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Israele è posizionato all’incrocio tra Jihad e Mondo Libero, all’intersezione tra l’industria della morte e della democrazia da un lato e la libertà, l’uguaglianza di genere e i diritti umani dall’altro. “Per questo il mondo libero non può perdere questa battaglia”. È quanto ha affermato l’analista israeliano, Ben-Dror Yemini, in un’intervista a Formiche.net. I “circoli progressisti” che fanno parte del mondo accademico e dei media “forniscono giustificazioni in difesa di coloro che attaccano Israele e l’Occidente. L’Occidente e Israele non sono immuni dalle critiche, eppure tutte le trasgressioni dell’Occidente e di Israele sono nulla in confronto alla minaccia posta dal movimento jihadista e dalle sue ramificazioni all’esistenza stessa del mondo libero”.

Per questo secondo l’analista, noto in Israele per aver scritto il libro “L’industria delle bugie”, “è giunto il momento di alzare la testa e dichiarare categoricamente: in questo caso non c’è simmetria. I valori della moralità sono opposti ai valori dell’immoralità. Questo è il momento della decisione: è imperativo sconfiggere l’asse del male guidato dall’Iran, il movimento jihadista e le sue propaggini, da Hamas all’Isis, da Hezbollah a Boko Haram”.

Israele però non può portare questo fardello da solo. Da qui l’appello di questo intellettuale di origini yemenite: “Ogni persona, ogni organizzazione, ogni Paese che crede ancora nei valori di libertà e uguaglianza deve partecipare a questa lotta. Perché se le mani di Israele sono legate, se la falsa narrativa che proclama Israele “aggressore” e Hamas “vittima” prende il sopravvento, ciò segnalerà la caduta del mondo libero. Ciò non può accadere”.

Yemini infatti è famoso nel suo Paese per aver smontato la narrativa di quegli intellettuali che sostengono la fine dell’operazione militare israeliana in corso a Gaza. “C’è però una differenza tra passato e presente. Negli anni ’30 non era ancora chiaro se Hitler stesse pianificando un genocidio e la conquista del mondo. Oggi è ovvio e evidente. L’Isis non è solo. I leader di Hamas hanno invocato in passato “la conquista di Roma, e di lì… delle due Americhe e dell’Europa dell’Est”, e la televisione ufficiale di Hamas invita Allah a uccidere cristiani ed ebrei fino all’ultimo”.

L’intellettuale israeliano in particolare punta il dito contro il leader islamico sunnita, Sheikh Yousuf Al-Qaradhawi, che a suo giudizio “incita i musulmani a completare il lavoro iniziato da Adolf Hitler“. Ma attacca anche il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. “Gli studenti di Harvard che sostengono Hamas dovrebbero esserne consapevoli – ha aggiunto – invece di insegnare loro il passato e il presente, la minaccia diretta al mondo libero, molti dei loro professori dipingono Israele come un mostro malvagio e Hamas come una vittima innocente. Judith Butler ha affermato in passato che Hamas e Hezbollah sono “sistemi sociali” e movimenti progressisti, che sono di sinistra, che fanno parte di una sinistra globale”.

Una delle affermazioni che vengono fatte dai difensori di Hamas, cioè “non è possibile imprigionare due milioni di esseri umani senza pagare un prezzo terribile”, è a suo giudizio “semplicemente una falsa iperbole. In primo luogo, Hamas non è a corto di soldi. L’organizzazione non ha investito i suoi fondi nel welfare civile, nell’istruzione o nell’assistenza sanitaria. L’organizzazione ha scelto invece di destinare miliardi alla creazione di un’infrastruttura terroristica, alla creazione di un’industria di munizioni e ad una rete strategica di tunnel sotterranei”.

Prima dell’attacco del 7 ottobre, oltre ventimila abitanti di Gaza lasciavano ogni giorno la Striscia di Gaza per lavorare in Israele. “Ogni giorno arrivavano centinaia di camion per fornire cibo e altre provviste a Gaza – spiega l’analista – I servizi pubblici (acqua, benzina ed elettricità) venivano forniti regolarmente. In secondo luogo, il blocco era parziale, inteso a impedire il contrabbando di armi iraniane nella Striscia di Gaza”.

Quando Hamas ha vinto le elezioni del 2006 e ottenuto il controllo della Striscia di Gaza, il “Quartetto” (Stati Uniti, Russia, Ue e Onu) ha chiesto che il suo governo si impegnasse a favore della non violenza, riconoscesse il diritto di Israele ad esistere e accettasse gli accordi di pace in cambio di aiuti ai palestinesi. “Un anno dopo, nel 2007, Hamas ha assunto in modo violento il controllo della Striscia di Gaza, uccidendo centinaia di persone, spesso gettando gli oppositori dai tetti – ha aggiunto – L’indottrinamento allo sterminio degli ebrei inizia in quella città all’età della scuola materna. Ancora una volta la comunità internazionale ha proposto sostegno in cambio di cambiamenti nella politica. E ancora una volta loro hanno respinto la proposta”.

Così Israele lotta per il mondo libero. Parla Ben-Dror Yemini

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