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Cosa lega Stati Uniti e Cina? Non solo il commercio, ma il debito. Pechino lo sanno fin troppo bene, visti e considerati i danni, ormai strutturali, che un eccessivo indebitamento ha creato all’economia del Dragone. Michael Pettis, non resident senior fellow al Carnegie Endowment for International Peace e grande esperto di Cina parte proprio da questa tesi per capire cosa unisce la prima e la seconda economia globale.

“Sia Washington che Pechino trattano l’aumento del debito (lo scorso maggio gli Usa hanno schivato il default, aumentando ancora il tetto federale, ndr) come una conseguenza del comportamento irresponsabile delle istituzioni locali. Ma in Cina e negli Stati Uniti, l’aumento del debito è stimolato da politiche che hanno incoraggiato distorsioni nella distribuzione del reddito interno. Fino a quando queste distorsioni non saranno affrontate, entrambi i paesi dovranno scegliere tra l’aumento del debito e l’aumento della disoccupazione”, premette Pettis.

“L’urgente dibattito all’inizio di quest’anno sull’istituzione di un tetto al debito vincolante per il governo degli Stati Uniti implicitamente (e talvolta in modo abbastanza esplicito) presupponeva che l’aumento del debito fosse una misura della dissolutezza di Washington, e che se solo i politici fossero stati un po’ più frugali o un po’ meno irresponsabili, l’onere del debito americano avrebbe smesso di aumentare. Lo scopo del tetto del debito, secondo questa logica, è quello di imporre disciplina ai legislatori”. Tradotto, una poco assennata gestione delle finanze da parte della politica porta inevitabilmente a dover mettere mano al bilancio pubblico, allargandone la capacità. Lo stesso, sostiene Pettis, vale per Pechino.

Sì, perché “c’è un dibattito simile in Cina sull’impennata negli ultimi 10-15 anni del debito pubblico locale. La stampa è piena di storie sui regolatori che tentano di reprimere il debito nascosto del governo locale e le pratiche fraudolente di prestito, suggerendo che una volta che i regolatori imporranno la disciplina del prestito ai governi locali e alle imprese statali, l’aumento del debito non sarà più un problema. Ma in entrambi i casi, questo è un pensiero confuso. Negli Stati Uniti e in Cina, l’aumento del debito è strutturale e necessario al modo in cui operano attualmente le loro economie. Anche con i controlli più severi, fino a quando non verranno apportati cambiamenti più radicali alle due economie, o il debito deve continuare a crescere o la crescita deve rallentare a livelli politicamente inaccettabili, livelli che fanno aumentare la disoccupazione”, sentenzia Pettis.

Insomma, “l’aumento del debito, in altre parole, è insito nelle strutture attuali sia dell’economia statunitense che di quella cinese, con cause simili per l’aumento e immagini speculari nei modi in cui si verifica. Negli Stati Uniti, l’aumento del debito è il modo in cui l’economia bilancia l’impatto di alcune condizioni, come gli alti livelli di disparità di reddito e il grande deficit commerciale degli Stati Uniti, che riducono automaticamente la domanda disponibile per le imprese americane.  Lo stesso vale per la Cina, ma per ragioni leggermente diverse. La Cina soffre di due forme di distorsione del reddito che limitano la domanda di imprese cinesi. Quella più discussa è la disparità di reddito: i ricchi cinesi (come i ricchi americani) conservano una quota sproporzionatamente alta del reddito familiare. Ma la seconda e più importante forma di distorsione del reddito è la quota molto bassa che le famiglie cinesi mantengono del Pil del paese: circa il 60% contro l’80% tipico degli Stati Uniti”.

Non è tutto. C’è un altro anello di congiunzione. “Il grande errore commesso dai legislatori statunitensi è presumere che l’aumento del debito negli Stati Uniti sia principalmente la conseguenza di un comportamento irresponsabile da parte delle famiglie americane e dei governi federale e locali, e che possa essere tenuto sotto controllo da migliori audit e spese attente . In realtà, l’aumento del debito è un problema strutturale e la scelta che gli americani devono affrontare non è tra più debito e meno debito, ma piuttosto tra più debito e più disoccupazione. Ebbene, i legislatori in Cina commettono un errore simile. Stanno reprimendo la frode e l’inefficienza come fonte del debito del governo locale, quando la vera fonte del crescente debito cinese sono gli obiettivi di crescita del Pil di Pechino, che, per ragioni politiche, superano la reale capacità di crescita dell’economia e possono essere raggiunti solo da ulteriore aumento degli investimenti non produttivi e, con essi, dell’indebitamento del Paese”.

Chissà cosa ne pensa il presidente americano Joe Biden, che proprio poche ore fa ha commentato l’avvitamento della crisi cinese. Definendo il Dragone una bomba a orologeria. Biden ha espresso la propria preoccupazione per gli effetti che questi problemi potrebbero avere sia a livello economico che politico sul resto del mondo. Nel corso di un evento privato di raccolta fondi per le primarie dei Democratici in vista delle elezioni presidenziali del 2024, parlando con alcuni giornalisti Biden ha attaccato Pechino, spiegando come “la Cina è una bomba a orologeria per molti aspetti. Stava crescendo dell’8% all’anno, ora è vicina al 2% all’anno. È in un momento in cui il numero di persone in età pensionabile è maggiore del numero di persone in età lavorativa. Quindi ha dei problemi, e quando i cattivi hanno problemi fanno cose cattive”.

La Cina, una "bomba a orologeria" (troppo) legata agli Stati Uniti. Il punto di Pettis

Prima e seconda economia globale hanno un problema: se non cambiano in modo strutturale il loro modo di creare ricchezza e occupazione, il debito aumenterà sempre. Manuale di sopravvivenza al debito dell’economista del Carnegie. Mentre Biden attacca Pechino

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