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Con l’assalto terrorista scatenato da Hamas nel cinquantesimo anniversario dell’inizio della quarta guerra arabo-israeliana, nota come Guerra dello Yom Kippur, non solo la comunità ebraica è precipitata nella sensazione di una nuova Shoah, ma si è inaugurata una nuova era nella storia bellica dell’umanità: siamo entrati di fatto nell’epoca della click war. L’osservatorio sulla cyberwar Hamas-Israele del team di Swascan, operatore italiano di cybersicurezza del gruppo Tinexta, ha infatti seguito sin dalle prime ore del conflitto i contendenti in campo nel settore più avanzato delle guerre moderne, la cosiddetta Quinta Dimensione del cyberspazio, registrando importanti evoluzioni.

 

La dottrina militare ha da oltre un anno aggiunto alle ormai classiche dimensioni terrestre, marina, aerea e aerospaziale quella virtuale dei bit e del web. In questo campo, se nella guerra russo-ucraina è stata rilevata una sua prima, importante rappresentazione nel conflitto, il 6 ottobre ha rappresentato uno spartiacque.

Il Cti Team di Swascan ha infatti aggiornato di minuto in minuto l’analisi dei collettivi in campo nella Quinta dimensione del conflitto in corso e ha redatto una cronologia analitica e particolareggiata degli attacchi informatici più rilevanti succedutisi dal 6 ottobre a oggi, evidenziando come sia avvenuta una rapida escalation sul web andata di pari passo a quella delle ostilità sul terreno ben percepibile dalle infografiche elaborate.

Sono 149 i gruppi cyber resisi attivi in questo contesto a favore dell’uno o dell’altro schieramento, con una netta prevalenza numerica delle realtà pro-Hamas. Di queste, solo tre si sono rivelate realmente efficaci e pericolose: Anonymous Sudan, che in meno di un’ora dal lancio dei primi razzi contro Israele dalla striscia di Gaza ha scatenato una offensiva DDoS che ha paralizzato i sistemi di allerta israeliani e inibito il sito web del Jerusalem Post; gli iraniani di Cyber Av3ngers (pro Hamas), che hanno mirato a infrastrutture critiche, tra cui l’Israel Independent System Operator (Noga), responsabile della rete elettrica compromettendone l’efficacia, la Israel Electric Corporation e una centrale elettrica; gli hacktivisti di AnonGhost, gruppo islamico antisemita, che ha hackerato l’app Red Alert Israeliana rendendola inservibile.

Tutte le altre realtà, invece, costituiscono terreno fertile per il proselitismo pro-Hamas nel conflitto cibernetico contro Israele: un’importante novità, perché per la prima volta coloro che nel mondo islamico fino a pochi anni fa incendiavano le piazze dei paesi arabi e del Maghreb senza però poter incidere sulle sorti del conflitto, ora possono potenzialmente essere messi nelle condizioni di agire, venendo forniti di adeguati strumenti di cyberwar da chi fosse interessato a coinvolgerli.

Lo scenario sottolinea l’importante coinvolgimento di diversi gruppi di hacktivisti, delineando un contesto complesso di alleanze e rivalità all’interno dello scacchiere geopolitico. Interessante, per esempio, lo schieramento filoisraeliano di gruppi di hacktivisti indiani, come l’Indian Cyber Force, tradizionalmente anti-islamici.

Gli attacchi informatici dei gruppi cyber pro Hamas mirano principalmente alle istituzioni governative israeliane, ma non si esclude l’ipotesi di attacchi mirati ai sistemi di allerta missilistici. In risposta, Israele ha intensificato le misure di sicurezza per proteggere la sua infrastruttura digitale, prendendo in considerazione l’eventualità di risposte fisiche alle minacce cibernetiche.  Gli obiettivi degli attacchi informatici si sono estesi alle infrastrutture critiche, mettendo in luce la loro vulnerabilità alla guerra cibernetica.

Se da giovedì sera rivolte di palestinesi e musulmani hanno incendiato le strade di Parigi e venerdì un attentatore ceceno ha già fatto una prima vittima assassinando un professore nel liceo di Arras nella “Giornata della rabbia” proclamata da Hamas, dobbiamo prepararci ad analoghi assalti nel mondo cyber al termine del venerdì di preghiera. Sarà un fine settimana movimentato, e potrebbe esserlo non solo nelle strade delle nostre città ma anche nel cyberspazio occidentale.

Click war in Medio Oriente. La timeline del cyber di Hamas a Israele

Di Pierguido Iezzi

Sarà un fine settimana movimentato, e potrebbe esserlo non solo nelle strade delle nostre città ma anche nel cyberspazio occidentale. L’analisi di Pierguido Iezzi, amministratore delegato di Swascan (gruppo Tinexta) e autore di “Cyber e potere”

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