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Doveva essere seppellita sotto un cumulo di macerie quattro anni fa, pochi giorno dopo il passaggio della linea di confine da parte dei tank russi. Il destino dell’Ucraina sembrava dovesse compiersi in una manciata di ore, demolita dalla forza militare di Mosca. La storia però, aveva un’idea diversa e oggi Kyiv combatte ancora sul campo, palmo a palmo, per la sua libertà. Merito, anche, di un’economia che ha sì sfiorato più volte il collasso, ma senza mai farlo per davvero. Nemmeno quando gli Stati Uniti hanno deciso che era arrivata l’ora di fare un passo indietro, lasciando il compito di sostenere l’Ucraina all’Europa, pur continuando a fornire un supporto in termini di intelligence.

Europa che, dopo vari tentennamenti sullo smobilizzo o meno dei famigerati asset russi, ha trovato la convergenza, almeno politica, su un prestito da 90 miliardi, ancora però tutto da mettere a terra. Insomma, l’economia dell’Ucraina, a dispetto di una Russia in piena crisi da idrocarburi e sempre più isolata, non è crollata. Un report della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), istituzione finanziaria internazionale costituita nel 1991 per favorire la transizione dei Paesi dell’Europa centrale e orientale e dell’ex-Urss verso un’economia di mercato, mette tutto nero su bianco.

“L’Ucraina sta mantenendo la stabilità macroeconomica nonostante la guerra della Russia contro il Paese: la crescita del Pil reale, lenta all’inizio dell’anno, ha registrato una forte ripresa, raggiungendo il 3% entro la fine del 2025, per un dato annuale del 2%”, si legge nel documento. Una visione, perfettamente in linea con quanto affermato poche settimane fa dal Fondo monetario internazionale. Anche per Washington, infatti, nonostante gelo e assenza di energia elettrica in molte città e con riserve di gas e petrolio incomparabili con quelle russe, l’Ucraina sta resistendo egregiamente alla pressione del conflitto.

“Supponendo che la guerra continui per tutto il 2026, si prevede che il Pil reale dell’Ucraina crescerà del 2,5% quest’anno, salendo al 4% nel 2027. Mentre il conflitto continua a imporre costi umani ed economici sostanziali, le autorità, le imprese e i partner ucraini hanno dimostrato una forte capacità di stabilizzare l’economia in condizioni senza precedenti”. E questo nonostante l’andamento economico nel 2025 sia stato influenzato “dalle gravi difficoltà causate dalla guerra. La carenza di energia elettrica, la minore produzione agricola e la continua scarsità di manodopera hanno pesato sulla crescita, mentre gli attacchi mirati della Russia alle infrastrutture hanno creato persistenti colli di bottiglia logistici”.

Sarebbe tuttavia un errore immaginare che l’Ucraina e il suo leader, Volodymyr Zelensky possano farcela solo ed esclusivamente con le proprie gambe. “Il sostegno fiscale rimane cruciale. L’ampio deficit dell’Ucraina è interamente finanziato da partner esterni, garantendo la continuità dei servizi pubblici e della spesa per la difesa e contribuendo alla più ampia stabilità macroeconomica. Si prevede che il finanziamento esterno impegnato di oltre 110 miliardi di euro per il 2026-27 conterrà i rischi a breve termine”. Tradotto, l’Ucraina non va lasciata sola.

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