Skip to main content

Dopo mesi di maltempo, il governo è finalmente riuscito a portare un poco di bonaccia sul mare del Pnrr. L’accordo con la Commissione sulla terza e la quarta rata, in particolare, consente all’esecutivo di superare una fase difficile, segnata – prima e più che dalla difficoltà a rispettare la tabella di marcia del Piano – da incomprensioni ed errori di comunicazione con Bruxelles. Nei fatti questa schiarita rappresenta una tregua, che però non va interpretata come la fine delle ostilità. Ci sono almeno tre aspetti che il ministro Raffaele Fitto dovrà chiarire, sia verso la Commissione, sia verso il Paese.

La prima questione riguarda la revisione del Pnrr. Il governo ha scelto di utilizzare la finestra di RepowerEU (il programma introdotto dall’Unione europea contro il caro energia) per fare pulizia di quei progetti che reputava maggiormente a rischio rispetto alla scadenza tassativa del 30 giugno 2026. A tal fine, da un lato ha cercato di spostare fuori dal perimetro del Pnrr gli investimenti con un maggiore coinvolgimento locale, assorbendo o rifinanziando quelli più centralizzati o che si basano su automatismi (come i crediti di imposta). Dall’altro, ha tentato di utilizzare le grandi partecipate dello Stato come strumenti per l’esecuzione del piano, compatibilmente con i vincoli esistenti. Le modifiche sono estese ma, tutto considerato, abbastanza contenute: come ha sottolineato Federico Fabbrini, a fronte della modifica di circa un terzo degli obiettivi del Pnrr (144 su 349), le risorse “spostate” sono appena 19,2 miliardi, grosso modo il 10 per cento del totale.

Il secondo tema concerne appunto il destino di questi 19,2 miliardi di investimenti che sono usciti dal Pnrr. Il governo ha assicurato che non saranno cancellati ma semplicemente spostati su altri canali di finanziamento, quali i fondi europei di coesione o il bilancio ordinario dello Stato. Se così fosse, saremmo di fronte a un paradosso: dopo aver lungamente discusso se fosse opportuno ridimensionare il Pnrr, finiremmo de facto per ampliarne i confini (che, peraltro, già il governo Draghi aveva fissato ben 30 miliardi di euro al di sopra della dotazione europea, attraverso l’invenzione del Fondo complementare).

Peggio ancora, ci troveremmo di fronte a una scelta compiuta non sulla base dell’utilità attesa delle singole opere, ma semplicemente della capacità di eseguirle entro una certa data. Le opere che si presume utili, ma che non si possono realizzare entro la tagliola del 2026, si spostano su altri capitoli: ma quelle che entrano sono veramente necessarie oppure servono unicamente a non perdere i soldi?

Infine, il dibattito sul Pnrr non può essere isolato dalla situazione più generale dei rapporti tra il governo e la Commissione. Non ci sono soltanto le legittime differenze politiche o retoriche. Il terreno su cui la tensione è massima è la ratifica del Mes, che da mesi rimane appesa alle incertezze della politica italiana. L’incapacità del governo di superare questo impasse sta diventando un serio incidente, perché impedisce l’entrata in vigore di un trattato che ha ricevuto il via libera da parte di tutti gli altri Stati membri.

Palazzo Chigi dovrebbe pertanto prendere in mano il dossier e chiuderlo, una volta per tutte, anche perché l’Italia è uno dei Paesi che hanno il maggior interesse alle modifiche concordate proprio sul Mes. La premier Giorgia Meloni dovrebbe invece giocare d’attacco – e non sempre e solo in difesa – spostandosi sul campo delle riforme. Il Pnrr è una sorta di contratto tra gli Stati e l’Unione che prevede alcuni adempimenti: ma nulla vieta di andare oltre.

Le raccomandazioni specifiche per Paese contengono un più ampio catalogo di interventi, che non solo aiuterebbero a sciogliere le diffidenze reciproche, ma farebbero bene all’Italia e alla nostra capacità di generare ricchezza.
Perché il governo non riparte da qui?

Ecco tre aspetti da chiarire sul Pnrr. Scrive Stagnaro (Ibl)

L’accordo sulla terza e quarta rata consente all’esecutivo di superare una fase difficile, segnata da incomprensioni ed errori di comunicazione con Bruxelles. Nei fatti questa schiarita rappresenta una tregua, che però non va interpretata come la fine delle ostilità. Il commento di Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni

Forbes in mani di Cina e Russia? I dubbi negli Usa

Gregory Treverton, già presidente del National Intelligence Council, scrive al Tesoro: c’è “una valida ragione di sicurezza nazionale” per impedire al miliardario Austin Russell di mettere le mani sulla società editrice. Ecco quale

Passi avanti contro la corruzione. L’Ucraina si avvicina all’Ue

Mercoledì il Parlamento ucraino ha adottato un progetto di legge per rafforzare il Comitato anti-monopolio. Stati Uniti e Unione europea si congratulano. L’ambasciatore Ue: “Un passo decisivo negli sforzi dell’Ucraina per avvicinarsi alle nostre regole e pratiche”

Un parco eolico nell'Adriatico. La mossa Italia-Croazia anti Dragone

Dietro la decisione di Roma e Zagabria di realizzare un parco eolico si cela la risposta geopolitica alle mire cinesi nel settore energetico, che Pechino intende usare come clava di penetrazione nel costone balcanico (oltre alla Via della Seta). La cooperazione tra i due Paesi aggiungerebbe densità all’attenzione che il governo Meloni sta dedicando costantemente all’area balcanica

Ma quando finisce la litania “sull’onda nera”? Scrive Merlo

Al netto della legittima e del tutto scontata propaganda politica e giornalistica è sempre più evidente la difficoltà di elaborare un progetto politico, culturale e programmatico realmente alternativo al centrodestra da parte della sinistra radicale e massimalista di Schlein e di quella populista e anti politica dei 5 Stelle. L’analisi di Giorgio Merlo

Saipem in Congo e Libia, così l'Italia è presente sul dossier gas

Il Progetto Congo di Eni è il primo progetto di liquefazione di gas naturale del Paese, con una capacità complessiva di produzione di gas naturale di 3 milioni di tonnellate all’anno e si inserisce in un quadro di interessi precisi che abbracciano Libia, Piano Mattei e geopolitica

Tim, il Tesoro sale a bordo della rete. Sprint a settembre per la cessione

Il ministero dell’Economia annuncia l’accordo con gli americani di Kkr per l’acquisto del 20% di Netco, su cui entro fine settembre arriverà l’offerta vincolante del fondo. A Palazzo Chigi spetterà un ruolo decisivo e strategico per la costruzione della rete nazionale a banda larga. Il mercato ci crede e spinge il titolo, ma rimane il rebus Cdp

In arrivo la Space Factory 4.0. Così l’Italia cavalca il settore satellitare

Grazie ai fondi del Pnrr, l’Italia è pronta a fare la differenza nel settore dei piccoli satelliti con Space Factory. L’Asi ha infatti siglato dei contratti per la realizzazione della rete di fabbriche che sarà distribuita su tutto il territorio nazionale e permetterà di ridurre i tempi di integrazione e produzione dei satelliti attraverso automazione avanzata e digitalizzazione

Siria, Israele, Palestina. Le manovre dell'Iran in Medio Oriente

Il leader di Hezbollah si sarebbe incontrato con uno dei vertici dei pasdaran per discutere delle evoluzioni securitarie nella regione. Molteplici i temi trattati, dal confronto con gli Usa al sostegno alla Palestina. Mentre Israele minaccia di riportare il Libano “all’età della pietra”

Cosa sappiamo del cinese che la Cia avrebbe reclutato in Italia

Pechino ha sottoposto a “misure esecutive” un connazionale, soprannominato Zeng, che “svolgeva attività di spionaggio”. Sarebbe stato reclutato da tale Seth, funzionario dell’ambasciata americana a Roma, attraverso cene, gite e altre attività

×

Iscriviti alla newsletter