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“L’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano stanno dando vita a un’unione dinamica come mari di libertà e prosperità”. Quando Shinzo Abe pronunciò queste parole davanti al Parlamento indiano nel 2007 non stava semplicemente descrivendo una realtà geografica. Stava ridisegnando la mappa strategica dell’Asia. La sua teoria della “Confluenza dei Due Mari” sarebbe diventata il fondamento intellettuale dell’Indo-Pacifico Libero e Aperto, del Quad e della risposta delle democrazie all’emergere di un ordine regionale sempre più caratterizzato dalla coercizione.

A quasi vent’anni di distanza, la visita del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi in India dimostra che quella visione non solo è sopravvissuta, ma si è trasformata in una vera strategia politica.

Il sedicesimo Vertice annuale India-Giappone ha segnato il passaggio da una cooperazione centrata su infrastrutture e investimenti a un partenariato fondato sulla sicurezza economica, sull’intelligenza artificiale, sulla resilienza energetica e sulla co-produzione nel settore della difesa. I due Paesi hanno firmato accordi sull’intelligenza artificiale, sui minerali critici, sui metalli strategici, sull’energia e sulla difesa, compreso il primo accordo di co-sviluppo militare della loro storia.

Si sta delineando così una nuova architettura dell’Indo-Pacifico proprio mentre il Pakistan introduce nella propria marina i sottomarini cinesi della classe Hangor dotati di propulsione AIP e punta ad ampliare la propria presenza nell’Oceano Indiano e nel Golfo del Bengala, rafforzando parallelamente la cooperazione con il Bangladesh, il cui Primo Ministro Tarique Rahman ha scelto Pechino per la sua prima visita ufficiale all’estero. Tecnologia, catene di approvvigionamento e sicurezza fanno ormai parte di un’unica equazione strategica.

La Cina non è stata sempre citata esplicitamente durante il vertice, ma rappresenta il principale elemento di convergenza tra Nuova Delhi e Tokyo. L’obiettivo comune è costruire resilienza. India e Giappone stanno creando alternative credibili alle dipendenze strategiche in settori come semiconduttori, minerali critici, sicurezza marittima, energia pulita e infrastrutture digitali affidabili. Il messaggio lanciato da Nuova Delhi è stato chiaro: le democrazie asiatiche intendono garantire insieme il proprio futuro strategico, mantenendo la propria autonomia, con o senza il sostegno dell’Occidente.

Tutto questo assume un significato ancora maggiore in un momento in cui gli Stati Uniti appaiono concentrati su altre priorità e il Quad rischia di perdere centralità nell’agenda strategica di Washington. L’India, tuttavia, non sembra intenzionata a lasciare indebolire questo formato. L’imminente viaggio del Primo Ministro Narendra Modi in Indonesia, Australia e Nuova Zelanda conferma proprio questa volontà. Nuova Delhi continua infatti a rafforzare la rete delle democrazie marittime dell’Indo-Pacifico anche in una fase in cui Washington sembra dedicare al Quad un’attenzione politica inferiore rispetto al passato.

L’India mantiene vivo il Quad rafforzandone i singoli pilastri bilaterali e regionali. Con il Giappone sviluppa cooperazione tecnologica e industriale nel settore della difesa. Con l’Australia amplia la collaborazione sui minerali critici, sulla sicurezza marittima e sul coordinamento strategico. Con il Sud-est asiatico consolida la politica Act East e la connettività marittima. Il Quad continua così a vivere non soltanto attraverso i vertici politici, ma soprattutto grazie alla progressiva convergenza degli interessi strategici dei suoi membri.

L’Europa dovrebbe osservare con grande attenzione questi sviluppi. L’Italia, in particolare, dispone oggi di un’opportunità rara per inserirsi in questa nuova architettura geopolitica. Il trilaterale India-Italia-Giappone non rappresenta più soltanto un’ipotesi diplomatica, ma può trasformarsi in una piattaforma concreta di cooperazione industriale, sicurezza marittima, tecnologie critiche e resilienza delle catene di approvvigionamento. L’Italia offre una filiera avanzata nei settori della difesa, della cantieristica navale, dell’aerospazio, dei porti e una posizione geografica centrale nel Mediterraneo. Il Giappone apporta tecnologia, capitali e disciplina strategica. L’India contribuisce con la propria scala industriale, il capitale umano, la profondità del mercato e la propria centralità nell’Indo-Pacifico.

Anche il Global Combat Air Programme, guidato da Italia, Giappone e Regno Unito, apre nuove prospettive, ulteriormente rafforzate dalla recente e positiva visita in India del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare italiana, il Generale Luca Goretti Conserva. Pur senza una partecipazione formale dell’India al programma, il GCAP rappresenta l’emergere di un nuovo ecosistema euro-indo-pacifico nel settore dell’industria della difesa. Italia e Giappone sono già partner nello sviluppo della nuova generazione di capacità aeree, mentre l’India è alla ricerca proprio di partenariati fondati sul co-sviluppo tecnologico, sulla produzione avanzata e sulla fiducia strategica.

È qui che l’Indo-Mediterraneo incontra l’Indo-Pacifico. I porti italiani, la rete marittima indiana e la capacità tecnologica giapponese possono sostenere insieme un corridoio della resilienza che si estende dal Mediterraneo all’Oceano Indiano fino all’Indo-Pacifico. IMEC, BIMSTEC, cantieristica navale, energia pulita, infrastrutture digitali e produzione per la difesa fanno ormai parte di un’unica grande visione strategica.

Shinzo Abe aveva compreso prima di molti altri che il XXI secolo sarebbe stato definito dall’interazione tra Oceano Indiano e Pacifico. Mario Draghi e Giorgia Meloni hanno successivamente contribuito ad ampliare questa visione, riconoscendo anche il ruolo strategico del Mediterraneo. La visita di Sanae Takaichi conferma che il Giappone continua a credere in quella strategia e a investire nel suo sviluppo. La visita bilaterale di Narendra Modi in Italia, la prima di un Primo Ministro indiano dopo oltre vent’anni, insieme al suo imminente tour nell’Indo-Pacifico, dimostra che anche l’India sta trasformando quella visione in realtà.

Per l’Italia la scelta è ormai evidente: limitarsi a osservare la nascita del nuovo ordine indo-pacifico cercando al tempo stesso di conciliare le proprie priorità transatlantiche, oppure contribuire a costruire il ponte strategico tra Europa e Asia, diventando uno degli architetti dell’autonomia strategica europea.

Washington può anche aver cambiato direzione. Nuova Delhi e Tokyo no. 2027 e un anno che vedrà l’Europa affrontare importanti appuntamenti elettorali, sarà fondamentale comprendere quale ruolo l’Italia e il continente vorranno assumere nel nuovo equilibrio geopolitico globale.

Da Abe a Takaichi, l’asse India-Giappone ridisegna gli equilibri dell’Indo-Pacifico

India e Giappone rafforzano una partnership strategica nell’Indo-Pacifico puntando su sicurezza, tecnologia e resilienza, mentre gli Stati Uniti appaiono meno centrali.
Questo nuovo equilibrio apre opportunità per l’Italia e l’Europa di inserirsi attivamente nella costruzione di un ordine geopolitico emergente

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