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Ci sono date che, anche a distanza di anni, continuano a dividere il tempo in un prima e un dopo. L’11 settembre 2001 è una di quelle. Chi era abbastanza grande da ricordarlo conserva ancora vivido il momento in cui le immagini delle Torri gemelle entrarono nelle case di tutto il mondo. Sembrava impossibile che potesse accadere. Eppure accadde. In poche ore crollarono migliaia di vite innocenti, ma anche molte delle certezze con cui avevamo immaginato il mondo dopo la fine della Guerra fredda.

A venticinque anni di distanza, quella giornata appartiene ormai alla storia. È giusto che sia così. Ma proprio perché è diventata storia, abbiamo il dovere di interrogarci su ciò che ci ha lasciato. Non soltanto sul piano geopolitico, ma anche su quello umano e civile. Per molto tempo abbiamo pensato che l’eredità dell’11 settembre fosse soprattutto la guerra al terrorismo. Oggi sappiamo che quella è stata soltanto una parte della storia. In questi venticinque anni abbiamo attraversato crisi finanziarie, pandemie, guerre nel cuore dell’Europa, nuove tensioni internazionali, rivoluzioni tecnologiche che stanno cambiando il nostro modo di vivere e di lavorare.

Ogni volta abbiamo scoperto che la sicurezza non riguarda soltanto la difesa dei confini. Riguarda la tenuta delle nostre società, la fiducia nelle istituzioni, la capacità di non cedere alla paura. È forse questa la lezione più importante dell’11 settembre. Il terrorismo voleva colpire persone innocenti, ma anche incrinare la fiducia nelle democrazie liberali, alimentare divisioni, seminare sfiducia, convincerci che libertà e sicurezza fossero inconciliabili. Non ci è riuscito. Le democrazie hanno certamente commesso errori. Hanno conosciuto stagioni di forte polarizzazione e momenti di profonda incertezza. Hanno dovuto confrontarsi con minacce sempre nuove, dalla radicalizzazione alla disinformazione, dagli attacchi informatici alle guerre ibride. Eppure, hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. Hanno continuato a discutere, a mettere in discussione sé stesse, a cambiare. È proprio questa capacità di evolvere senza rinunciare ai propri principi a rappresentare la loro forza più autentica.

Oggi, forse ancora più che nel 2001, comprendiamo quanto la libertà non sia una conquista definitiva. Va difesa ogni giorno. Non soltanto attraverso la sicurezza, ma anche attraverso il dialogo, la cooperazione internazionale, la capacità di costruire relazioni fondate sulla fiducia reciproca. È questo il significato più profondo dell’alleanza transatlantica. Non un semplice rapporto tra governi o tra economie, ma una comunità di valori che continua a unire due sponde dell’Atlantico nella convinzione che la democrazia, lo Stato di diritto, la libertà d’impresa e il pluralismo rappresentino ancora oggi il fondamento della prosperità e della pace. Ogni giorno, nel lavoro che svolgiamo per rafforzare i rapporti tra Italia e Stati Uniti, tocchiamo con mano quanto queste relazioni siano fatte prima di tutto di persone, di fiducia, di scambio di idee e di responsabilità condivise. Le immagini dell’11 settembre appartengono ormai ai libri di storia.

Ma la domanda che ci consegnano resta straordinariamente attuale: quale società vogliamo costruire davanti alle sfide del nostro tempo? La risposta, oggi come allora, non può essere la paura. Deve essere la capacità di rimanere fedeli ai valori che hanno reso le democrazie occidentali un punto di riferimento per milioni di persone nel mondo. Perché il modo migliore per onorare la memoria di chi ha perso la vita quel giorno non è soltanto ricordare ciò che è accaduto, ma continuare a difendere, con responsabilità e lungimiranza, quella libertà che il terrorismo aveva cercato di spezzare e che, venticinque anni dopo, resta la nostra più grande forza.

Formiche 227

Difendere la libertà per onorare la memoria. Il significato più profondo dell’alleanza transatlantica

Le immagini dell’11 settembre appartengono ormai ai libri di storia. Ma la domanda che ci consegnano resta ancora attuale: quale società vogliamo costruire davanti alle sfide del nostro tempo? La risposta non può essere la paura, ma la capacità di rimanere fedeli ai valori che hanno reso le democrazie occidentali un punto di riferimento. L’analisi di Simone Crolla, consigliere delegato della American chamber of commerce in Italy

Perché non dobbiamo sottovalutare i rischi del terrorismo. Scrive Manciulli

Di Andrea Manciulli

È stato un errore considerare gli attentati come il prodotto di una fase ormai conclusa, anziché come l’anticipazione di forme di conflitto destinate a ripresentarsi con strumenti, attori e modalità differenti. Dal 2001 a oggi il jihadismo è cambiato profondamente, ma non per questo può essere considerato meno preoccupante. L’analisi di Andrea Manciulli, direttore delle Relazioni istituzionali della fondazione MedOr e esperto di terrorismo e sicurezza internazionale

L’Iran torna a produrre missili balistici. Cosa rivela il Wall Street Journal

Secondo il Wsj, Teheran avrebbe ripreso ad assemblare missili balistici utilizzando componenti accumulati prima della guerra e strutture sotterranee. La produzione resta inferiore ai livelli precedenti al conflitto, ma mostra la capacità del programma iraniano di sopravvivere alla campagna di attacchi contro la sua infrastruttura industriale

L’11 settembre e l’età dell’odio che ha cambiato l’Occidente. La riflessione di Giuliano Amato

Di Giuliano Amato

L’11 settembre ha aperto una nuova stagione di conflitti e paure che ha trasformato l’Occidente. Dalla guerra al terrorismo alla radicalizzazione delle società, fino all’ascesa dell’hate speech e degli estremismi, è nata quella che molti definiscono l’“età dell’odio”. La riflessione di Giuliano Amato, presidente onorario del Centro studi americani e già presidente del Consiglio

Spazio, quale Europa esce dal summit internazionale di Parigi 

Il summit di Parigi ha messo a nudo tutti i paradossi dello spazio europeo, dalle ambizioni agli investimenti, oltre a una dipendenza dall’esterno che resta ancora difficile da colmare. L’industria chiede una svolta, mentre Stati Uniti e Cina accelerano. Nel frattempo, si guarda alla ministeriale Esa di Roma a dicembre

Come il Parlamento (unito) riformerà il cinema italiano. Scrive Prosperi

L’approvazione alla Camera dei deputati, con un voto quasi unanime che ha superato le tradizionali steccate ideologiche, del testo unificato di riforma del settore segna per l’Italia un passaggio di maturità istituzionale e strategica di primaria importanza. Il commento di Carlo Prosperi, caposegreteria della presidenza della commissione Cultura della Camera e docente presso il master in Management dell’audiovisivo di Treccani Accademia

Dopo il terrorismo, la vera sfida dell’Occidente sono le autocrazie. Il commento di Latorre

A venticinque anni dall’11 settembre, l’Occidente resta il riferimento per libertà e democrazia, ma la sua tenuta è sfidata all’esterno dai regimi autoritari e all’interno dal confronto tra chiusure sovraniste e difesa di Stato di diritto, pluralismo e libertà. Il commento di Nicola Latorre, professore di Relazioni internazionali presso la Luiss Guido Carli

Difendere senza timori i valori delle democrazie. L’eredità dell’11 settembre secondo Castellaneta

Se il Novecento è stato il secolo delle grandi guerre convenzionali, combattute lungo fronti ben definiti e finalizzate all’occupazione di territori, il XXI secolo si è aperto con nuove forme di conflitto, ibride e asimmetriche. La guerra non conosce più confini geografici né tempi definiti: può manifestarsi ovunque e in qualsiasi momento. L’analisi di Giovanni Castellaneta, già ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti

Nove miliardi di varianti, una nuova frontiera. Cosa cambia con AlphaGenome secondo Novelli

Con AlphaGenome Atlas, Google DeepMind mette a disposizione della ricerca uno strumento straordinario per interpretare miliardi di varianti del genoma umano e accelerare la medicina di precisione. Una frontiera, quella della genomica, che apre opportunità enormi anche per l’Italia, forte di competenze scientifiche, reti cliniche e infrastrutture che possono diventare la base di una strategia genomica nazionale. Il punto del genetista Giuseppe Novelli dell’Università di Roma Tor Vergata

Dalla quantistica al cloud, FiberCop porta l'innovazione al Sud

Dal cloud alla cybersicurezza, fino alle comunicazioni quantistiche. FiberCop accelera gli investimenti nel Mezzogiorno e rafforza la collaborazione con università e centri di ricerca per sviluppare le infrastrutture digitali che caratterizzeranno le reti del futuro

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