Skip to main content

La Polonia è avviata in un processo di robusto rafforzamento della propria componente militare. Il Paese è indirizzato convintamente all’aumento dei budget da destinare alla Difesa, con l’obiettivo di fondo di arrivare al 4% del Pil, il doppio di quanto previsto in sede dell’Alleanza Atlantica. In questo quadro, l’Italia può fornire il suo supporto, come già dimostrato dalle collaborazioni con Leonardo, dall’addestratore M-346, agli elicotteri AW101 e AW149, fino alle opportunità per l’Eurofighter Typhoon. Ne abbiamo parlato con Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, tornato di recente dalla visita in Poloni alla International Defence Industry Exhibition, la principale fiera del settore dell’Europa centrale. Il nostro Paese è stato protagonista, con Leonardo e MBDA Italia in prima linea.

Che tipo di collaborazioni industriali auspica possano evolversi tra il nostro Paese e Varsavia?

La Polonia rappresenta un Paese strategico per l’industria nazionale ed in particolare per Leonardo, considerati gli importanti investimenti effettuati recentemente dall’Azienda nel Paese, tra cui l’acquisizione della compagnia elicotteristica PZL Swidnik e la costituzione della società Leonardo Polonia. Ci sono già numerosi contratti acquisiti da Leonardo in Polonia negli ultimi anni, tra cui velivoli M-346 per l’Aeronautica Militare; elicotteri AW101 per la Marina Militare; elicotteri multiruolo AW149. E altre opportunità commerciali che riguardano gli aerei Eurofighter Typhoon, ad esempio, in relazione alla sempre più pressante necessità della Polonia di acquisire velivoli per l’Air Superiority, Elicotteri da addestramento: l’Aeronautica Militare polacca deve sostituire i suoi vecchi elicotteri da addestramento SW-4 e Mi-2. Incontrando le autorità locali, su delega del ministro Crosetto, ho avuto modo di esprimere la volontà italiana di una più stretta collaborazione con la Polonia nel settore della difesa, sicurezza e aerospazio, confermando il supporto alle esigenze di rinnovamento delle Forze armate polacche, attraverso attività di collaborazione con trasferimenti tecnologici e ricadute occupazionali nel Paese.

La Polonia sta rafforzando significativamente il proprio strumento militare, un’esigenza resa più urgente dall’invasione russa dell’Ucraina. In che modo l’Italia può supportare questo potenziamento, sia dal punto di vista industriale che operativo?

Come ho detto prima il supporto di natura industriale è di mutuo interesse per lo sviluppo capacitivo polacco e per le nostre aziende nazionali della Difesa. Operativamente lo Stato Maggiore della Difesa Italiano sta concludendo la preparazione operativa per l’impiego di velivoli F-35A per il rafforzamento della difesa aerea della Polonia durante il periodo della campagna elettorale e delle elezioni, tra settembre e ottobre. E dal mese di dicembre e per i successivi otto mesi l’Aeronautica Militare italiana svolgerà attività di Air Policing nei cieli della Polonia, sia con F-35A che con Eurofighter F2000. Vi è anche la possibilità di incrementare le attività addestrative congiunte tra le rispettive Forze Armate con l’impiego del poligono di Drawsko per le forze terrestri; la possibilità di nostra presenza navale strutturata nel Baltico e anche la possibilità addestramento congiunto per i piloti degli F35.

Varsavia ha aumentato del 16% il proprio budget per la Difesa, raggiungendo il 3% del Pil. Un punto in più rispetto a quanto chiesto dalla Nato. In Italia, intanto, ancora si dibatte sulla necessità di raggiungere il 2%, perché?

Sono undici i Paesi che raggiungeranno la soglia del 2% del Pil quest’anno, e diventeranno diciannove nel 2024, l’Italia, al momento, è 24esima tra i Paesi Nato in una ipotetica graduatoria, può però ascriversi il merito di aver impedito la richiesta di molti alleati della Nato di porre la spesa del 2% del Pil come un obbligo, infatti nel comunicato finale del vertice di Vilnius, di qualche mese fa, si parla di impegno a spendere il 2%, senza obblighi temporali che per l’Italia potrebbe essere il 2028. Vi è, ovviamente, il timore che il nostro Paese possa essere l’ultimo a raggiungere l’obiettivo, ma la composizione della spesa nel bilancio non è di diretta influenza del dicastero Difesa che può proporre, ma non decide. L’obiettivo non va assolutamente accantonato in quanto importante per la difesa dell’Italia stessa oltre che degli alleati, dei livelli adeguati nella capacità di difesa nazionale verranno raggiunti proprio attraverso il perseguimento degli standard Nato al di là di quelli decisi internamente. La libertà del Paese, la sua sicurezza, la sua Difesa hanno un costo, quello che si investe in questo settore torna in modo esponenziale in termini di difesa dei nostri interessi nazionali, l’impegno del 2% di spesa dedicata alla Difesa in rapporto al Pil va mantenuto seriamente, in un percorso certo graduale e senza ipotecare scelte di finanza pubblica nell’immediato futuro, deve essere un obiettivo del nostro governo per il bene del Paese.

La necessità di modernizzare le proprie Forze armate sta spingendo la Polonia a preferire mezzi già disponibili off-the-shelf. È il caso dei carri armati Abrams e dei 96 elicotteri Apache, questi ultimi parte dell’accordo più consistente dell’export Usa per il 2023. Questo trend non rischia di essere un problema per la progettata industria europea della Difesa?

La Defence security cooperation agency (Dsca) degli Stati Uniti ha reso noto che il dipartimento di Stato ha approvato e notificato al Congresso la vendita di 96 elicotteri da combattimento Boeing AH-64E Apache alla Polonia al costo di circa dodici miliardi di dollari. Gli Apache, prodotti finora in 2.700 esemplari, sono stati chiesti da Varsavia per rimpiazzare la flotta di elicotteri da attacco di tipo russo/sovietico Mil Mi-24 composta da 18 esemplari di cui almeno dodici già ceduti all’Ucraina. La componente elicotteristica da combattimento polacca verrà quindi non solo ammodernata ma ampliata di cinque volte. Si percepisce inoltre come la Polonia punti al 4% del Pil (il doppio di quanto richiesto dalla Nato) entro breve tempo. Varsavia punta su un rafforzamento dei legami industriali con gli Stati Uniti e con la Corea del Sud, a breve però si terranno le elezioni politiche che definiranno il futuro orientamento della Polonia verso il progetto europeo, anche nei suoi aspetti di difesa.

La Difesa polacca punta al 4%. Opportunità da Varsavia per Perego di Cremnago

Le Forze armate polacche saranno rinforzate drasticamente nei prossimi anni, con Varsavia che superata la soglia del 2% del Pil da destinare alla Difesa già guarda oltre, verso il 4%. Intervista a Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa

Guerra crisi grano

Budapest e Varsavia guidano la battaglia contro il grano ucraino

A pochi giorni dalla scadenza della normativa speciale europea, i Paesi del gruppo Visegrad fanno fronte comune nell’annunciare misure protezionistiche contro l’importazione dei cereali di Kyiv. Mentre si delinea l’impasse, arrivano però alcune defezioni

Turismo e artigianato, il binomio possibile per un nuovo made in Italy. Il progetto Airbnb/Cna

Non solo città d’arte e itinerari conosciuti, la manifattura e i mestieri di una volta possono essere la nuova frontiera del turismo italiano e volano dell’economia. Il dibattito alla Lanterna organizzato da Formiche, Airbnb e Cna, con la partecipazione, tra gli altri, di Adolfo Urso, Valentina Reino, Giacomo Trovato e Marco Misischia

Tutti i passi avanti fatti sul Gcap alla fiera di Londra

Il programma che unisce Italia, Regno Unito e Giappone è “industriale e tecnologico, ma soprattutto una scelta politica per la sicurezza dell’area che va dall’Atlantico all’Indo-Pacifico”, ha spiegato il ministro Crosetto al Dsei, dove sono stati fatti diversi annunci che riguardano il futuro jet da combattimento

Sport e finanziaria, perché investire risorse nel settore. Scrive Righi (Lega Pallavolo)

Di Massimo Righi

Penso che la legge di bilancio sia una occasione per rendere strutturali alcune norme che da tempo lo sport chiede con forza. Penso, ad esempio, al credito di imposta sulle sponsorizzazioni, provvedimento che ha permesso alle aziende di avere dei benefici fiscali e alle società sportive di continuare a garantire il loro presidio sul territorio. L’intervento di Massimo Righi, presidente Lega Pallavolo

La risposta strategica dell'Italia alla crisi libica

In seguito alla tragica alluvione che ha colpito la Libia orientale, l’Italia è emersa come attore chiave nella risposta internazionale alla crisi. La presidente del Consiglio ha mostrato la reattività di Roma per aiutare la Libia e promuovere la cooperazione nella regione del Mediterraneo. Nel più ampio contesto geopolitico che circonda le azioni dell’Italia, l’imperativo è prevenire ulteriori destabilizzazioni in Nord Africa

Perché a Jamie Dimon non piacciono le nuove regole sulle banche Usa

Il numero uno della prima banca americana sbarra la strada alla riforma che mira al rafforzamento del capitale, concepita sull’onda emotiva del crack della Silicon Valley Bank

Antonio Costa

L'idillio sino-portoghese sembra tentennare. E le motivazioni sono politiche

Il Paese iberico, così come l’Italia, sta assumendo una nuova posizione nei confronti della Repubblica Popolare. Anche se i legami economici continuano ad essere forti, le contingenze politiche rendono necessario un simile ricollocamento

Consigli per una riforma costituzionale che non sia vana. Scrive Sisci

Serve un progetto complessivo sulle riforme, per l’Italia, inserita in un contesto globale in profondo cambiamento. Un’idea che potrebbe avere successo è un vasto programma di liberalizzazione e di apertura del mercato italiano al mondo. Il parlamento, il governo e l’opposizione potrebbero avere progetti diversi, che li discutano e li portino avanti. Ma è sulla base di questi progetti che va chiesta una riforma costituzionale e di poteri, non il contrario

Vi spiego come l'Europa può superare la grande crisi. Il libro di Nathalie Tocci (Iai)

L’Italia e l’Europa appaiono sempre più schiacciate da una catena di emergenze legate tra loro a doppio filo, spento un incendio ci si affretta ad arginare il fuoco successivo, adottando spesso soluzioni contraddittorie tra loro. Questo il tema principale dell’ultimo libro di Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto Affari Internazionali “Fuori dal tunnel. Come l’Europa può superare la grande crisi”, edito da Solferino. Ne pubbichiamo un estratto

×

Iscriviti alla newsletter