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Un delicato equilibrio, in cui le risorse sono scarse a fronte di una domanda di servizi in aumento. La legge di bilancio, appena inviata all’esame delle Camere, prevede che il Servizio sanitario nazionale venga rifinanziato nel 2024 con ulteriori 3 miliardi di euro, nel 2025 con altri 4 e nel 2026 con 4 miliardi e 200 milioni. Se siano sufficienti o no, “sono le risorse che il governo ha deciso che possiamo permetterci. Sono sorpreso, anzi, che siano state trovate data la situazione dei conti pubblici”, commenta l’ordinario di Scienza delle Finanze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e vice direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, Gilberto Turati.

Taglio alle pensioni

Mentre dovrebbe salire il fondo sanitario, i clinici si dicono nettamente contrari al taglio del rendimento delle pensioni contenuto in manovra, vale a dire, delle aliquote di rendimento dei contributi versati prima del 1996, con una perdita sul peso dell’assegno tra il 5% e il 25% l’anno. “Si tratta di una lesione dei diritti già acquisiti che non colpisce tutta la categoria ma circa la metà dei dipendenti del Ssn”, critica il presidente del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed, Carlo Palermo, che ha già annunciato lo stato di agitazione. D’altra parte, però, commenta Turati, “Si deve considerare che tenere in equilibrio il sistema a ripartizione, in cui le entrate sono determinate dagli attivi e le uscite dai pensionati, sarà sempre più difficile. Prima o poi bisognerà agire sull’età pensionabile perché c’è il rischio che il sistema non regga”.

Fuga dal pubblico

Le penalizzazioni previste dalla manovra a detta del sindacato Anaao Assomed sono un invito a lasciare il Servizio sanitario nazionale per spingersi nel privato o addirittura spostarsi all’estero. “Un medico perché dovrebbe rimanere nel sistema pubblico? – chiede Palermo – C’è chi rimane anche oltre i limiti pensionistici ma in futuro si ritroveranno il taglio sull’assegno pensionistico. Nel frattempo, le retribuzioni del contratto 2022-2024 aumenteranno solo del 6%, che corrisponde all’incremento del fabbisogno sanitario. Prevediamo circa 7mila uscite, fra cui oltre 4mila per pensionamenti e 2mila per dimissioni volontarie”.

Aumento in busta paga

Allo stesso tempo, la legge di bilancio intende aumentare le tariffe per le prestazioni aggiuntive del personale medico e sanitario fino a 60 euro lordi l’ora. La misura ha l’obiettivo, come scritto nel testo, di “far fronte alla carenza di personale sanitario nelle aziende e negli enti del Servizio sanitario Nazionale (Ssn), di ridurre le liste d’attesa e il ricorso alle esternalizzazioni, l’autorizzazione agli incrementi delle tariffe orarie”. In totale lo Stato dovrebbe coprire la misura ogni anno con 280 milioni di euro.

In vista del Pnrr

È previsto anche l’aumento di spesa di 250 milioni di euro per il 2025 e di 350 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 per migliorare gli standard organizzativi e tecnologici dell’assistenza territoriale, rispetto a ciò che prevede il Pnrr. “Queste risorse per la sanità territoriale – spiega Turati – sembrano poche ma dipende dal piano che ha in mente il governo. Sul fronte Pnrr, bisogna capire come va avanti la costruzione della sanità territoriale e come popoliamo le case di comunità. Ad oggi, le scelte formative dei giovani medici tralasciano la sanità territoriale e alcune particolari branche di specializzazione. Su questo non si vede un’azione mirata da parte dell’esecutivo. Un mismatch – evidenzia – che lascia ampi spazi di perplessità rispetto alla programmazione delle risorse umane nell’ambito del Servizio sanitario nazionale”. Per il presidente dell’Anaao, il Pnrr rappresenta un grosso investimento in termini edilizi che può portare a un miglioramento dell’assistenza, ma per incrementare il personale serve un aumento di spesa corrente: “è arrivato il momento – spiega Palermo – di incrementare le risorse per assumere il personale che andrà nelle strutture territoriali. Il miglioramento ci sarà quando riempiremo di professionisti le strutture che possano essere una alternativa al pronto soccorso. Le case di comunità potrebbero infatti servire per decongestionare l’emergenza-urgenza”.

Superamento dei tetti

La manovra contiene anche la rideterminazione dei tetti di spesa per i farmaci: dell’8,5% per gli acquisti diretti e del 6,8% per la spesa farmaceutica convenzionata. “Tramite l’innalzamento dei tetti – osserva Turati – si potrà gestire meglio il tema del payback perché è inevitabile che diventi più lasco il limite che poniamo all’industria del farmaco”. Aumenta anche la spesa per l’acquisto di prestazioni nel privato, dell’1% nel 2024, del 3% nel 2025 e del 4% nel 2026. “La misura è coerente con la manovra – conclude -. Visto che la domanda di servizi cresce, si sfrutta il privato convenzionato a cui si aumenta lo spazio di produzione”.

 

Taglio pensioni, fuga dal pubblico e risorse. Luci e ombre della manovra sulla sanità

I tagli ai rendimenti delle pensioni e il contemporaneo aumento delle risorse per il Servizio sanitario nazionale rendono bene l’idea delle difficoltà attraversate dal comparto secondo l’ordinario di Scienza delle Finanze della Cattolica, Gilberto Turati e il presidente dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo

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