima cautela. Ma a forza di mantenere i patti presi con il proprio elettorato, l’esecutivo ha manomesso parte dei conti e questo avrà un prezzo. I mercati oggi hanno altro a cui pensare, ma non è detto che si scordino dell’Italia. Intervista con l’economista, anima del Partito repubblicano ed ex ministro del Bilancio

Niente di nuovo sul fronte del debito, la vera partita è un'altra. L'analisi di Polillo

Fitch ha apprezzato la prudenza dell’Italia e lo stesso aveva fatto un paio di settimane fa Standard & Poor’s. E a seguire l’agenzia tedesca Scope Rating che aveva eccepito, in modo diverso, sulla natura del debito pubblico italiano. Dunque, più che preoccuparsi di un improbabile default era all’ammontare della spesa per interessi che bisognava guardare. Il commento di Gianfranco Polillo

×

Iscriviti alla newsletter